CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1976-77

Ormai, sul far dell’estate, va in archivio il campionato più bello dell’ultimo quarto del XX secolo. Mai era accaduto (e sinceramente deve ancora

accadere) che due squadre si contendessero lo scudetto giocando un’intera stagione a così alti livelli. Normalmente il Torino, quest’anno secondo, avrebbe riconfermato

il suo titolo con almeno otto punti di distacco su una seconda di altissimo livello, e invece ai granata non è bastato il miglior attacco e la miglior difesa e nemmeno

la mantenuta inviolabilità del proprio terreno.

Con la vittoria ottenuta in Coppa Uefa, impresa che ad una squadra italiana non riusciva da quattro stagioni, la Juventus ha sancito la bontà del proprio progetto.

Probabilmente meno spettacolare rispetto al Torino, la formazione juventina costituisce un complesso granitico. Davanti a Zoff scendono in campo nove autentici

guerrieri e un poeta del calcio. Franco Causio, per anni ritenuto il “brasiliano d’Italia” è l’elemento tecnicamente più dotato degli undici titolari. La difesa è

impergnata sulla maestria di Gaetano Scirea autentico regista di un reparto che può contare sulla forza fisica di Claudio Gentile, Antonello Cuccureddu, nonché sull’

esperienza di Francesco Morini. A centrocampo il trio di gladiatori Furino-Benetti-Tardelli copre le spalle appunto aCausio, libero di inventare per la potente coppia

d’attacco composta da Bettega e Boninsegna, autentico combattente d’area di rigore. Anche la nazionale pesca a piene mani da questo gruppo.

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