SOCIALIZZAZIONE ALL’INIZIO DEGLI ANNI SETTANTA

Quella del 1972 è un’estate calda su tutti i fronti: l’escalation del terrorismo rosso e nero, le rivendicazioni femministe, il dibattito sul divorzio, la strisciante crisi economica e le nuove elezioni statunitensi sono argomenti di discussione sia sulle pagine dei giornali, sia nei salotti della gente comune. Nonostante la disillusione seguita al ’68, gli anni settanta sono un’epoca in cui confrontare le idee politiche non è un tabù, contrariamente a quanto avviene ai giorni nostri dove i rapporti tra famiglie sono praticamente azzerati e, nei rari momenti di socializzazione, le conversazioni vertono quasi esclusivamente su argomenti di nessun valore come: il tempo, la scuola dei figli o i grandi crimini gettati in pasto alla stampa. Nei rari momenti in cui si parla di questioni sociali, politica o economia, il tutto si chiude frettolosamente col concetto per cui chi sta al potere, bada esclusivamente agli affari propri. Stop, chiuso e tutti a casa!

Chi scrive ricorda con nostalgia le serate con i genitori, gli amici e, naturalmente, figli a seguito, con noi bambini intenti a giocare, con le mamme intente a discutere di questo o quell’altro argomento tipicamente femminile e coi padri pronti a “scannarsi” nel sostenere questa o quella parte politica, oppure nel prendere le parti di questo o quell’atleta e squadra calcistica. Che bello era sentire il gran vociare tra chi riteneva Rivera uomo squadra o chi lo riteneva solamente un “abatino” sempre pronto a lagnarsi e mai a dannarsi l’anima come invece faceva Mazzola.

Discussioni simili in questi anni settanta sono la normalità e non importa più di tanto se gli arbitri sbagliano più o meno in buona fede! Il calcio rimane comunque un gran bel passatempo sia per chi lo pratica, sia per chi lo segue. Ai giorni nostri, con tanta gente istruita, spesso con qualche esperienza di gioco, il footbal, in molti ambienti, sembra un argomento di discussione buono solamente per fare del becero snobbismo nei confronti di tifosi, ed appassionati, visti come poveri illusi che perdono il loro tempo dietro un mondo semplicemente marcio con protagonisti strapagati da “ricchi scemi” (o peggio da politicanti a caccia di voti). Proseguendo nel nostro racconto vedremo che argomentazioni simili trovano alcuni fondamenti di verità, ma da lì a buttare via tutto ce ne vuole! E cosa offrono in cambio queste “anime belle”? Nulla! Stralci di conversazione in cui uomini e donne, indifferentemente, disquisiscono sulla pupù del bimbo, sul collare del cane, e poi boo … Almeno, nella loro ingenuità i nostri padri hanno cercato di proporre qualche soluzione fattiva per risolvere i problemi di quegli anni, dando dignità, nel contempo, ad un’attività che, tra i tanti meriti, ha avuto quello di tener lontani dall’ozio (o dallo spriz) molti adolescenti!</div<

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