EUROCOMUNISMO, CASSIUS CLAY, NICKY LAUDA E OPERAZIONI DI MERCATO NELL’ESTATE 1975

Euro-comunismo è il neologismo destinato ad andare di moda in quest’estate del 1975. Si tratta di un concetto coniato in seguito ad un incontro tra i segretari dei partiti comunisti d’Italia, Francia e Spagna: Berlinguer, Marchais e Carrillo, con il quale si cerca di trovare una nuova via al comunismo staccata dall’ortodossia sovietica. Soprattutto in Italia il partito comunista è diventata una forza politica di primo livello: alle ultime elezioni amministrative la maggiore formazione politica d’opposizione ha praticamente agganciato la Democrazia Cristiana conquistando l’amministrazione di quasi tutte le principali città italiane. Il suo segretario, Enrico Berlinguer, sfrutta l’autorità e la popolarità acquisita per farsi promotore di questa nuova via verso una politica di sinistra. Soprattutto in italia i problemi con cui confrontarsi sono tanti e spinosi: la forte crisi economica aggravata da un’inflazione a due cifre, il debito pubblico in continua crescita per finire col terrorismo sia di matrice rossa, sia nera. Anche in questo clima non certo disteso, lo sport continua ad occupare parte degli interessi dell’opinione pubblica. Luglio si apre con un grande appuntamento per gli appassionati di pugilato: a Kuala Lampur, capitale della Malesia, il mitico Cassius Clay
conserva la corona dei pesi massimi battendo ai punti il britannico Joe Bugner, mantenendo intatta la sua fama di uomo vincente. Più che nell’evento in sè, sebbene sia stato probabilmente il boxeur più spettacolare della storia, Cassius Clay dà spettacolo nei pre gara, con conferenze stampa ricche di sane provocazioni tese a smontare l’avversario, che hanno l’effetto di rendere il match un avvenimento di portata secolare.

I provocatori, però, non ci sono solamente nel mondo dello sport: la politica italiana ne vanta uno talmente abile da tenere costantemente su di sè l’attenzione dell’opinione pubblica, nonostante in effetti, in termini di voti, rappresenti una piccolissima fetta dell’elettorato. Parliamo di Marco Pannella che il 2 luglio viene arrestato a Roma per aver fumato
hashish durante una conferenza stampa. Il gesto si inserisce nel quadro della battaglia che i radicali stanno portando avanti per distinguere la figura dello spacciatore da quella del consumatore.

Col calcio in vacanza da una settimana, è la Formula 1 a farla da padrona nel cuore degli sportivi italiani, soprattutto quest’anno in cui la Ferrari sembra in grado di riconfermare l’ottima stagione precedente. Ora il circus si è trasferito in Francia per l’annuale Gran Premio del Paese transalpino. A Les Castelé l’austriaco, nonostante le non buone condizioni fisiche, conquista l’ennesima pole position stagionale. La partenza è impeccabile e lo lancia verso un trionfo praticamente annunciato. Il pilota si dimostra un abilissimo amministratore di un mezzo che dimostra tutta la sua bontà in mano all’altro pilota, lo svizzero Clay Regazzoni; partito in nona posizione, riesce a rimontare fino al secondo posto, ma viene tradito dal motore troppo sollecitato. L’uscita di scena di Regazzoni permette al britannico James Hunt di portarsi in seconda posizione, piazza che conserverà fino al termine dela gara nonostante i furibondi attacchi nel finale portati dal tedesco della McLaren Jochen Mass. Le ultime curve riservano ai tifosi della Ferrari un brivido certamente non richiesto: Nicky Lauda perde il controllo della vettura, mette le ruote nell’erba, ma è bravo a rientrare immediatamente in pista andando a vincere con due secondi di vantaggio su Hunt.

Il successo francese permette a Lauda di prendere il largo in classifica e alla Ferrari di staccare significativamente la Brabham nella graduatoria dei costruttori.

