PAOLINO PULICI

Nasce a Roncello, località sita nella grande provincia milanese, il 27 aprile 1950. Muove i primi passi nelle giovanili del Legnano da dove viene prelevato dal Torino nel 1967. Diciottenne esordisce in serie A mettendo in mostra grandi doti fisiche, ma una scarsa lucidità sotto porta, conseguenza di poca coordinazione. Ad intuire tutto questo è Gustavo Giagnoni, arrivato sulla panchina granata nel 1971, il quale inizia col giocatore un lungo lavoro sulla tecnica individuale. Il giovane, che nel frattempo ha già alzato una Coppa Italia nella finale contro il Milan, inizia quasi immediatamente a raccogliere i frutti di questo lavoro, diventando uno dei protagonisti della fantastica stagione che, nel 1972, porta i granata a sfiorare il tricolore dietro la Juventus, nel campionato caratterizzato dalla maxi squalifica inflitta a Rivera per le dichiarazioni contro gli arbitri, rei di favorire continuamente la squadra bianco-nera.

L’anno successivo inizia l’epoca d’oro di Paolino Pulici destinato a diventare Puliciclone. In una squadra tutto sommato mediocre, vince il titolo di capocannoniere nel 1972-73 realizzando 17 reti, mentre l’anno dopo va a segno per altre 14 volte conquistandosi uno dei 22 posti per i mondiali di Germania.

Dopo il fallimento azzurro ai mondiali tedeschi, il nuovo Commissario Tecnico Fulvio Bernardini decide di ripartire da lui nella costruzione della nuova nazionale. Nel Torino, intanto, segna a ripetizione, ma nel 1975 non si qualifica nemmeno per la Coppa Uefa, nonostante l’ottima intesa col neo compagno di reparto Ciccio Graziani.

Al termine di quel campionato i granata svecchiano i ranghi: arriva il giovane Eraldo Pecci, viene inserito in prima squadra il ventenne Patrizio Sala, mentre lasciano Torino icone come Aldo Agroppi e Aldo Cereser. La vena realizzativa dell’ala sinistra milanese sembra non avere mai fine e lui vince per la terza volta la classifica dei cannonieri con 21 centri. Questa volta il titolo personale è accompagnato da quello ben più importante di Campione d’Italia.

Autore di ben 70 gol in quattro stagioni, Pulici dovrebbe essere un punto fermo della selezione azzurra. Questo, almeno nelle intenzioni della diarchia tecnica a capo degli azzurri che guidano la squadra nel Torneo del Bicentenario. Invece Pulici non riesce ad esprimersi ai suoi livelli e dopo la spedizione statunitense il suo rapporto con la nazionale diverrà difficile.

Col Torino continua a segnare, rimane nel giro, parte per i mondiali argentini, dove è costretto ad assistere alle esibizioni dei compagni dalla tribuna.

Dopo un buon campionato per Pulici inizia il lento declino con un’impennata nella stagione 1981-82 dove riesce ancora a realizzare 9 reti.

La società granata è in fase di grandi cambiamenti e per lui non c’è più posto. Accetta il trasferimento all’Udinese, ambiziosa squadra di provincia, dove trova altri grandi campioni come il brasiliano Edinho, l’avversario di tante battaglie Iveca Surjak e quello di tanti derby Franco Causio. Anche in Friuli si toglie qualche soddisfazione, raggiungendo un onorevolissima sesta posizione.

A 33 anni accetta di buon grado di andare a fare la riserva di lusso alla Fiorentina riservando al pubblico viola gli ultimi sprazzi della sua grande classe.

Abbandona l’attività agonistica a 35 anni.

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