CESARE BUTTI

Nasce a Ghiffa il 5 maggio 1951. Inizia a dare i primi calci al pallone nel Verbania inSerie C avendo Pippo Marchioro come allenatore ed Osvaldo Bagnoli come compagno di squadra. Nel 1972 viene ceduto al Bari in serie B dove disputa un’ottima stagione: 33 presenze con un solo gol, ma tanto gioco. Il Cagliari, alla ricerca di uomini validi per ringiovanire un organico ormai in là con gli anni, vede in lui un ottimo prospetto e nel 1973 gli apre le porte della serie A. Diventa immediatamente titolare fisso grazie al suo rendimento sempre costante, anche nell’anno della retrocessione in serie B dei sardi. Se ne rende conto anche il Torino il quale lo ingaggia per infoltire la rosa in vista della Coppa dei Campioni 1976-77. Nella squadra granata Butti si inserisce come prima riserva di
Claudio Sala ed Eraldo Pecci, ma Gigi Radice, che lo ha già allenato a Cagliari, arriva ad impiegarlo con buoni esiti anche in vari ruoli in difesa e in attacco. Per questo motivo nelle due stagioni trascorse all’ombra della mole antonelliana il giocatore colleziona molte presenze. L’ottimo stato di forma dei titolari del Torino e la volontà della società piemontese di puntare su alcuni elementi provenienti dal settore giovanile lo portano verso altri lidi. Il Perugia, costretto a tappare l’enorme falla lasciata a centrocampo dalla tragica scomparsa di Renato Curi. La sua incredibile duttilità gli consente di intendersi immediatamente a meraviglia con i nuovi compagni di reparto Paolo Dal Fiume e Salvatore Bagni, formando così un centrocampo dinamico in grado di dare apporto corale alle manovre sia offensive che difensive, uno dei segreti alla base dello storico secondo posto nel
Campionato 78-79 del grifone, miglior risultato di sempre ottenuto tra l’altro senza subire sconfitte, record che resisterà per anni.

In Umbria ci rimane per quattro stagioni, poi il ritorno nel Verbania in Promozione dove concluderà la carriera, dopo aver totalizzato complessivamente 161 presenze e 3 reti in Serie A.

Definito centrocampista dall’’Almanacco Panini, Butti, in verità, è stato un autentico “Jolly” dal gioco lineare e dal rendimento sempre costante. Dotato di notevole resistenza fisica, ha fatto della duttilità il suo marchio di fabbrica, in quanto in grado di ricoprire con profitto diversi ruoli a seconda delle esigenze tattiche. Questo, paradossalmente, può averne limitato l’utilizzo facendone il giocatore ideale da portare in panchina, soprattuttoin questi anni, in cui possono essere sostituiti solo due giocatori, portiere compreso.

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