LA STRAGE DI MONACO: LE TRATTATIVE E LO STOP TARDIVO AI GIOCHI

Alle 8 e 15 il programma dei giochi prevede una gara di equitazione, svolta regolarmente, mentre si approntano le trattative per salvare gli ostaggi. Il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Avery Brundage, col mandato in scadenza dopo il termine dei Giochi, quando cederà il posto al britannico Michael Morris 3° Barone di Killanin, viene informato dell’accaduto. Immediatamente decide di non fermare la manifestazione.
Nel frattempo, il nuotatore ebreo americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d’oro, viene prelevato dalla Polizia e rimpatriato negli Stati Uniti d’America, nel timore che possa costituire un obiettivo per i terroristi.


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Le trattative: LE AUTORITÀ PRENDONO TEMPO

A questo punto iniziano le trattative per tentare di salvare la vita degli ostaggi. Le autorità tedesche assemblano un’unità di crisi composta dal capo della Polizia di Monaco Manfred Schreiber, dal Ministro Federale degli Interni Hans-Dietrich Genscher e dal Ministro degli Interni della Baviera Bruno Merk. Il Cancelliere Federale Willy Brandt contatta immediatamente il Primo Ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La posizione di Tel Haviv è fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Il governo israeliano, però, si offre di inviare in Germania un’unità della Sayeret Matkal per tentare un blitz. I tedeschi declinano l’offerta per cercare di prendere tempo con i terroristi. Le scuse addotte per raggiungere lo scopo sono le più svariate: alcuni membri del governo di Israele non sono raggiungibili, tutti i prigionieri per cui si richiede la liberazione non sono stati localizzati, le linee telefoniche con Gerusalemme continuano a cadere. Sin dall’inizio i terroristi sono ben consci della politica perseguita da Israele, ma ciononostante estendono l’ultimatum alle 12. Issa, l’uomo incaricato di trattare, esce di tanto in tanto dall’edificio per parlare con gli ufficiali di Polizia, tenendo una bomba a mano ben in vista nel taschino.
Le trattative: INTANTO IL PROGRAMMA OLIMPICO PROSEGUE

Frattanto, il programma delle Olimpiadi prosegue, nonostante la notizia dell’azione del commando abbia fatto il giro del mondo. In un primo momento, le uniche concessioni del Comitato Olimpico Internazionale riguardano l’organizzazione di una cerimonia di commemorazione per i due atleti uccisi. Nel tardo pomeriggio, grazie anche alla pressione esercitata dalle manifestazioni che avvenivano in tutto il mondo, il comitato olimpico decide di sospendere i Giochi. Il villaggio è subito assediato da giornalisti, cameramen e curiosi. La TV segue in diretta le trattative e gli avvenimenti con una telecamera fissa puntata sul numero 31 di Connollystrasse. L’unità di crisi, affiancata dal consigliere egiziano presso la Lega Araba Magdi Gohary, e dal rappresentante egiziano del Comitato Olimpico Internazionale Ahmed Touny, si incarica di portare avanti le trattative: dapprima Schreiber si dichiara disponibile ad offrire qualsiasi somma di denaro, successivamente Genscher, Merk, Walther Tröger, capo del villaggio olimpico, e Hans-Jochen Vogel, Borgomastro di Monaco, si offrono come ostaggi al posto degli israeliani.

Le trattative: PRIME IPOTESI D’IRRUZIONE

Issa, per conto del commando, respinge tutte le richieste. Brundage suggerisce allora di immettere gas narcotizzante attraverso i condotti di ventilazione, come fatto dalla Polizia di Chicago negli anni Venti. L’unità di crisi prova a mettersi in contatto con vari dipartimenti di Polizia statunitensi per aver maggiori informazioni, ma il piano viene abbandonato. A questo punto si decide di utilizzare agenti travestiti da cuochi che portino cibo e acqua dentro l’appartamento. Ma i terroristi, che probabilmente hanno immaginato una mossa del genere, ordinano che le vivande siano lasciate di fronte all’ingresso, incaricandosi loro stessi, a turno, di portarle all’interno.

Le trattative: NUOVI ULTIMATUM

L’ultimatum viene spostato alle 15 e successivamente alle 17. I terroristi sanno bene che in tal modo l’audience televisiva sarebbe aumentata, fornendo loro un formidabile strumento di propaganda. Verso le ore 16 la task force decide di dare il via ad un nuovo tentativo di soccorso, introducendo un nucleo di tredici agenti di Polizia nell’appartamento utilizzando i condotti di ventilazione posti sul tetto dell’edificio. L’intera operazione viene ripresa in diretta dalle telecamere, ma anche i terroristi all’interno dell’appartamento stanno osservando la TV e minacciano di uccidere gli ostaggi immediatamente. L’intera operazione viene quindi annullata. Nel frattempo il villaggio olimpico è ormai pieno di curiosi intenti ad avvicinarsi il più possibile alla palazzina israeliana. Alcune persone manifestano portando cartelli che chiedono la sospensione delle Olimpiadi.

Le trattative: AL CAIRO LA POSSIBILE SOLUZIONE DELLA VICENDA?

Poco prima delle 17 i terroristi avanzano una nuova richiesta: vogliono essere trasferiti assieme agli ostaggi al Cairo e da lì proseguire le trattative. Le Autorità tedesche chiedono di potersi prima sincerare delle condizioni degli ostaggi e del loro assenso a proseguire per il Cairo. Kehat Shorr e André Spitzer si affacciano alla finestra del secondo piano mentre un terrorista li tiene sotto tiro. Spitzer, che conosce il tedesco, parla per circa un paio di minuti prima di essere colpito alla testa col calcio di un fucile e riportato dentro. Genscher e Tröger vengono successivamente accompagnati da due terroristi in una stanza del secondo piano. In quell’occasione vedono il cadavere di Yossef Romano, notno che David Berger è stato ferito da un proiettile alla spalla e che molti di loro, specialmente Yossef Gutfreund, sono stati malmenati. Nel frattempo, il Cancelliere Brandt prova a contattare il presidente egiziano Sadat per ottenere il permesso di trasferire al Cairo il gruppo. I tentativi si rivelano inutili, sinché verso le 20 e 20 Brandt riesce a parlare col Primo Ministro egiziano Aziz Sidky, il quale, però, nega l’assenso del suo governo all’operazione. Issa pone un estremo ultimatum per le ore 21, rinnovando la minaccia dell’uccisione di un ostaggio per ciascuna ora di ritardo.

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