LA FINE POLITICA DI MARIANO RUMOR

Il 16 settembre, intanto, il famoso processo di Catanzaro, dove si cerca di far luce sulla strage di Piazza Fontana, vive una giornata storica, non solo per l’economia del dibattimento stesso, ma anche per l’intera vita politica del Paese. Sul banco degli imputati sale Mariano Rumor, l’ex Presidente del Consiglio già indagato per lo scandalo Lockheed. La sua difesa sconcerta l’aula del tribunale. A una lunga serie di domande degli inquirenti, risponde con un’altrettanto lunga serie di banalissimi:

Davanti alla Corte si sono già presentati Andreotti, Zagari, Miceli, Tanassi, Henke, le cui deposizioni si sono rivelate fortemente in contraddizione con quelle di Rumor, tanto da insinuare nel Procuratore generale la netta sensazione che qualcuno deve per forza avere mentito. Pertanto, valutate le risposte di Rumor, ne chiede l’incriminazione per reticenza. Il processo proseguirà per anni, segnando la fine politica dello statista vicentino.

Se alla fine il processo di Catanzaro non ha chiarito i fatti di Milano del 12 dicembre del 1969, è servito a portare alla luce molti inquietanti retroscena della politica oscura riguardante gli anni del fantomatico Golpe e quelli della strategia della tensione, con il coinvolgimento di uomini dei servizi segreti.

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE

Lascia un commento