I ROLEX DELLA VERGOGNA

Questo campionato, però, è ancora lungo e nessuno può prevedere l’ingresso in scena dell’arbitro Gino Menicucci di Firenze, direttore di gara nella partita tra Foggia e Milan, valida per l’ultima giornata. Nel referto la “giacchetta nera” afferma di essere stato avvicinato prima del match dal segretario del Foggia Affatato, il quale gli avrebbe offerto in dono tre orologi, col consiglio di nasconderli onde evitare di essere intercettato dall’ispettore dell’Ufficio Inchieste. L’arbitro, però, non tralascia alcun particolare. Il più prezioso dei tre orologi era quello destinato a lui stesso: i guardialinee si sarebbero accontentati. A questo punto è la società
pugliese ad essere inguaiata. La difesa risulta Ardua. Il Foggia ci prova comunque, dicendo che tutto sarebbe stato fatto alla luce del sole e che il dono avrebbe voluto essere soltanto un gesto di cortesia. Gli esponenti hanno creduto a questa versione giusto quanto credono alla favola di Cappuccetto Rosso.

Per il giudice sportivo si presenta un problema di difficile soluzione: la retrocessione del Verona favorirebbe proprio il Foggia e la cosa è chiaramente da evitare, in quanto siamo davanti ad un chiaro tentativo di corruzione. La società veneta non viene retrocessa, ma punita con tre punti di penalizzazione da scontare nel campionato successivo; anche il Foggia, retrocesso sul campo, partirà da meno tre nel torneo
di B. Garonzi e Affatato sono inibiti per tre anni.

Il verdetto, però, viene completamente rovesciato nel processo d’appello nel quale entra in gioco la Sampdoria. I liguri affermano che la telefonata di Garonzi a Clerici rappresenta un vero e proprio illecito sportivo da punire con la retrocessione a tavolino. Gli argomenti portati dai blu-cerchiati fanno presa sui giudici della Comissione i quali si orientano proprio secondo la linea suggerita dalla Samp. Al Foggia, invece, vengono inflitti 6 punti di penalizzazione da scontare retroattivamente. In questo modo i pugliesi scendono a quota 18 e la Liguria conserva una propria rappresentante nella massima divisione nazionale.

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