LA SCOMPARSA DI MAO TZE TUNG E IL RITORNO DI NICKY LAUDA

La settimana si apre con un altro fatto di cronaca nera che, per altro, non ha nessun collegamento con le fazioni estremiste che stanno seminando il terrore in Italia. A Rufina un contadino impazzito uccide Clarice Benini, la più grande scacchista italiana.

Sempre in questi giorni, però, lascia questo mondo uno dei personaggi che, riprendendo un concetto caro a Manzoni, ha fatto la storia del XX secolo. diventando, suo malgrado, una delle cause dei disordini che sconvolgono le piazze italiane. il 9 settembre muore all’età di 82 anni Mao Tse-Tung, leader della
Cina moderna. Sono passati 27 anni da quando lo statista, subito dopo la fine della II Guerra Mondiale, ha proclamato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Nel 1966 ha scatenato la “Rivoluzione culturale” a sostegno delle classi rurali d’ispirazione sociale e militare ispirata dalla sua strategia, divenuta tuttavia contraddittoria in questi ultimi anni della sua vita. Mao, infatti, è al vertice di un regime, che tuttavia gli è sfuggito di mano e, resosi conto di ciò, è diventato anche il capo dei ribelli. In Cina, infatti, si è creata una società frustrante ed autoritaria che come in Russia, nel dopo Lenin, (ma anche in tutte le repubbliche d’ispirazione marxista) ha fatto dei gruppi dirigenti una classe privilegiata pronta a difendere con i denti quanto ottenuto, ricorrendo, laddove necessario, a metodi tipicamente fascisti, infischiandosene bellamente dell’eguaglianza sociale. A questi si aggiungono anche i grandi proprietari terrieri, casta per nulla toccata da Mao, i quali hanno conservato proprietà e castelli, in ossequio alla millenaria regola non scritta secondo cui, affinché una “Rivoluzione” possa andare a buon fine, è necessario ottenere l’appoggio dell’alta borghesia.

La morte di Mao avviene nove mesi dopo quella del suo principale collaboratore e Primo Ministro Chou En Lai. Per la successione alle due cariche si scatenerà una violenta campagna ideologica contro coloro che si sono messi sulla via Capitalista.

In questo mercoledì quattro squadre tornano in campo per recuperare gli incontri di Coppa Italia. Con identico punteggio, 3 a 0, l’Inter batte il Varese, mentre il Torino si riprende dalla sconfitta di Lecce superando il Foggia neo promosso.

Il giorno successivo desta impressione quanto accade nel cielo di Zagabria. Un Trident britannico e un DC9 jugoslavo si scontrano in volo causando 176 vittime. Anche il cielo inizia ad essere troppo trafficato!

Per gli appassionati italiani di automobilismo arriva il momento del principale avvenimento dell’anno: il Gran Premio di Monza. I tifosi della Ferrari tornano a sognare: un piccolo grande miracolo vede protagonista Niki Lauda che a soli 37 giorni dal terrificante incidente del Nürburgring decide di ritornare alle corse. Le condizioni dell’austriaco però sono alquanto precarie. È necessario infatti modificargli il casco per cercare di limitare
le perdite di sangue causate dallo sfregamento dello stesso sulle ferite del volto non ancora rimarginate . La casa di Maranello si è comunque tutelata per tentare di vincere almeno il titolo costruttori e iscrive una terza vettura affidata a Carlos Reutemann, che abbandona così la poco competitiva Brabham. Al suo posto va Rolf Stommelen.

La pista è leggermente modificata rispetto all’edizione del 1975: viene ridisegnata la prima chicane (variante Goodyear), inserendo un doppio destra-sinistra che rallenta maggiormente le vetture.

In prova gioisce la Francia: Jaques Laffite, a bordo della sorprendente Liger, conquista la pole; è la prima sia per lui, sia per la sorprendente scuderia transalpina. E’ affiancato da Jody Scheckter, Pace e Depailler. Lauda è incredibilmente quinto, primo delle tre Ferrari (sarà l’ultima volta che la Ferrari porterà in gara tre
vetture).

In un campionato pieno di polemiche, anche la corsa di Monza non può fare eccezione: al termine delle prove del sabato vengono effettuati alcuni controlli sulle benzine utilizzate dai concorrenti. Il carburante che alimenta McLaren e Penske risulta ‘non conforme’ per eccesso di ottani rispetto alla normativa vigente in
Italia. Per questo i tempi fatti segnare al sabato vengono cancellati e vengono tenuti validi quelli, altissimi causa pista bagnata, del venerdì. Ne consegue che James Hunt, Jochen Mass e
John Watson si trovano così retrocessi in fondo alla classifica e non qualificati. Vane le proteste del team manager della McLaren, Teddy Mayer, che si giustifica dicendo che tale benzina è regolare nel
Regno Unito, dove è stata acquistata.

I colpi di scena non finiscono : guarda caso Edwards da forfait per un dolore a un polso, Merzario decide di non prendere parte alla corsa, mentre Stuppacher ha già abbandonato il circuito convinto di non essersi qualificato. Ciò permette di riammettere i tre (Hunt, Mass e Watson), esclusi solo qualche ora prima, ma costretti a partire dalle retrovie. Fosse successo una cosa del genere nel mondo del calcio, si parlerebbe quanto meno di arbitraggio casalingo!

Scheckter parte bene e, al termine del giro 1, è in testa davanti a Laffite, Depailler, Peterson, Reutemann e Pace. Lauda sconta un cattivo avvio ed è appena dodicesimo. L’austriaco sarà protagonista di un buon recupero, così come Hunt che è 12esimo quando è costretto al ritiro per un’uscita di pista.

Peterson passa al comando all’undicesimo giro, Depailler che scavalca Scheckter è secondo, mentre Regazzoni scavalca prima Reutemann poi Laffite, ed infine Scheckter. Grazie ad un errore, Lauda supera Vittorio Brambilla ed entra in zona punti.

Al venticinquesimo giro comincia a piovere sul circuito, tanto che viene esposta l’indicazione che la gara verrà presto interrotta: Fittipaldi, Lunger e Jones si fermano ai box e Laffite, in lotta con Regazzoni, rallenta e viene scavalcato da Scheckter. La pioggia però termina quasi subito e la gara prosegue regolarmente anche se, ovviamente, non mancheranno le polemiche.

Lauda continua nella rincorsa scavalcando Scheckter (già passato anche da Laffite); rallenta Depailler che si fa superare da Regazzoni, Laffite e Lauda.

Vince Peterson su un circuito che lui ama, essendo questo il suo terzo successo a Monza. Lauda quarto compie un’impresa stoica destinata a rimanere negli annali degli sport motoristici. I tre punti conquistati gli permettono tra l’altro di allungare in classifica su James Hunt.

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