EMERSON FITTIPALDI

nasce a San Paolo del Brasile il 12 dicembre 1946. Di origini russo-polacche e anche lontane italiane, soprannominato “Emmo” ma anche “O Rato” (cioè “Il Topo”) per la sua dentatura caratteristica, compare sulla scena della Formula 1 nel 1970 alla guida di una Lotus, dopo aver iniziato il suo rapporto con i motori come meccanico e dopo una lunga trafila nelle categorie inferiori che lo ha portato a vincere per due volte il titolo di campione brasiliano.

Dopo un semestre di successi in Formula 3 e in Formula 2, il patron della Lotus Colin Chapman gli affida una vettura al Gran Premio di Gran Bretagna dove esordisce come terza guida. Il buon risultato ottenuto lo riconferma anche per il successivo G.P. di Germania nel quale giunge al quarto posto. Ormai Fittipaldi è entrato in pianta stabile nella squadra dimostrandosi un utile supporto per Jochen Rind, avviato alla conquista del titolo mondiale del 1970. Il fato, però, è in agguato e durante le qualificazioni al Gran Premio d’Italia, il leader della classifica perde il controllo della vettura, va a schiantarsi contro un terrapieno e muore all’istante. Lo shoc ètale in seno alla squadra che anche la seconda guida annuncia il ritiro. Nel decisivo Gran Premio degli Stati Uniti Fittipaldi si trova promosso a prima guida. Ottiene il terzo tempo in qualificazione ma sbaglia la partenza. Tuttavia non si perde d’animo e compie una grandissima rimonta andando a vincere la corsa e conservando il titolo al povero Rind, il quale però, non potrà mai godersi l’alloro conquistato.

Il 1971 inizia per lui nel peggiore dei modi: vittima di un incidente stradale dal quale esce gravemente ferito, inizia il mondiale in ritardo. La macchina poi non si rivela all’altezza e conclude la stagione con due terzi posti.

Le cose migliorano al punto tale l’anno successivo che Fittipaldi conquista un buon numero di vittorie tandto da laurearsi Campione del Mondo con due gare d’anticipo diventando il pilota più giovane della storia a fregiarsi di questo titolo. Il record del brasiliano resisterà per 33 anni, prima che lo spagnolo Fernando Alonso faccia meglio di lui.

Il 1973 inizia per lui nel migliore dei modi con due vittorie nei primi due gran premi stagionali. La serie positiva prosegue con un terzo posto in Sud Africa e un nuovo successo in Spagna. Su di lui incombe però l’ombra dello svedese Ronnie Peterson, abile ad approfittare del momento nero che caratterizzerà l’estate del campione in carica, il quale raccoglierà un solo punto. Il brasiliano è scontento della situazione in quanto convinto che Chapman lo abbia scaricato in favore dello scandinavo. La situazione precipita a Monza quando Peterson rifiuta di lasciar passare il brasiliano, consentendogli di conquistare una vittoria necessaria per continuare a contrastare il leader della classifica Jackye Stewart. Il pilota della Tyrrel approfitta della lotta interna alla Lotus per guadagnarsi il suo terzo ed ultimo titolo.

Deluso, a fine stagione Fittipaldi decide di lasciare la Lotus per approdare alla McLaren. La stagione è durissima dovendo lottare contro le Ferrari e la Tyrrel di Shekter, ma il brasiliano si dimostra il pilota più continuo e alla fine riesce a trionfare.

La nuova difesa del titolo inizia alla grande, ma deve assistere al veemente ritorno delle Ferrari e soprattutto di Nicky Lauda destinato a conquistare il suo primo titolo di Campione del Mondo. Per Fittipaldi rimane la soddisfazione di una grande vittoria al Gran Premio di Gran Bretagna e di altre due seconde piazze che lo proiettano al secondo posto della classifica generale della stagione 1975.

La parabola ascendente del brasiliano sembra terminata e la McLaren decide di ingaggiare l’inglese James Hunt. Sentendosi accantonato Fittipaldi lascia il team col quale ha conquistato il suo secondo titolo e a quasi trent’anni inizia una nuova avventura.

Da qualche anno il fratello Wilson, ex pilota, sta lavorando al progetto di una monoposto brasiliana finanziata dallo zuccherificio nazionale. Alla guida della Copesucar Fittipaldi ottiene solo tre sesti posti nel 1976 che lo tengono lontano dalla grande ribalta. Le cose sembrano migliorare all’inizio del 1977 con due quarti posti nelle gare iniziali, ma la delusione arriva proprio dalla nuova macchina che non dà alcunrisultato.

il 1978 parte con nuove speranze. In effetti arriva il secondo posto nel Gran Premio casalingo, ma fino a metà anno rimarrà questo l’unico risultato di rilievo. Le cose migliorano in estate con una serie di gare terminate in zona punti che spingono ilteam al settimo posto finale con 17 punti.

La pessima annata 1979 crea gravi problemi al pilota: lo zuccherificio nazionale, stanco del insuccessi della squadra, decide di non rinnovare la sponsorizzazione, mettendo addirittura in forse la partecipazione del team al mondiale del 1980. In questo momento c’è un’altra squadra in gravi difficoltà: si tratta della Wolf. Dall’unione delle forze residue delle due scuderie nasce la Fittipaldi Automotive che schiererà due piloti: l’esperto brasiliano e il giovane finlandese Keke Rosberg. L’inizio di stagione è promettente con due terzi posti, ma l’annata non prosegue altrettanto bene portando solamente altri tre punti. A fine anno il paulista, spesso costretto a guardare i tubi di scappamento del giovane compagno di squadra, comprende che per lui è arrivato il momento di lasciare le corse.

Per due anni rimane nell’ambiente della Formula 1 come team manager della sua squadra, ma in due stagioni arriverà solamente un punto conquistato nell’orribile Gran Premio di Zolder del 1982, costato la vita al ferrarista Gilles Villeneuve. A fine anno Emerson Fittipaldi conclude definitivamente il suo rapporto con la F1.

Il brasiliano, però, non può rimanere lontano dai motori e così nel 1984 inizia la sua avventura nel campionato statunitense Cart. Nella categoria a ruote coperte rimane per 12 stagioni conquistando per due volte la vittoria nella 500 miglia d’Indianapolis ed un titolo di campione della categoria. Nel 1996 un grave incidente decreta il suo abbandono definitivo del mondo delle corse.

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