CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1975-76

Il 16 maggio del 1976 probabilmente si chiude un lungo capitolo della storia del Torino e, contemporaneamente, del calcio italiano: quella del dopo Superga. Ragazzi che di quella squadra ne hanno solamente sentito parlare (alcuni di loro come i vari Patrizio Sala, Eraldo Pecci o lo stesso Ciccio Graziani non erano nemmeno nei pensieri dei loro genitori quel terribile 4 maggio 1949) hanno rifatto grande una società, capace come poche, di vincere mettendo in campo degli undici irripetibili, tanto da costituire sempre l’ossatura della nazionale. Ci riferiamo al Torino di fine anni venti incentrato sul meraviglioso trio d’attacco Baloncieri, Libonatti e Rossetti, attorno ai quali giostravano i vari Colombari, Janni, Sperone e Monti (Tutti nazionali), per non parlare del più volte citato grande Torino autentica anima del calcio italiano dell’immediato secondo dopoguerra.

Costruita negli anni attingendo molto dal settore giovanile e pescando sapientemente nelle serie inferiori, il Torino campione d’Italia 1975-76 darà alla nazionale molti elementi, ma questa volta i granata dovranno vincere la concorrenza di un altro gruppo altrettanto forte: quello juventino, anch’esso composto da giovani rampanti e vogliosi di mettersi in mostra. La rosa che parteciperà al mondiale argentino nel 1978 assomiglierà molto ad una mista Juve-Toro.

Dietro da segni di riscossa il calcio milanese ma le due società, dominatrici nel decennio precedente, sembrano lontane anni luce dall’essere riuscite ad allestire organici in grado di competere con Juventus e Torino.

Infine l’attesissimo Napoli di “mister 2 miliardi” Giuseppe Savoldi è la chiara dimostrazione che non bastano investimenti folli per riuscire a vincere. Molto spesso il forte centravanti bergamasco si è trovato a predicare nel deserto. Per ammissione dello stesso Luis Vinicio la squadra non è più la stessa che aveva incantato nei due campionati precedenti. Molti elementi, soprattutto i centrocampisti Antonio Juliano e Salvatore Esposito iniziano a risentire il logorio di una carriera lunghissima.

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