OLEG BLOCHIN

Nato a Kiev il 5 novembre 1952, per almeno quindic’anni OLEG BLOCHIN rappresenta l’attrazione principale dell’intero movimento calcistico sovietico. Questo ragazzone di un metro ed ottanta d’altezza fa della velocità, dote probabilmente ereditata dalla madre campionessa nazionale nei 400 metri piani, la sua arma principale, unendola a grandi capacità tecniche naturali. E’ un mancino puro, ma egli si è sottoposto a lunghi allenamenti per migliorare anche l’uso del piede destro, facendone un ambidestro di buona qualità.

A 20 anni conquista il suo primo titolo di capocannoniere del campionato sovietico, il che gli vale la prima convocazione in nazionale. Nello stesso anno conquista la medaglia di bronzo alle olimpiadi tedesche. Il 1975 è l’anno della sua consacrazione a stella assoluta nel firmamento del calcio mondiale. Dopo essere stato il grande protagonista nella finale di Coppa delle Coppe, trascina la sua squadra alla conquista della Supercoppa contro il grande Bayern di Franz Beckembauer realizzando una rete, sia nella gara d’andata, sia in quella di ritorno.

Il divieto di emigrare all’estero imposto dalle autorità sovietiche lo costringe per lunghi anni ai margini della grande notorietà, ma quando c’è l’Unione Sovietica di Blochin lo spettacolo è sempre garantito. A 30 anni arriva per lui l’occasione di farsi vedere anche ai campionati mondiali in Spagna e da autentico fuoriclasse qual è lui non la manca.

Quattro anni dopo, nonostante il peso degli anni inizi a farsi sentire, Blochin fa da chioccia ad una corazzata di giovanotti che nella finale di Coppa delle Coppe del 1986 da un’autentica lezione di calcio agli spagnoli dell’Atletico Madrid. Alla guida di quel gruppo c’è ancora Valery Lobanoscky che porta molti dei suoi in Messico per affrontare la nuova esperienza al campionato mondiale di calcio. Per quattro gare i sovietici danno spettacolo, con Blochin pronto ad entrare per mettere la propria firma. Un’a rocambolesca gara perduta per 4 a 3 col Belgio pone fine al sogno di quella nazionale per certi versi meravigliosa.

Nel frattempo l’avvento al potere di Michael Gorbachov in Unione Sovietica, porta a molti cambiamenti, tra cui la possibilità data ai calciatori di maggior spicco di emigrare all’estero a partire dal 1988. A 36 anni e dopo oltre 400 presenze nella Dinamo caratterizzate da ben 211 reti Blochi lascia il suo paese per recarsi nella seconda divisione inglese. Gioca un anno per trasferirsi in Grecia dove disputerà il suo ultimo campionato da giocatore professionista. A 38 anni si ritira con un record personale di 112 presenze e 42 reti nella nazionale sovietica.

Dopo aver calcato con successo i campi di gioco, Blochin diventa un allenatore di buon livello, affermandosi soprattutto in Grecia dove lavora fino al 2004, quando inizia ad allenare la nazionale ucraina. La sua sagacia tattica e i gol della stella Andrey Shevchenko lo riportano alla ribalta mondiale. In Germania l’Ucraina arriva fino ai quarti di finale prima di arrendersi all’Italia futura vincitrice del titolo. Le cattive condizioni di forma di Shevchenko nel dopo-mondiale ed un girone di ferro, sono una delle cause della mancata qualificazione degli ucraini agli europei di Austria e Svizzera del 2008, fallimento che induce Blochin alle dimissioni.

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