IL TERREMOTO IN FRIULI

In serata torna protagonista il grande calcio internazionale: l’Europa assegna il primo trofeo: la Coppa delle Coppe. Come avvenuto una settimana prima per la finale d’andata di Coppa Uefa, è di nuovo un confronto tra il calcio belga e quello inglese, trovandosi di fronte l’Anderlecht e il West Ham. Gli inglesi, che tra le loro file schierano due giovani interessanti come Bryan Robson e Trevor Brooking partono bene portandosi in avanti dopo 27 minuti grazie ad un gol di Holland. I belgi reagiscono e 16 minuti più tardi ottengono il pareggio grazie ad una prodezza della loro stella olandese Robert Rensenbrink. Nella ripresa la giovane ala destra Frank Van der Elst porta immediatamente in vantaggio i belgi raggiunti da un gol di Robson dopo 68 minuti di gara. Cinque minuti dopo il risultato cambia nuovamente grazie ad un rigore trasformato da Rensenbrink, il quale si presenta alla fase finale del Campionato d’Europa per nazioni come stella assoluta. Gli inglesi attaccano a testa bassa in cerca del nuovo pareggio ma si espongono ai contrattacchi avversari che fruttano il definitivo 4 a 2 realizzato ancora una volta da Van der Elst. Per la prima volta un trofeo continentale prende la strada del Belgio.

Trascorre un’altra giornata di sole conclusa con molta gente intenta a godersi i primi tepori primaverili. Un boato, e l’intero nord est italiano scende in strada scosso da un violentissimo terremoto il cui epicentro si trova nel Friuli. Qui la tragedia si compie in pochi istanti. Oltre 1000 morti, migliaia i feriti, case distrutte, industrie sbriciolate. Paesi pieni di vita, frazioni vivaci, la fatica di tanti anni, tutto scomparso in un minuto. Nei paesi di Gemona, San Daniele, Tarcento, Magnano, Montenars, Lusevera, Trasaghis, Bordano, Osoppo, Buia,
Alesso, Resia, Ragogna, Travesio, Attimis, vivono al momento 75.000 persone di cui 35.000 rimangono senza casa. Una scossa del nono grado della scala Mercalli distrugge tutto, poi le successive 29 di assestamento sbriciolano quanto rimasto in piedi per completare la sciagura.

Fin dal giorno seguente inizia una storia di ricostruzione completamente differente daquelle che hanno seguito (e che seguiranno) altre catastrofi simili. L’intervento delle Forze Armate, la mobilitazione delle associazioni di solidarietà, dei giornali, dei cittadini comuni delle altre regioni, ma soprattutto lo spirito d’iniziativa e di reazione delle popolazioni locali, renderanno il Friuli un capitolo a parte della storia delle ricostruzioni italiane. In pochi
anni l’intera regione verrà rimessa in sesto grazie alla laboriosità dei propri abitanti, abili ad utilizzare con velocità e intelligenza i fondi messi a disposizione. In poco tempo l’economia friulana riprende a funzionare e, negli anni Ottanta, inizia addirittura a galoppare. Il Friuli rimarrà sempre un esempio di come si possa reagire ad una tragedia simile, diventando anche un efficace e indiscutibile argomento polemico di un certo anti meridionalismo sviluppatosi nel Nord est e trasformatosi poi in leghismo, che contrapporrà lo spirito di iniziativa dei settentrionali a quanto avviene solitamente al Sud. Un raffronto se vogliamo un po’ grossolano, che avrà come appiglio lo scandalo della ricostruzione nell’Irpinia terremotata di quattro anni dopo. Una storia ben diversa da quella friulana.

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