POLEMICHE POST MONDIALE E PRINCIPALI OPERAZIONI DI MERCATO NELL’ESTATE 1974

Mentre la Germania Occidentale si appresta a salire sul tetto del mondo, da noi fioccano le polemiche in seguito alla disastrosa spedizione degli azzurri ai mondiali. Troppe divisioni interne hanno dilaniato il gruppo che non ha nemmeno potuto contare sulla forma di alcuni suoi elementi di maggior spicco: se Gianni Rivera è riuscito almeno ad essere decisivo in un paio d’occasioni, nonostante evidenti problemi di tenuta fisica, Gigi Riva ha vissuto la parentesi più brutta da quando ha vestito l’azzurro.

L’immagine del calcio italiano ne è uscita a pezzi, soprattutto dopo il caso Chinaglia, con il giocatore reintegrato nonostante gli insulti proferiti nei confronti di Valcareggi, reo di averlo sostituito contro Haity. Il caos creatosi durante la spedizione ha convinto Italo Allodi, direttore sportivo inflessibile in casi simili, ad abbandonare l’ambiente azzurro. Se l’ex d.s. di Inter e Juventus prende volontariamente comiato dall’azzurro, Ferruccio Valcareggi, l’uomo che ha rifatto grande la nazionale, viene messo da parte e,con lui, probabilmente, tutti i reduci dal mondiale messicano, colpevoli di non essersi riconfermati. Al posto del tecnico triestino viene chiamato Fulvio Bernardini, l’artefice principe dei miracoli Fiorentina 1956 e Bologna 1964.

Non meno efervescente è la situazione anche nelle squadre di club, tutte tese a rafforzarsi per strappare lo scudetto alla Lazio. Idetentori del titolo, esclusi dalla Coppa dei Campioni a causa della squalifica rimediata in seguito agli incidenti di Lazio-Ipswich della stagione precedente, si limitano all’ingaggio del giovane centrocampista Roberto Badiani, tornante di belle speranze, unica nota lieta nel disastroso campionato della Sampdoria nell’anno precedente. La Juventus, la maggiore antagonista dei capitolini, affida la panchina a Carlo Parola e preleva dal Vicenza Oscar Damiani. Con lui vengono lanciati in prima squadra due giovani difensori: il terzino Claudio Gentile e il libero Gaetano Scirea, uno dei tanti giocatori che dall’Atalanta sono passati alla corte degli Agnelli.

La regina del mercato, però, è il Milan. Il presidente Albino Buticchi, dopo il fallimento rimediato nella stagione 1973-74 che ha visto i rosso-neri esclusi da qualsiasi competizione europea, ha deciso di rinnovare tutto. Sulla panchina siede Gustavo Giagnoni. Al tecnico sardo il famoso petroliere spezino vuole consegnare un organico di primo livello. Fallito l’assalto a Gigi Riva per volere del calciatore, la squadra riparte profondamente rinovata. In porta, al posto di William Vecchi, arriva l’esperto Enrico Albertosi il quale trova come compagni di reparto l’ex interista Aldo Bet, rinato a Verona, e il promettente difensore granata Luciano Zecchini, elemento in grado di ricoprire pure il ruolo di mediano. In attacco a Milano puntano su Egidio Calloni, trascinatore del Varese in serie A e completano l’organico con l’esperto Gianni Bui, pronto ad alzarsi dalla panchina per dare minuti di qualità.

Anche i cugini interisti svecchiano l’organico: partono Burgnich verso Napoli, Bedin alla Sampdoria e Bellugi, nonostante la giovane età, va al Bologna impegnato in Coppa delle Coppe. Gli arrivi non sono di primo livello in quanto i nerazzurri decidono di dare spazio ai tanti giovani che hanno in rosa e che da anni sono protagonisti di buone prestazioni.

Assieme al vecchio Tarcisio Burgnich, al Napoli, sempre proveniente dall’Inter, arriva pure l’ala Giuseppe Massa, mentre dal Torino giunge Rosario Rampanti.

La Fiorentina, ricca di giovani talenti, non porta grandi cambiamenti all’organico, ma lo affida alle mani esperte di Nereo Rocco. La stessa filosofia ha caratterizzato le mosse della Roma nella quale Niels Liedholm vuole continuare il lavoro iniziato con successo nel novembre dell’anno precedente.
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