IL TENTATIVO “BORGHESE” DI COLPO DI STATO

Quanto viene alla luce due giorni dopo, invece, lascia solamente attonita la stragrande maggioranza della popolazione.

Il 17 marzo il ministro degli interni Franco Restivo rivela infatti

alla Camera il tentativo di mettere in atto un complotto contro le istituzioni da parte di

alcuni personaggi di estrema destra appartenenti a vari ambienti della vita pubblica.

L’intervento si è reso necessario a seguito di un articolo apparso sulla prima pagina di

Paese Sera dove vengono rivelati alcuni particolari di quanto avvenuto nella notte tra il

7 e l’otto dicembre 1970 quando, per due ore, il Ministero degli Interni e la Rai sono

state occupate da alcuni individui. È bastata una misteriosa telefonata per far cessare

quello che, a tutti gli effetti, è stato un tentativo di Colpo di Stato.

Immediatamente seguono numerose perquisizioni nelle sedi del MSI, vengono spiccati 15

mandati di cattura e trovati documenti (si dice) di eccezionale riservatezza in casa di un

alto ufficiale successivamente arrestato.

Junio Borghese, il “principe nero”, ex comandante della X Mas e presidente nazionale del

Fronte Nazionale, viene considerato l’organizzatore del “golpe” avvalendosi di uomini di

fiducia legati al regime dei colonnelli greci e alla CIA. Vista la campagna accusatoria, e

il mandato di cattura sulle spalle, si rende immediatamente irreperibile fuggendo in

Spagna, dove vige ancora un regime filo-fascista. In seguito il 31 ottobre del 1974, verrà

arrestato il generale Vito Miceli ex capo del SID, e spiccato un mandato di cattura per il

deputato del Msi-DnSandro Saccucci, ma la Camera non concederà l’arresto.

Il 21 MARZO – Dopo la fuga di Valerio Borghese, su ordine dei magistrati viene perquisito

il suo appartamento e vengono trovati gli organigrammi dell’apparato
direttivo che doveva insediarsi dopo il “golpe”: ci sono nomi di uomini politici, militari

e magistrati iscritti alla massoneria che avrebbero architettato e appoggiato il “golpe”.

Questo elenco detto “tabulato dei 500” per il momento si ferma dentro il ministero degli

interni e non ne vengono divulgati i nomi. Solo l’8 settembre del 1976 all’arresto di

Sindona esploderà lo scandalo e verra’ trasmessa ai giudici. Nella lista compaiono 962

nominativi di noti uomini del mondo politico, economico, dell’informazione e dei servizi

segreti. (fra i nomi di spicco coinvolti: Longo del PSDI, Cicchito del PSI,
De Carolis della DC, Bandiera del PRI, gli imprenditori Berlusconi, Rizzoli, Tassan Din

ecc., i banchieri Calvi, Sindona ecc. i giornalisti Di Bella, Costanzo, F. Colombo ecc., i

militari Santovito, Maletti, Grassini, Federici ecc., altri e Vittorio Emanuele di

Savoia.) Gruppo che avrebbe dovuto dar vita a un centro di potere che faceva capo alla

loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Nel 1981-82 De Martino e Spadolini faranno

scoppiare il caso con grandi
ripercussioni dentro il governo, nelle forze armate e nell’opinione pubblica (ma ne

riparleremo a suo tempo).

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