FRANCO D’ATTOMA

Nato a Conversano nel 1923, D’Attoma si trasferisce a Perugia per amore. Immediatamente si mette in affari col cognato Leonardo Servadio, proprietario della ditta di

abbigliamento Se.gi., destinata successivamente a diventare la Ellesse, per anni la più grande realtà nel campo dell’abbigliamento sportivo italiano.

Quasi spinto da un senso di gratitudine nei confronti della sua città d’adozione che tanta fortuna gli ha dato, nell’estate del 1973 rileva il Perugia calcio, società

reduce da un pessimo campionato di serie B che l’ha portata sull’orlo della retrocessione e, quel che è peggio, ormai sull’orlo del fallimento.

Ottenuta la salvezza, nel campionato 1973/74, per il Perugia inizia la parabola verso l’alto. Definitosi immediatamente «ignorante di calcio», D’Attoma ha il merito di

attorniarsi di gente esperta. Il primo tassello del magico puzzle da lui composto si chiama Silvano Ramaccioni, destinato a divenire, una volta chiusa la sua

esperienza umbra, il general manager del grande Milan. Accanto a D’Attoma e Ramaccioni, arriva un allenatore giovanissimo: Ilario Castagner. Il feeling tra i tre è

immediato ed è quanto basta per costituire il propellente eccezionale per la riuscita di qualsiasi progetto.

La stagione successiva segna l’inizio dell’ avventura. Il triumvirato D’Attoma-Ramaccioni-Castagner mette su una squadra di ragazzi quasi sconosciuti, tra i quali

Pierluigi (Alex) Frosio e Renato Curi. La stagione 1974-75 è indimenticabile per squadra e città. Finisce con gli umbri primi: è serie A per la prima volta!

Al primo vero anno di attività, D’Attoma entra immediatamente nella storia del Perugia e del calcio italiano. Conquistata la A, la società di D’Attoma punta a restarci

il più a lungo possibile.

La mentalità da industriale del presidente entra di prepotenza anche nel calcio. D’Attoma impone ai dirigenti di mantenersi sempre lontani dalle questioni tecniche:

presente, ma a distanza; fiducioso nei confronti di chi il calcio lo gioca e la squadra l’allena.

L’organizzazione societaria è semplice: Castagner chiede, Ramaccioni tratta e D’Attoma risponde. Il gruppo di giocatori viene consolidato con l’arrivo di elementi d’

esperienza tra cui Aldo Agroppi, Comunardo Niccolai ed altri emergenti come Walter Novellino e Salvatore Bagni.

Missione compiuta: il Perugia in A ci resta e pianta le tende. Nel contempo il presidente continua a forgiare squadra e società a sua immagine e somiglianza, col

risultato di fare dei Grifoni la squadra-simpatia del calcio italiano. Nelle prime tre stagioni trascorse nella massima divisione gli umbri ottengono tre tranquille

salvezze trovandosi anche in lizza per un posto in Coppa Uefa.

In Umbria si rigenerano giocatori come Walter Speggiorin, eterna promessa del calcio italiano che, sotto la guida di Castagner, trova finalmente continuità di

rendimento.

Il salto di qualità avviene nell’estate del 1978. Partono elementi come Novellino e Amenta, ma giungono giocatori esperti come il difensore Della Martira, il

centrocampista Cesare Butti e l’ala sinistra Gian Franco Casarsa, genietto che in maglia viola non è sempre stato compreso. La squadra gioca un calcio spettacolare,

non perde mai e arriva a lottare per lo scudetto col Milan di Gianni Rivera. Alla fine un lieve calo nel girone di ritorno, dovuto anche agli infortuni di due elementi

cardine come Pier Luigi Frosio e Franco Vannini, relegano la squadra solo al secondo posto, e per giunta imbattuta, impresa che sarà eguagliato proprio dal “Milan

degli invincibili” nella stagione 1991-92.

Nell’estate del 1979 Franco D’Attoma raggiunge l’apice della notorietà in campo calcistico grazie ad un’operazione di mercato senza precedenti. Il Lanerossi Vicenza

appena retrocesso deve cedere il suo gioiello Paolo Rossi. Sul fuoriclasse ci sono gli squadroni che, vista la necessità di Giussi Farina di monetizzare, giocano

naturalmente al ribasso. D’Attoma se ne esce con una trovata originale: il cartellino di due riserve, Giorgio Redeghieri e Marco Cacciatori comunque decisivi in alcuni

momenti della stagione, e 500 milioni per ogni stagione in cui “Pablito” avrebbe vestito la gloriosa divisa del “grifone”. Con l’inserimento del giovane campione

toscano su un’intelaiatura di squadra uguale a quella dell’anno precedente (il solo Speggiorin è partito per Napoli) la compagine umbra sembra perfettamente in grado

di lottare per lo scudetto. Nonostante l’ottimo rendimento del giocatore le cose non vanno come previsto. Comunque gli umbri sono in piena lotta per un posto in

Europa, quando lo scandalo travolge tutto e tutti. Alcuni calciatori sono coinvolti nel giro di partite truccate che nel 1980 porterà Milan e Lazio in serie B. Tra

loro ci sono anche i perugini Luciano Zecchini, Mauro Della Martira e proprio Paolo Rossi. È la fine di un sogno: nel campionato successivo gli umbri partiranno con 5

punti di penalizzazione. Intanto Ilario Castagner ha lasciato l’Umbria per andare a sedersi sulla panchina della Lazio e D’Attoma si trova a ricostruire la squadra.

L’obbiettivo della salvezza non viene centrato, ma il massimo dirigente ha un’altra intuizione che ne fa un dirigente illuminato. Per rientrare delle spese, egli trova

uno sponsor esterno: la catena di ristorazione l Ponte. Il regolamento federale, però, impedisce di esporre sulle maglie loghi che non appartengano allo sponsor

tecnico. D’Attoma non trova di meglio che lanciare sul mercato la linea di abbigliamento sportivo “Del Ponte,” col marchio del suo sponsor stampato in bella vista. Per

i colleghi è un grande regalo; l’anno successivo la Federcalcio si arrenderà all’evidenza e dal 1981 sulle maglie delle squadre campeggieranno scritte di ogni genere. D’Attoma esce così dal mondo del calcio.

Morirà a Perugia nel 1991.

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