INDRO MONTANELLI: “TURATEVI IL NASO MA VOTATE DC!”

Senza un Esecutivo operativo la nazione si prepara a vivere l’usuale festa del primo maggio, con le solite manifestazioni di propaganda anti-capitalista orchestrate da coloro che, in segreto, stanno appoggiando le politiche d’austerità volute proprio dalla parte avversa! Dopo quasi quarant’anni ai festeggiamenti si unisce anche la Spagna, nazione sulla quale è concentrata anche l’attenzione degli appassionati di Formula 1 in quanto il giorno successivo verrà disputato il quarto Gran Premio stagionale.

Dopo la tragedia dell’anno precedente viene abbandonato il pericoloso circuito del Montjuich in favore di quello più tradizionale di Jarama, sito nelle vicinanze di Madrid.

Fin dalle prove c’è grande curiosità attorno alla grande novità tecnica rappresentata dall’esordiente Tyrrell P34, la prima vettura di Formula 1 a sei ruote, quattro davanti messe in linea e due dietro. Nonostante le buone potenzialità, l’esperimento non darà i frutti sperati. Tuttavia la scuderia inglese entrerà nell’immaginario di molti ragazzini dell’epoca che, da Babbo Natale o altri aiutanti, riceveranno in dono il modellino in scala. Pure la Ferrari presenta un nuovo modello: la 312 T2, evoluzione della vincente 312 T.

Ancora Hunt in pole e Lauda secondo. La P34, usata dal solo Patrick Depailler (Scheckter preferisce per il momento la vecchia 007) ottiene un ottimo terzo posto; Mass completa la seconda fila, Brambilla è sesto, subito dietro Regazzoni, mentre i piloti non qualificati sono sei.

Lauda conduce per i primi 31 giri poi viene sorpassato da Hunt che vince la prima gara della stagione dopo aver già conquistato ben tre pole. Sul gradino più basso del podio sale lo svedese Gunnar Nilsson, il quale per la prima volta in carriera partecipa da protagonista all’usuale festa di premiazione a fianco del vincitore. Va a punti anche Chris Amon con l’Ensign seguito dalle due Brabham motorizzate Alfa Romeo. Sono passati circa 25 anni, Gran Premio di Spagna 1951, da quando la casa di Arese ha conquistato gli ultimi punti nel mondiale di Formula 1.

Mentre i bolidi rientrano ai box, in Italia scendono in campo i protagonisti della serie A per un’altra giornata ad alta tensione.
28a GIORNATA: domenica 2 maggio 1976

Bologna – Juventus 1-4

36′ Gori, 58′ Massimelli (BO), 69′ aut. Mancini, 75′ e 87′ Bettega

Como – Verona 2-1

33′ Scanziani, 40′ Sirena (VE), 56′ aut. Zigoni

Fiorentina – Lazio 4-3

6′ Giordano (LA), 19′ Caso, 43′ aut. Martini, 50′ Garlaschelli (LA), 57′ Desolati rig., 65′ Caso, 83′ D’Amico (LA) rig.

Milan – Cesena 2-1

35′ Biasiolo, 80′ De Nadai, 84′ Urban (CE)

Perugia – Inter 1-1

35′ Fedele, 51′ Ciccotelli (PE)

Roma – Napoli 0-3

10′ Sperotto, 42′ e 62′ Savoldi rig.

Sampdoria – Ascoli 1-0

18′ Saltutti

Torino – Cagliari 5-1

39′ Pecci, 51′ Graziani, 57′ Zaccarelli, 70′ Leschio (CA), 79′ e 82′ Pulici rig.

