COMPROMESSO STORICO: IL PCI NELLA BUFERA!

Il 1977 è uno degli anni più travagliati della storia della Repubblica Italiana; con l’inflazione che viaggia quasi al 20 per cento annuo, con una crisi economica lontana dall’essere risolta e con il terrorismo che sta raggiungendo il suo culmine, motivi per gioire ve ne sono pochi. Il governo dell’”astensione” fa quello che può per risolvere i problemi prendendo, con l’avvallo del Partito Comunista, provvedimenti decisamente impopolari, con la continua promessa di misure che compenseranno i sacrifici richiesti. In queste prime settimane d’estate proprio il PCI si trova sotto l’occhio del ciclone della critica per la sua linea morbida, fatta di continui appelli a larghe maggioranze di solidarietà. In realtà gli anomali accordi di politica economica che stanno caratterizzando quest’ultimo anno sembrano insufficienti, anche perché, al momento di diventare operativi, si scontrano con ritardi burocratici più o meno voluti, che ne sviliscono l’efficacia.

Altro grave problema sul tavolo del governo è quello della casa; si parla di equo canone e di blocco dei fitti, ma la ripercussione immediata è che si blocca tutta l’edilizia a causa della disincentivazione sugli investimenti immobiliari, non dei piccoli, che seguitano a tenere alta la domanda per il semplice motivo per cui chi ha qualche soldo non vuole farsi erodere dall’inflazione, ma dei grandi capitalisti. Il governo emanerà un piano triennale per la casa che prevederebbe la costruzione di 600.000 alloggi con uno stanziamento di quattromila miliardi. Si arriverà ad un quarto degli alloggi costruiti nell’arco di ben otto anni, coi finanziamenti dilapidati in mille rivoli, mentre per molti pagare un affitto continuerà ad essere un problema pressoché insormontabile.

Come detto il maggiore partito d’opposizione sta incassando critiche a 360 gradi: addirittura dalle pagine dell’Unità sono già arrivate quelle di Giorgio Amendola, uno dei leader storici e quelle dei sindacati. Ora giungono, roventi ed inquietanti, quelle degli intellettuali francesi Sartre, Foucault, Guattari, Barthes e Deleuze che appoggiano e sottoscrivono un appello della comunista italiana MACCIOCCHI. Le accuse sono pesanti: si lamentano della repressione che i comunisti fanno nei confronti dei dissidenti alla linea del partito e al compromesso e affermano che, per la classe operaia, i berlingueriani sarebbero diventati gli uomini della “Nuova polizia”. Le polemiche si fanno accese con lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia che, su La stampa di Torino, rincara la dose con un articolo perfettamente allineato sulle posizioni degli intellettuali francesi.

Nel frattempo i gruppi di estremisti aumentano di numero e le imprese terroristiche pure. Nè le istituzioni, nè i politici e nemmeno i sociologi di questo periodo, così come quelli che negli anni successivi studieranno il fenomeno di questi anni bui, riescono ad inventariare i primi o capire le radici culturali e le motivazioni dei militanti spinti a commettere omicidi.
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