12 MAGGIO 1974: SCUDETTO ALLA LAZIO E DIVORZIO AGLI ITALIANI!

Quasi soffrisse di gelosia, il “Dio Pallone” reagisce e per tenere l’attenzione puntata su di sè, da la possibilità ad una squadra che solo due anni prima era in serie B di entrare nella storia: vincendo la Lazio si laureerà Campione d’Italia per la prima volta dalla sua fondazione, avvenuta all’inizio del secolo.

A rendere la giornata ancor più ricca di avvenimenti, ci pensa anche la Formula UNO. In Belgio si disputa il quinto atto di un mondiale che vede la Ferrari finalmente protagonista. Il successo va ad Emerson Fittipaldi, ma Nicky Lauda, secondo, balza al comando della classifica piloti. Completa il podio il sudafricano Jody Scheckter alla guida di una Tyrrel.
29a GIORNATA: DOMENICA 12 maggio 1974

Cagliari – Inter 1-1

27′ Bedin, 69′ Riva (CA)

Cesena – Roma 1-1

67′ Catania (CE), 88′ Prati

Juventus – Fiorentina 3-1

9′ e 78′ Anastasi, 83′ De Sisti (FI), 86′ Anastasi

Lazio – Foggia 1-0

60′ Chinaglia rig.

Milan – Bologna 1-1

2′ Bigon (MI), 55′ Novellini

Napoli – Torino 1-1

29′ Clerici (NA) rig., 35′ Graziani

Sampdoria-LR. Vicenza 2-1

21′ Sormani (LR), 71′ Badiani, 80′ Improta

Verona – Genoa 2-0

38′ aut. Derlin, 44′ aut. Rosato

CLASSIFICA:

Lazio 42; Juventus 39; Napoli 34; Inter e Torino 33;
Fiorentina 32; Milan 29; Bologna e Cagliari 28; Cesena e Roma 27;
LR. Vicenza 26; Verona 24; Foggia 23; Sampdoria 19; Genoa 17.
Pietro Anastasi, prolifico come non mai, guida l’assalto disperato della Juventus al titolo, ma Giorgio Chinaglia, grande rivale del centravanti siciliano in nazionale, trasforma un rigore e consegna lo storico scudetto alla società bianc’azzurra, riuscendo laddove altri grandissimi campioni, Silvio Piola su tutti, hanno fallito.

Mentre la Lazio festeggia, la rivale di turno cade nella disperazione: un girone di ritorno sciagurato ha portato il Foggia dalla zona UEFA alla serie B. Ora i pugliesi debbono assolutamente battere il Milan e sperare in un passo falso del Verona che, al contrario, ha condotto la seconda parte del campionato ad un ritmo da grande.

La festa della Lazio è destinata a passare immediatamente in secondo piano: il giorno dopo si concludono le votazioni del referendum sul divorzio e in serata gran parte della popolazione è davanti al televisore in attesa dei primi verdetti. Alla fine, Con il 59 per cento dei voti, l’Italia risponde no all’abrogazione della legge sul Divorzio. Il laconico comunicato di Avvenire uscito il giorno successivo, traspira di amarezza e di sconfitta:

In effetti il risultato uscito dalle urne sancisce la fine della cultura cattolica ufficiale nel Paese; un risultato simile è uscito proprio grazie al voto di chi si professa cattolico, sorprendendo tutte le correnti politiche: quella democristiana convinta di avere comunque i numeri per prevalere e quella laica e comunista che non avrebbe mai creduto in una simile prova di maturità della popolazione.

Il verdetto fa senz’altro discutere: in pratica è stata sancita una profonda spaccatura tra società civile e morale religiosa, basti pensare che a tutt’oggi la Chiesa, basandosi giustamente sulle Sacre Scritture, non riconosce ancora la dissoluzione del matrimonio se non in casi particolari.

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