CLASSIFICA:

Torino 43; Juventus 41; Milan 38; Napoli 34; Inter 33; Bologna 31; Cesena e Perugia 29; Fiorentina 26; Roma 24; Sampdoria e Verona 22; Ascoli 21; Como e Lazio 20; Cagliari 15.
Due verdetti caratterizzano questa giornata: lo scudetto rimarrà sicuramente a Torino, mentre un’intera regione piange la retrocessione della squadra che per dodici anni ne ha rappresentato un vanto. Al Comunale termina la bella favola del Cagliari pesantemente sconfitto da un gruppo che si prepara a viverne un’altra. Con questa vittoria il Torino dimostra di non essere esclusivamente Graziani-Pulici, bensì un gruppo unito capace d’esprimere un gioco esaltante. Rigide marcature in difesa e pressing asfissiante a centrocampo sono i marchi di fabbrica del gioco voluto da Gigi Radice.

Nonostante la grande vittoria i granata sono costretti a temere il ritorno della Juventus capace di andare a strapazzare il Bologna a domicilio, compromettendo la qualificazione dei rosso-blu emiliani alla prossima Coppa Uefa. Il risultato viene invece raggiunto matematicamente dal Milan abile nell’imporsi sulla rivelazione Cesena.

In coda il Como ottiene una vittoria fondamentale sul Verona che riporta incredibilmente i lariani nella mischia affiancandoli alla Lazio, sconfitta dalla Fiorentina la quale si toglie momentaneamente dai guai.

Se i bianc’azzurri capitolini piangono, non ridono nemmeno gli odiati cugini giunti a questo finale di stagione col fiato corto. La pesante sconfitta interna subita contro il Napoli ha messo nei guai gli uomini allenati da Niels Liedholm.

Mentre si commenta questa splendida giornata di campionato caratterizzata da ben 30 reti – roba da altri tempi! – Dalla spagna giunge una notizia clamorosa: il vincitore del Gran Premio James Hunt e il francese della Liger Jaques Laffite sono squalificati. Gioiscono i tifosi della Ferrari che vedono trionfare Nicky Lauda, sempre più leader incontrastato della classifica piloti. Naturalmente la scuderia inglese presenterà ricorso.

La settimana si apre con la decisione del Presidente della Repubblica Giovanni Leone di sciogliere le Camere e di indire nuove elezioni anticipate. Certamente il Capo di Stato ha dovuto constatare l’impossibilità di formare un nuovo esecutivo, sia per la volontà del Partito Socialista di rimanere all’opposizione, sia per le gravi spaccature all’interno della Democrazia Cristiana stessa. Lo Stato sembra quanto mai assente e lontano dalle esigenze dei cittadini, se non fosse per i continui processi contro i brigatisti. Il 4 maggio a Torino, nel processo contro esponenti neofascisti di Ordine Nuovo: vengono comminate nove condanne e trentadue assoluzioni

Tuttavia l’avvenimento del giorno è costituito dall’editoriale pubblicato dal Giornale e firmato dall’allora direttore Indro Montanelli, articolo destinato ad entrare nella storia del giornalismo moderno. Siamo già in clima elezioni. Commentando la decisione presa il giorno prima da Leone, il giornalista toscano scrive:

Il pezzo prosegue su questa linea raggiungendo l’apice col celeberrimo slogan:

parole che faranno del giornalista uno degli obbiettivi delle brigate rosse.

Il giorno dopo i risultati di una inchiesta condotta a Torino dal giudice istruttore LUCIANO VIOLANTE rivelano un inquietante risvolto politico che portano all’arresto dell’ex ambasciatoreEdgardo Sogno, eroe della Resistenza, accusato di aver schedato negli anni del dopoguerra: lavoratori della Fiat, sindacalisti e
politici della sinistra, in vista di un “golpe” atto ad eliminare il partito comunista in Italia nel preciso momento in cui un forte potere presidenziale con un suo decreto lo avesse messo fuorilegge. Si tratta di un’azione da molti auspicata e voluta, tanto che vari apparati clandestini armati della DC erano già pronti ad appoggiarla. Gli stessi Gedda, Andreotti, Cossiga non hanno mai smentito questa eventualità.

Successivamente l’inchiesta verrà tolta a Violante e trasferita per competenza a Roma e, pur confermando i reati attribuiti, Sogno e compagni verranno rimessi in libertà, per essere assolti nel 1978 dalla Corte di Cassazione.

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