IN IZIA IL PROCESSO DI PACE IN VIETNHAM

La settimana che precede l’inizio del girone di ritorno è

contrassegnata da fatti di cronaca e di politica destinati a squotere le coscienze della

gente comune. La pace sociale tanto promessa nei discorsi di fine anno 1972 è ancora

lontana. Lo si vede chiaramente dalle immagini che testimoniano gli scontri tra studenti e

polizia avvenuti il 23 gennaio in una manifestazione davanti alla Bocconi di Milano. Un

giovane, ROBERTO FRANCESCHI, viene ferito mortalmente da un colpo di pistola.

Il clima di tensione, però, viene mitigato da quanto accade due giorni

dopo. Il 25 gennaio viene finalmente annunciato l’accordo della fine della lunga e

terribile guerra del Vietnam, una bandiera servita a tante contestazioni studentesche dal

’68 in poi. Sono trascorsi tredici anni dal momento in cui gli americani hanno iniziato

l’”escalation” nel Vietnam impiegando progressivamente tutti gli strumenti di sterminio,

salvo l’atomica, sebbene una settimana prima dell’accordo ne sia stato minacciato l’uso.

Due milioni di vittime è il bilancio finale dei bombardamenti americani, tre volte superiori alla Seconda Guerra Mondiale, con 14 milioni di tonnellate di bombe sganciate su un territorio grande come l’Italia.

Nessuno degli obiettivi che gli USA si ripromettevano è stato raggiunto. L’impiego di

mezzi colossali si è rivelato inutile contro la determinazione di
un “popolo di formiche” al centro della scena mondiale che a molti ha fatto sentire

l’autentica essenza dell’essere uomini, ha scosso nel profondo la coscienza,
e mobilitata quella universale. Mai nella storia si è assistito a una simile epopea: il

Vietnam come Termopili dell’umanità. L’avventura ha segnato nel corpo
americano una ulcerazione senza precedenti: la sconfitta una Waterloo, che beffa del

destino, si chiama ora Watergate, lo scandalo che sta travolgendo
Nixon, malgrado abbia fatto del 1972 l'”Anno della Ragione”, del disgelo e del dialogo con

Cina e Russia operando per la pace nel mondo.
In tutto il 1973 Nixon dovrà combattere la propria guerra personale al Congresso, messo in

stato d’accusa e con davanti il fantasma dell’impeachment e la conseguente destituzione

dalla
carica. Peggio di così questa guerra non avrebbe potuto finire; d’ora in avanti, nella

coscienza collettiva di ogni americano, essa si aggirerà come un fantasma ad
ogni piccolo intervento sullo scacchiere mondiale.

è lo slogan di ogni americano. Soprattutto quando inizieranno ad uscire,

memorie,
documentari, film dell’orrore.

La settimana si conclude con la firma dell’accordo di pace avvenuta a Parigi il 27 gennaio

per mano dei ministri degli esteri degli Stati uniti, del Vietnam del nord, del Vietnam
del sud e del governo provvisorio rivoluzionario del Vietnam del sud

Gli accordi prevedono il ritiro delle forze americane e un cessate il fuoco generale.

Questo però nonavverrà e i sud vietnamiti, sempre riforniti di armi, continueranno la

lotta fino al crollo, quando si arrenderanno a Saigon il 30 aprile del 1975 al Fronte

nazionale di liberazione.

Il processo di pace è comunque iniziato e il mondo può finalmente tirare un respiro di

sollievo. D’altra parte questo 1973 dovrebbe essere l’anno della “concordia!”

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