UMBERTO LENZINI

UMBERTO LENZINI

Figlio di emigranti italiani originari di un piccolo paese ai piedi dell’Abetone emigrati negli U.S.A. presso Colorado Springs, nasce a Walsemburg il 20 luglio del 1912.

In gioventù, una volta rientrato in Italia dopo che la sua famiglia ha fatto fortuna gestendo un Emporio, pratica l’atletica leggera oltre ad essere un calciatore di buon livello. Contemporaneamente diventa anche un costruttore di successo, attività che gli permetterà di entrare nel Consiglio di amministrazione della Lazio nell’ottobre del 1964 e di assumere la carica di presidente nel 1965.

L’inizio non è dei più semplici: la Lazio retrocede in serie B nel 1967, rischiando addirittura di sprofondare in serie C l’anno successivo. Richiamato in panchina Juan Carlos Lorenzo, i capitolini ritornano nella massima divisione nel 1969.

La campagna di rafforzamento non è delle più eclatanti: i pezzi pregiati sono il terzino Facco e la mezz’ala Ferruccio Mazzola, provenienti dall’Inter, ma tra i nuovi arrivi ci sono due giovani prelevati dall’Internapoli: si tratta di Giuseppe Wilson e Giorgio Chinaglia.

Dopo una stagione a buon livello, si incrina il rapporto tra Lorenzo e Lenzini il quale, dopo la gara persa a Cagliari, arriva ad esonerare il tecnico argentino, immediatamente reintegrato a causa dell’opposizione dei tifosi. La nuova retrocessione in serie B diventa una logica conseguenza di questo stato di cose. Nell’estate del 1971, assunto l’ex arbitro Sbardella in veste di direttore sportivo, Lenzini ingaggia il giovane tecnico Tommaso Maestrelli.

La piazza insorge, sia perché si tratta di un tecnico reduce da una retrocessione, sia per il passato romanista del medesimo. Lenzini, però, tiene duro e i risultati gli danno pienamente ragione: la Lazio ritorna immediatamente in serie A nel 1972 ed immediatamente lotta per lo scudetto cedendo solamente negli ultimi novanta minuti in una strana partita giocata contro il Napoli.

La beffa di maggio non lo scoraggia: Lenzini serra i ranghi regalando alla squadra un viaggio premio negli Stati Uniti e rafforzando ancora maggiormente il proprio rapporto col tecnico Maestrelli.

In questo clima idilliaco la Lazio vola e il 12 maggio del 1974 Lenzini diventa il nuovo tecnico Campione d’Italia.

L’anno del post-scudetto parte bene, ma nubi oscure iniziano ad addensarsi: il tecnico amico Tommaso Maestrelli inizia ad accusare dei malori e a marzo del 1975 il verdetto è implacabile:l’allenatore soffre di cancro al fegato. La notizia sconvolge anche la squadra la quale riesce comunque a terminare al quarto posto sotto la guida dell’ex bandiera Roberto Lovati.

Nell’estate del 1975 ingaggia il “sergente di ferro” Corsini il quale fa cedere molti protagonisti dello scudetto ed ha un rapporto burrascoso con Giorgio Chinaglia, tra l’altro desideroso di essere ceduto al Cosmos di New York per ricongiungersi con la famiglia. La squadra non gira e si trova invischiata fino al collo nella lotta per non retrocedere. Intanto le condizioni di Maestrelli migliorano e per il Presidente diventa naturale esonerare Corsini e richiamarlo in panchina. Il posto di Chinaglia, finalmente partito per gli States, viene preso dal trasteverino Bruno Giordano i cui gol trascinano la squadra lala salvezza.

Nella stessa stagione Lenzini è al centro di un caso politico rifiutando di ospitare il Barcellona di Johan Cruijff nella gara valida per i turni eliminatori della Coppa Uefa, a causa della recrudescenza del regime franchista. La decisione costa l’eliminazione dalla Coppa dei bianco-azzurri, ma il presidente riceve la stima dell’intera opinione pubblica nazionale.