Il calcio, intanto, entra nell’ultima settimana di campagna trasferimenti, una sessione molto movimentata, dato che alcune grandi squadre hanno bisogno di essere profondamente rinnovate. È senz’altro il caso dell’Inter che ha concluso la stagione precedente con un deludente nono posto. In realtà la campagna acquisti non è molto corposa, ma sufficiente a provocare un caso. Acquistato il giovane stopper del Verona Angiolino Gasparini, scambiato con la promettente mezz’ala Adelio Moro e richiamato da Varese Gianpiero Marini, il presidente Fraizzoli concentra la sua attenzione sulla promettente ala sinistra varesina Giacomo Libera, da alcuni considerato addirittura l’erede di Gigi Riva, messasi in luce durante la prima giornata del campionato 1974-75 quando aveva realizzato una doppietta proprio contro Mazzola e compagni. Tuttavia sul giocatore c’è già il Milan il quale, attraverso una scrittura privata tra il presidente Albino Buticchi e quello varesino Giovanni Borghi, il signor “Ignis”, padre padrone dello sport varesino (basket in primis), avrebbe in mano la metà di Libera, in cambio di “mezzo” De Vecchi e 200 milioni di lire. Per avere il giocatore i nerazzurri rilanciano ad 800 milioni. Subito lo sgarbo, Buticchi, tra l’altro alle prese con la grana Rivera sempre a caccia di partner che gli permettano di estrommettere il petroliere dalla società rosso-nera, rende pubblica una conversazione registrata di nascosto in cui Borghi gli offre 150 milioni per cancellare l’accordo e in cui confida che Fraizzoli gli ha promesso tanto “nero” in Svizzera.

La situazione societaria in continuo divenire ha impedito al Milan una corposa campagna di rafforzamento: perso Libera i rosso-neri si sono limitati a rimpolpare la rosa inserendo alcuni giovani come Fulvio Collovati e Francesco Vincenzi e richiamando dai vari prestiti altri giocatori come Franco Bergamaschi. In realtà la squadra dovrà cercare di sostituire al meglio Gianni Rivera, il quale, al momento, sembra volersi dedicare esclusivamente a trovare una nuova dirigenza.

Mentre a Milano le due squadre si contendono i giocatori, la Juventus acquista dal Como il giovane Marco Tardelli, promettentissimo terzino capace di giocare con profitto anche a centrocampo, mentre dal Cagliari preleva Sergio Gori, uno dei grandi eroi dello scudetto, aumentando ulteriormente il tasso di classe del proprio reparto avanzato. Il Torino, dal ccanto suo, non rimane a guardare: chiamato sulla panchina Gigi Radice, i granata decidono di ringiovanire la squadra ammainando molte bandiere: Aldo Agroppi parte per Perugia, mentre Angelo Cereser passa al Bologna nell’operazione che porta in granata il libero Vittorio Caporale e il giovane centrocampista Eraldo Pecci, una delle più belle scoperte della stagione precedente, di cui la società felsinea vuole liberarsi in quanto convinta che l’atleta soffra di una gravissima discopatia: sotto la Torre degli Asinelli si accorgeranno ben presto di aver preso una clamorosa cantonata!

C’è fermento anche nella Capitale, soprattutto in casa Lazio: le gravi condizioni fisiche di Tommaso Maestrelli hanno convinto la dirigenza bianc’azzurra ad affidare la squadra all’ex tecnico della Sampdoria Corsini, autentico sergente di ferro specializzato in salvezze. Il nuovo trainer vuole una compagine votata al sacrificio e fa cedere al Cesena il difensore Giancarlo Oddi e la mente Mario Frustalupi in cambio del difensore Ammoniaci e del centrocampista Brignani. Inoltre inserisce in prima squadra alcuni prodotti del vivaio come il difensore Lionello Manfredonia e l’attaccante trasteverino Bruno Giordano. La Roma, invece ingaggia dalla Ternana Carlo Petrini e dalla Sampdoria il promettente centrocampista Loris Boni.
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