GIAN FRANCO CASARSA

Nasce a Udine il 28 marzo del 1953. E’ diventato famoso per il suo modo di calciare i rigori: praticamente senza rincorsa.

Dopo i primi calci al pallone nell’oratorio, Casarsa sostiene diversi provini per squadre di serie A e B prima di approdare alla SPAL, allenata da Paolo Mazza, seguendo la tradizione che vuole molti suoi illustri concittadini, Fabio Capello e Gigi Del Neri su tutti, iniziare la propria attività calcistica nella società romagnola.

In maglia biancoazzurra esordisce in Serie C a 18 anni nel campionato 1970-1971, per poi venir ceduto in comproprietà l’anno successivo in Serie D al Bellaria.

A fine stagione, non trovando l’accordo per il riscatto, SPAL e Bellaria convengono di cederlo ad una squadra di categoria superiore e, nel 1972-1973 il giovane attaccante friulano viene acquistato dal
Bari.

Nel 1974-1975 passa alla Fiorentina
ed esordisce con la maglia azzurra nella rappresentativa Under-23.

Curioso l’episodio che lo ha visto protagonista dell’eliminazione della Fiorentina al primo turno della
Coppa UEFA 1977-1978. Casarsa viene infatti schierato in campo nella sfida interna di andata contro lo
Schalke 04, conclusasi sullo 0-0, ma dopo l’incontro è emerso che non poteva scendere in campo per una vecchia squalifica non ancora scontata: la Fiorentina ha pertanto avuto partita persa a tavolino per 0-3. Al ritorno i
tedeschi si impongono comunque 2-1.

Nell’estate del 1978, assieme a Della Martira, passa al Perugia che ai viola cede Mauro Amenta.

Con la squadra umbra disputa 3 stagioni contribuendo allo storico secondo posto dietro al
Milan nel 1978-1979.

Lanciato come centravanti, Casarsa durante gli anni di militanza in maglia viola non realizza molte reti. A Perugia trova la migliore collocazione tattica nella posizione di mezzapunta in grado di essere uomo gol e ispiratore delle manovre offensive in ossequio al modulo di gioco impostato da Castagner che prevede l’utilizzo di una sola punta di ruolo supportata dal continuo movimento di attaccanti capaci di svolgere compiti di copertura, impostazione
e finalizzazione.

Nel 1980 subisce un grave infortunio, mai completamente assorbito, che lo costringerà al ritiro al termine del campionato
1981-1982 disputato con l’Udinese nel quale trova un suo perfetto omonimo: l’allora massaggiatore.

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