MILAN-ATLETICO BILBAO 3-1: L’IMPRESA SFIORATA

La settimana che porta dritta al derby di Torino, in questi anni probabilmente la partita chiave dell’intero campionato, vede entrare nuovamente in scena i gruppi armati che stanno seminando il terrore nel Paese. Uno di questi il 29 novembre assalta l’Associazione Dirigenti della FIAT: del nucleo fanno parte Roberto Sandalo
e Marco Donat Cattin, figlio dell’importantissimo esponente politico democristiano Carlo, uno degli uomini emergenti del partito. Si tratta della prima azione ad essere rivendicata dall’organizzazione terroristica
Prima Linea

La notizia desta grande sensazione: a questo punto saltano tutti gli schemi ideologici che sembravano stare dietro le azioni terroristiche: sembra di tornare indietro di trent’anni quando i figli combattevano i padri e viceversa.

Intanto sembra trovare una sua logica conclusione un altro grande avvenimento che ha caratterizzato quasi tutto questo 1976: si tratta dello scandalo Lockheed.


Il 30 novembre, infatti, la commissione inquirente presieduta da MINO MARTINAZZOLI mette sotto accusa per corruzione MARIO TANASSI, MARIANO RUMOR e LUIGI GUI. A febbraio sono già stati emessi dei mandati di cattura nei confronti di Lefebvre, faccendiere della Loeckheed. Successivamente gli stessi provvedimenti hanno riguardato anche Camillo Crociani, dirigente della Finmeccanica, il quale, però, ha fatto giusto in tempo a riparare all’estero, e il generale Duilio Fanali, capo di stato maggiore dell’aeronautica.

Il Parlamento sarà chiamato a decidere sul destino dei tre uomini politici.

Nel giorno in cui l’Angola inizia a far parte dell’ONU, 1 dicembre, la FIAT annuncia l’entrata nel capitale dell’azienda della Libia del colonnello
Gheddafi. L’ex colonia italiana, attraverso la propria banca nazionale, investe nellacasa torinese ben 415 milioni di dollari ed insedia due suoi uomini nel Consiglio di amministrazione.


Si tratta di una mossa imbarazzante, soprattutto nei confronti dell’alleato statunitense, ormai ai ferri corti con la Libia. La decisione della casa piemontese, però, è il risultato dell'”allegra finanza” di stato che da una parte alimenta il sottobosco dell’economia italiana, mentre dall’altra nega crediti per gli investimenti produttivi nelle
grandi aziende costrette a ricorrere a soci alquanto anomali e, come nel caso appena citato, quasi imbarazzanti.

Gli eserciti, intanto, non salgono al potere solo in America Latina: in questo primo dicembre in Bangladesh il generale Ziaur Rahaman si mette al comando di una delle nazioni più povere della Terra.

Il giorno successivo il calcio italiano piange Tommaso Maestrelli, spirato dopo una lunga malattia. E’ stata la vera anima della Lazio vincitrice dello scudetto nel 1974.

Il 3 dicembre Fidel Castro, il “leader maximo” della rivoluzione cubana, diventa presidente del consiglio di stato e del consiglio dei ministri del Paese caraibico. Ormai ha acquisito un grande potere, ma questo gli è stato dato con una parvenza di democrazia. Ben diverso è l’atteggiamento del dittatore della Repubblica Centrafricana Jean Bedel Bokassa che il 4 si autonomina imperatore con il titolo di
Bokassa I. Di lui è nota la crudeltà, tanto che alcuni arrivano ad ipotizzare che tra i tanti reati commessi ci sia anche quello di cannibalismo.
8a GIORNATA: domenica 5 dicembre 1976

Bologna – Genoa 0-0

Fiorentina – Foggia 4-1

19′ Rossinelli, 44′ Ripa (FO), 58′ Antognoni, 67′ aut. Scala, 83′ Casarsa

Inter – Lazio 1-1

66′ Marini (IN), 78′ Giordano

Juventus – Torino 0-2

19′ Graziani, 79′ Pulici

Napoli – Cesena 3-1

32′ Massa, 61′ aut. Beatrice, 71′ Chiarugi, 85′ Bonci (CE)

