FELICE PULICI

Nasce a Sovico, in provincia di Milano, il 22 dicembre del 1945 ed inizia a giocare nella squadra dell’oratorio di Albiate ricoprendo immediatamente il ruolo di portiere. Viene scoperto dalle giovanili del Lecco, società nella quale esordisce nel campionato di serie B 1967-68. L’anno successivo passa al Novara in serie C. Con i piemontesi conquista la promozione in serie B nel 1969 e per tre anni difende la porta degli azzurri.

All’età di 27 anni Pulici esordisce in serie A con la maglia della Lazio. Il suo merito è stato quello di aver vinto la diffidenza dei tifosi romani che lo avevano visto incassare ben cinque reti nella gara vinta dai bianco-celesti all’Olimpico sul Novara per 5 a 2.

Pulici, che in gioventù si è ispirato a Giorgio Ghezzi e al brasiliano Gilmar, dimostra estrema sicurezza e professionalità, tanto che nei primi cinque anni in maglia bianc’azzurra non salta nemmeno un match. Arriva anche alla nazionale, ma per lui ci sono solo pochi scampoli di gloria in quanto la maglia numero 1 è da anni assoluta proprietà del grande Dino Zoff.

Nel 1977 l’allora tecnico dei romani Luis Vinicio decide di puntare sul piemontese Claudio Garella e Pulici, che nel frattempo sta studiando da avvocato, accetta il trasferimento a Monza. In serie B ci rimane un solo anno perché Costantino Rozzi, il grande presidente dell’Ascoli, lo ingaggia.

Assieme a Pietro Anastasi, Adelio Moro, Angiolino Gasparini e Francesco Scorsa costituisce l’ossatura di una squadra che, grazie all’apporto di questi “vecchietti” incanta l’Italia sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa nella stagione 1979-80.

L’anno successivo le cose non vanno altrettanto bene, il peso dell’età inizia a farsi sentire e anche i marchigiani decidono di puntare su un estremo difensore più giovane.

Rimane praticamente senza squadra fino al novembre del 1981 quando torna a vestire la maglia della Lazio che annaspa nelle retrovie del campionato di serie B. Disputa qualche partita prima di appendere scarpe e guanti al chiodo.

Conseguita la laurea in giurisprudenza, inizia ad esercitare la professione, mettendosi anche a disposizione della sua Lazio, prima come responsabile del settore giovanile dal 1994 al 1998, e poi come dirigente dal 2003, seguendo il travagliato passaggio dalla presidenza Cragnotti a quella Lo Tito.

PROSEGUI CON:

GIUSEPPE WILSON

TORNA A:

TOMMASO MAESTRELLI Le favole del calcio: LA LAZIO CAMPIONE 1974

Lascia un commento