LA FINE DELLA GUERRA IN VIETNHAM, IL DIROTTAMENTO DEL BOING ISRAELIANO E L’ESPLOSIONE DI BYORN BORG

Assegnata al Napoli la Coppa Italia, ultimo trofeo stagionale, per i calciatori arriva il momento del meritato riposo prima di riprendere la preparazione in vista di un’altra stagione che si ripropone ricca di avvenimenti. Attorno al già dorato mondo del pallone la vita continua, le vicende iniziano, si sviluppano e, bene o male, trovano la loro conclusione. Il 2 luglio, infatti, viene posta la parola fine, ad una delle tragedie più gravi dell’intero XX secolo. Dopo oltre vent’anni, culminati con una guerra decennale, il Vietnam torna ad essere una nazione unita sotto un governo di matrice comunista. I nuovi dirigenti trovano un Paese da ricostruire che ha perso oltre un milione di abitanti e con altri milioni di mutilati. Non bastasse, il territorio è devastato dai gas con il quali le truppe statunitensi cercavano di stanare i gueriglieri dalle fitte foreste. Migliaia di chilometri quadrati inutilizzabili anche per gli ingenti quantitativi di mine anti-uomo disseminate e causa di altre mutilazioni negli anni. Questo è il cammino che deve intraprendere una nazione dichiarata vincitrice, senza aver ottenuto vantaggi apparenti da una simile affermazione!

Il giorno successivo negli Stati Uniti, pronti a festeggiare il bicentenario della loro indipendenza, la Corte Suprema decide che la pena di morte non è intrinsecamente crudele o inusuale e che è una forma punitiva costituzionalmente accettabile. Riprende una pratica destinata a sollevare un mare di polemiche.

Storie che iniziano, storie che terminano, dicevamo! Ad Entebbe, capitale dell’Uganda, una delle nazioni più povere del pianeta retta da una dittatura crudele e sanguinaria, l’intervento dei reparti speciali israeliani pone fine ad una vicenda che da giorni sta tenendo in apprensione il mondo intero. Un gruppo di terroristi palestinesi ha dirottato un Boing dell’Air France partito da Tel Haviv con centinaia di passeggeri a bordo, la maggior parte dei quali cittadini israeliani. A corto di carburante ed incassato il rifiuto di molte nazioni arabe, all’aereo viene permesso di atterrare sul suolo ugandese. A questo punto la vicenda si complica: volendo ottenere vantaggi per il proprio Paese, le autorità del posto decidono d’intervenire nell’operazione avanzando a loro volta delle richieste per lasciar liberi gli ostaggi, uomini per la maggior parte, in quanto, nel frattempo, il dittatore locale ha imposto ai dirottatori il rilascio di donne e bambini. Nel mondo si teme e in Israele si dibatte, soprattutto nelle alte sfere si decide come risolvere la situazione. Da una parte c’è il partito della trattativa, dall’altra quello dell’azione. Alla fine, capeggiato dal futuro Primo Ministro Sharon, prevale quest’ultimo. In questo 3 luglio reparti speciali della polizia israeliana fanno irruzione sulla pista dell’Areoporto di Entebbe. Seguono minuti di paura: tutto sommato il bilancio è meno drammatico di quanto sarebbe potuto essere (nella mente di tutti c’è ancora la carneficina seguita al rapimento degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco); si conta un morto tra i passeggeri – ne vengono liberati 103 – mentre sono molto più ingenti le perdite tra le file dei terroristi e dell’esercito ugandese.

Mentre tutto ciò accade, il mondo dello sport assiste alla nascita di un nuovo mito: il ventunenne tennista svedese BjorBorg vince il Torneo di Wimbledon. E’ soltanto la prima delle sue cinque affermazioni sull’erba del tempio mondiale della racchetta. Inizia qui una carriera tanto luminosa, quanto breve, che lo vedrà rimanere per i prossimi cinque anni ai vertici del tennis mondiale vincendo ben 11 tornei del Grande Slam. A soli 26 anni, ricco, giovane e famoso, decide di dire basta. Anni dopo, quasi in miseria, tenterà di ritornare sui campi per ricostruirsi una carriera e per rimpolpare le sue finanze, ma saprà solamente suscitare una grande nostalgia per il campione ch’era stato.
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