Perugia – Catanzaro 1-1

23′ aut. Silipo (PE), 85′ Banelli

Roma – Milan 1-1

7′ Silva, 16′ Di Bartolomei (RM)

Sampdoria – Verona 3-1

2′, 4′ e 82′ Bresciani rig., 86′ Busatta (VE)

CLASSIFICA:

Torino 15; Juventus 14; Lazio e Napoli 11; Fiorentina 9; Inter, Perugia e Roma 8; Bologna, Milan e Sampdoria 7; Catanzaro e Verona 6; Foggia 5; Genoa 4; Cesena 2.
Tornano i “gemelli del gol” e il Toro balza al comando. Contro i cugini gli uomini di Trapattoni, finora una macchina praticamente perfetta, smarriscono la loro proverbiale quadratura. Alcuni calciatori della Juventus, anni dopo sosterrranno di soffrire enormemente la pressione data dagli scontri con la bella squadra costruita da “Gigi” Radice

Dietro la Lazio non passa a Milano e viene raggiunta dalla Fiorentina. Tuttavia il distacco tra le torinesi e le altre è enorme. Probabilmente si assisterà ad una ed infinita volata a due per la conquista del titolo.

In settimana tornano le coppe europee, le quali per altro vivono il loro ultimo atto del 1976, ma il giorno prima apre la stagione della Scala di Milano. L’inaugurazione costituisce da anni uno degli appuntamenti più importanti del Get Set italiano. Contemporaneamente lo è diventato pure per le migliaia di contestatori che, in una sola serata, trovano belli e serviti su un piatto d’argento tutti i simboli di quella società che vorrebbero rovesciare. Signori in smoking e dame impellicciate diventano facile bersaglio di lanci di uova marce e quant’altro. Quest’anno però c’è una novità: entrano in scena le bottiglie molotov, queste riservate alla polizia schierata a protezione della buona società. Il 1977 è alle porte!

Il giorno successivo, mentre gli italiani si godono la prima festività di dicembre, Milan e Juventus scendono in campo per chiudere la loro annata di coppe. In Ucraina i bianconeri escono sconfitti per 1 a 0, ma la larga vittoria ottenuta nella gara d’andata rende innoquo questo passo falso.

Ben altro pathos si respira a San Siro. Il Milan è chiamato a compiere un’impresa che, alla luce dei recenti risultati in campionato, ai più sembra impossibile. L’Atletico Bilbao è squadra ostica, ma lontana dalle mura di casa soffre. Certo che recuperare tre gol ad una delle migliori compagini del panorama iberico, senza subirne alcuno, sarebbe un’impresa da tramandare in eterno ai posteri!

Marchioro lascia in panchina per tutto il primo tempo Calloni, unica punta vera dell’organico rossonero, e il risultato ristagna sullo 0-0. I secondi 45 minuti sembrano ormai una pura formalità da espletare prima dell’inevitabile eliminazione. Con l’ingresso dell’ex attaccante del Varese, il Milan cambia marcia, va sul 2-0 in pochi minuti e acciuffa il gol qualificazione a sette dal termine con un rigore trasformato dallo stesso Calloni, accordato per un dubbio fallo su Rivera. Sembra l’episodio che potrebbe cambiare il destino di una stagione iniziata col piede giusto, ma diventata grigia. Invece i tifosi milanisti saranno costretti a soffrire ancora, a partire da quanto accade a due minuti dal termine di questa esaltante gara di dicembre. Bigon batte una punizione per il Milan da metà campo
verso Albertosi appostato fuori area; il portiere serve il terzino destro Sabadini, il quale però si complica la vita tentando un inutile dribbling sull’attaccante basco Rojo che ruba palla involandosi in area dove finisce a terra dopo un contrasto veniale con Bigon. Madariaga trasforma il penalty e il Milan è fuori. Per cinque minuti gli uomini di Marchioro sono entrati nella storia.

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