CONSIDERAZIONI SULLA STAGIONE CALCISTICA 1972-73

Suspance, polemiche e disperazione sono stati i tratti salienti di una stagione per certi aspetti irripetibile. La suspance l’ha fornita un campionato combattuto su tutti i fronti dalla prima all’ultima giornata con verdetti incredibili. Non solo il Milan si è visto sfilare uno scudetto che ad un certo momento sembrava vinto, ma si è assistito anche al crollo dell’Atalanta. Per il novanta per cento della stagione gli uomini allenati da Giulio Corsini hanno veleggiato in posizioni di classifica tranquille e ancora sarebbe bastato loro pareggiare lo scontro diretto casalingo col Vicenza per rimanere nella massima divisione. Invece la pessima differenza reti rimediata essenzialmente perdendo pesantemente due gare, assieme all’inaspettata vittoria della Sampdoria sul campo del Torino del capo-cannoniere ex equo Paolino Pulici hanno gettato gli orobici nel dramma.

In una stagione del genere non potevano certo mancare le polemiche riguardanti alcuni arbitraggi. Ci riferiamo a quanto accaduto a Roma con la rabbia dei milanisti nei confronti di Concetto Lo Bello, colpevole di aver commesso un errore con il quale la lotta per lo scudetto si è improvvisamente riaperta.

Al termine hanno trionfato la Juventus ed il Milan. Ad uscire vincitore, però, è stato soprattutto il direttore sportivo bianco-nero Italo Allodi. Perconferire maggiore esperienza all’organico dei piemontesi, soprattutto in vista dell’impegno in Coppa dei Campioni, il dirigente ex Inter preleva dal Napoli il portiere Dino Zoff e l’attaccante Josè Altafini, entrambi ultra trentenni. Nulla da eccepire sul primo in un eccezionale stato di forma tanto da essere diventato il titolare della maglia numero 1 della nazionale, mentre l’ingaggio dell’italo-brasiliano ha sollevato più di un dubbio. Il giocatore arriva alla corte degli Agnelli all’età di 34 anni. Le riserve sull’utilità di un simile colpo di mercato sono molte. Le prime giornate sembrano confermare tutti i dubbi, ma col passare del tempo Josè entra in forma e diventa un elemento essenziale nelle vittorie della sua squadra. L’agilità non è più quella di una volta, ma l’esperienza ne fa un elementofurbo e tatticamente intelligentissimo. In area diventa un’ira di Dio, soprattutto quando entra nel finale scompaginando le difese avversarie. Inoltre offre una quantità infinita di soluzioni tattiche: può essere un’implacabile prima punta, un’ottima spalla per i compagni di reparto Bettega o Anastasi o un grande rifinitore.

A centrocampo accanto ai giovani Capello e Causio spicca ancora la grande classe di Helmut Haller altro vecchietto terribile capace di cambiare il corso della gara a partita iniziata. Giuseppe Furino ed in subordine Antonello Cuccureddu, sono i portatori d’acqua. Il portiere Dino Zoff si trova a comandare un solido reparto arretrato nel quale si fondono alla perfezione l’esperienza di Sandro Salvadore con la freschezza di Luciano Spinosi e la concretezza di elementi come Francesco Morini e Gian Pietro Marchetti.

I neo campioni d’Italia hanno vinto la concorrenza su un’altra grande squadra come il Milan. Meno solido rispetto a quello bianco—nero, l’organico meneghino ha dimostrato un’incredibile capacità di andare in gol, sfruttando il miglior Rivera di sempre, che quest’anno ha unito grande regia e incredibili doti realizzative. Accanto all’alessandrino hanno dato spettacolo Luciano Chiarugi, Albertino Bigon e Romeo Benetti entrato in pianta stabile nell’organico della nazionale.

Infine merita una citazione l’impresa della Lazio che da neo promossa ha sfiorato l’incredibile affermazione in campionato. Artefice del miracolo dei capitolini è il tecnico Tommaso Maestrelli capace di tener assieme le varie anime dello spogliatoio facendone una squadra vera. E il bello deve ancora venire!

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