L’AGGUATO A CARLO CASALEGNO: IL TERRORISMO MIRA SEMPRE PIÙ IN ALTO

A richiamare tutti alla realtà, Buriani compreso, è quanto accade il 16 novembre. A Torino viene ferito gravemente CARLO CASALEGNO, vicedirettore

della Stampa. I terroristi delle Brigate Rosse lo hanno colpito con quattro
pallottole. Questa volta non hanno mirato alle gambe, bensì a parti vitali con la precisa intenzione di ucciderlo, sparandogli a bruciapelo, in faccia sulla soglia di

casa.

In realtà il giornalista è da tempo nel mirino delle Brigate rosse, soprattutto dopo la pubblicazione di alcuni suoi articoli, tanto che, da qualche giorno, gli è stata assegnata una scorta, dopo una

serie di minacce e una bomba al giornale. Un improvviso mal di denti, però, l’ha tradito, costringendolo a recarsi dal dentista senza protezione. Da tempo sorvegliato, al ritorno a casa sull’uscio ha trovato i suoi carnefici.

In serata la nazionale azzurra scende nuovamente in campo per affrontare l’Inghilterra. Reduci da quattro vittorie consecutive nel girone di qualificazione, compresa quella di Roma contro Keegan e compagni, gli azzurri si presentano a Londra potendo amministrare un cospicuo vantaggio dato anche dai larghi successi contro Finlandia e Lussemburgo.

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Fedele ad una filosofia che ne caratterizzerà l’intera permanenza sulla panchina azzurra, Bearzot riconferma quella che rlui ritiene essere la sua formazione tipo. L’

unica novità è la presenza in panchina di Fabio Capello.

Anche i padroni di casa si rendono conto che la loro situazione è compromessa, tanto che la federazione inglese sta già pensando al futuro avendo affidato la

conduzione tecnica a Robert Greenwood.

347: Londra (Wembley Stadium) -mercoledì 16 novembre 1977 – ore 19,45

INGHILTERRA – ITALIA 2-0 (C.M.Q: gir. 2, 5agara)

RETI: 11′ Keegan, 80′ Brooking

INGHILTERRA: Clemence, Neal, Cherry, Wilkins, Watson, Hughes (cap.), Keegan (83′ Francis), Coppell, Latchford (75′ Pearson), Brooking, Barnes. C.T.: R. Greenwood.

A disposizione: Shilton, Bonds, Talbot.

ITALIA: Zoff (Juventus) 60, Tardelli (Juventus) 14, Gentile (Juventus) 11, Benetti (Juventus) 37, Mozzini (Torino) 6, Facchetti (Inter) 94 (cap.) (83′ Cuccureddu

(Juventus) 5), Causio (Juventus) 31, Zaccarelli (Torino) 11, Graziani (Torino) 19 (46′ C. Sala (Torino) 12), Antognoni (Fiorentina) 24, Bettega (Juventus) 13. C.T.:

E. Bearzot.

A disposizione: Castellini (Torino), Capello (Milan), Pulici (Torino).

ARBITRO: Palotai (Ungheria).

SPETTATORI: 92.500

Mancano sette minuti al termine, 180 secondi prima Trevor Brooking ha realizzato la rete del 2 a 0 per i padroni di casa, impresa buona solo per le

statistiche e per l’onore calcistico della Terra d’Albione da questa sera un po’ meno ofuscato, quando Antonello Cuccureddu fa il suo ingresso in campo. A dargli la

mano e un sentito “in bocca al lupo”, è Giacinto Facchetti, il quale chiude in questa serata il suo lunghissimo rapporto con la nazionale. Il difensore interista è stato per anni il “capitano” per antonomasia stabilendo un record di presenze destinato a durare ancora molti anni.

Il saluto di Facchetti e la sconfitta della nazionale passano immediatamente in secondo piano di fronte a quanto accaduto a Torino e di fronte a quanto deve ancora

succedere.

Questo è il corsivo col quale “Il Manifesto” commenta il ferimento del direttore de’ “La Stampa”. La “mattanza” continua però a Genova: questa volta il bersaglio

cambia. Non si tratta più di un giornalista visto, come scritto nel comunicato con cui si rivendica il ferimento a Casalegno, come:

ma di un dirigente dell’Ansaldo e anche docente universitario, simpatizzante, militante e iscritto al PCI. CARLO

CASTELLANO subisce Una “gambizzazione” inspiegabile ai più razionali.

L’episodio di Genova rinvigorisce il timore di essere ormai tutti a rischio. Ci si rende conto di dover combattere contro forze non più mosse da spinte ideologiche, ma

da una pura sete di violenza irrazionale. A questo punto gli obbiettivi non sembrano nemmeno politici; a Genova è stata ammazzata una personalità di cui nemmeno i più

politicizzati che risiedono a cento chilometri di distanza, conoscono l’esistenza e che cosa rappresenti nel quadro della lotta sociale.

Si è di fronte ad un’irrazionalità che in certi soggetti sfiora la follia. Manca soltanto che il figlio spari in faccia al padre, il momento non è lontano! Dentro

alcune bande armate non è raro trovare figli di uomini di alta levatura politica. In questo 17 novembre a Roma piovono i primi mandati di cattura su 89 militanti,

accusati di “istigare” alla rivolta i soldati nelle caserme. Fra questi troviamo i due Taviani, fratello e sorella, figli del potentissimo è più
volte ministro degli interni della DC, PAOLO EMILIO TAVIANI.
Dentro Prima Linea opera, seminando violenza e terrore, MARCO DONAT CATTIN, figlio di CARLO, anche lui grande esponente della DC con una sua corrente, anche lui più

volte ministro e attualmente ministro del Lavoro dentro il governo Andreotti. Il suo rampollo farà parte
del commando che assassinerà il sostituto procuratore della repubblica di Milano EMILIO ALESSANDRINI in procinto d’indagare su Piazza Fontana e sul banchiere
Roberto Calvi.

Il giorno successivo l’Italia chiude un’altro conto col Ventennio fascista. Viene infatti emanata la legge n. 902, che attribuisce i patrimoni delle organizzazioni

sindacali fasciste alle più importanti federazioni del presente.

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