Nel 1976 chiama in panchina Luis Vinicio, la Lazio sembra seguire alla perfezione i dettami del tecnico brasiliano, ma è comunque un anno triste: il 2 dicembre viene a mancare Maestrelli, mentre nel febbraio 1977 muore tragicamente Luciano Re Cecconi, ucciso da un colpo di pistola sparato da un amico gioielliere al quale il centrocampista ha fatto uno scherzo fingendo una rapina.

La Lazio termina comunque al quinto posto, ma non ci sono soldi per un potenziamento dell’organico tale da rimanere nell’elites del calcio italiano. L’anno successivo i bianc’azzurri annaspano, Vinicio ha pessimi rapporti con i giovani, tanto che Lenzini si vede costretto ad esonerarlo dopo la sconfitta di Foggia, chiamando in panchina Roberto Lovati. Ricompattato lo spogliatoio, il nuovo tecnico conduce i romani alla salvezza, guadagnandosi la riconferma per la stagione successiva.

Il campionato 1978-79 vede la Lazio stazionare comodamente a centro classifica grazie ai gol di Bruno Giordano il quale conquista la classifica dei cannonieri. L’attaccante trasteverino e il difensore Lionello Manfredonia diventano l’oggetto del desiderio delle grandi, ma Lenzini resiste alle offerte multimiliardarie. L’anno dopo sembra la fotocopia dei precedenti, ma qualche cosa di losco sta per accadere.

Il 1980 si apre con la sconfitta dei bianc’azzurri per 2 a 1 sul campo del Milan, risultato ampiamente previsto, ma non quanto lo stesso Lenzini viene a sapere. Due commercianti di Ladispoli, tali Alvaro Trinca e Massimo Cruciani, affermano di essere gli allibratori di una serie di scommesse su alcune partite il cui risultato sarebbe stato concordato in precedenza e dove i patti non sarebbero stati rispettati. Tra i giocatori coinvolti ce ne sono anche alcuni della Lazio: Massimo Cacciatori, Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Franco Cordova e Bruno Giordano, ma qualora Lenzini avesse versato ai due faccendiere l’equivalente dei soldi persi, la società e i calciatori bianco-celesti sarebbero stati tenuti fuori dall’inchiesta. Temendo che si trattasse di un semplice ricatto a scopo estorsivo Lenzini non prende nemmeno in considerazione le parole dei due commercianti i quali denunciano tutto e il 23 marzo il presidente assiste all’arresto dei calciatori sul campo di Pescara.

La voglia di mollare è tanta ma sulle prime sembra che la società non verrà ritenuta responsabile di quanto commesso dai propri atleti. Infatti nel primo grado del processo sportivo la Lazio viene assolta. Lenzini, con l’aiuto del giovane direttore sportivo Luciano Moggi opera degli scambi tesi a rafforzare l’organico: cede al Milan Giordano ricevendone come contropartita Stefano Chiodi ed Alberto Bigon, vende il talento Vincenzo D’Amico prelevando Giuseppe Greco, acquista dal Bologna Spinozzi e Mastropasqua e soprattutto ingaggia l’olandese Willy Van de kerkof.

La Caf, però, ovescia tutto: la Lazio viene retrocessa in serie B, (Van de Kerkof deve essere lasciato libero) e Giordano viene condannato a tre anni di squalifica, a fronte dei sei mesi comminati in primo grado. Il Milan rinuncia all’ingaggio del forte giocatore, lascia ai bianc’azzurri Chiodi e Bigon, ma non versa più ai romani il conguaglio pattuito.

Umberto Lenzini non ce la fa più e nel 1981 lascia la carica ai fratelli i quali, l’anno successivo cedono la società al gruppo Casoni. Rimane presidente onorario fino alla morte avvenuta nel febbraio del 1987.

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