MARIO FRUSTALUPI

Nasce ad Orvieto il 12 settembre 1942 ed inizia a giocare nell’Empoli, prima che la Sampdoria lo acquisti. Rimane in Liguria praticamente per tutto il decennio degli anni sessanta, diventando il simbolo di una squadra costretta tutti gli anni a lottare per sopravvivere nella massima divisione. Nel 1970, all’età di 28 anni, l’Inter lo ingaggia per sostituire niente po’ po’ di meno che Luisito Suarez. In due anni vince lo scudetto ed arriva alla finale di Coppa dei Campioni persa contro l’Ajax nel 1972, ma non convince la dirigenza. Anzi, viene spedito alla Lazio, dalla quale l’Inter ha prelevato l’ala Giuseppe Massa, assieme a quattrocento milioni.

Il tecnico dei capitolini è ben contento di avere Frustalupi con sè, in quanto a centrocampo gli dà quel raziocinio che altrimenti manca ad un centrocampo praticamente composto da soli cursori.

Con precisi lanci da 40 metri Frustalupi innesca regolarmente il duo d’attacco Chinaglia-Garlaschelli e in due anni la Lazio passa dalla serie B allo scudetto.

Nel 1975, all’età di 33 anni e dato per finito, viene ceduto al Cesena dove incontra Giorgio Rognoni e Pippo Marchioro in panchina. In Romagna è protagonista di un altro miracolo conquistando la qualificazione alla Coppa Uefa. Partito Marchioro alla volta di Milano, il Cesena cade in serie B. La società decide di ringiovanire i ranghi e Frustalupi con Giorgio Rognoni, si trasferisce alla Pistoiese. Assieme ad altri vecchietti terribili, fra i quali Sergio Borgo e Nello Saltutti, nel 1980 Frustalupi porta gli arancioni in serie A per la prima volta.

A 38 anni suonati inizia una nuova avventura: dopo un momento di assestamento (in toscana sono arrivati un sacco di giocatori esperti come Mauro Bellugi, Marcello Lippi, Fabrizio Berni, Roberto Badiani ed Andrea Agostinelli) la squadra inizia a girare andando a vincere addirittura a Firenze in casa della Fiorentina. Ad un certo punto la Pistoiese è terza, ma poi il meccanismo s’inceppa e al termine i toscani tornano in serie B.

Lascia il calcio giocato a 39 anni, apre una concessionaria di automobili, ma rimane nell’ambiente svolgendo anche il ruolo di direttore sportivo alla sua Pistoiese. La Lazio gli è rimasta nel cuore tanto che, nel 1988 è lui a segnalare ai capitolini un certo Ruben Sosa.

Un incidente stradale lo porta via nel gennaio del 1990.

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