ILARIO CASTAGNER

Nasce a Vittorio Veneto il 18 dicembre del 1940. Da calciatore non è certamente stato un fuoriclasse! Centravanti poco prolifico, Castagner inizia la carriera vestendo la maglia della Reggiana, venendo notato da Guido Mazzetti, allora allenatore del Parma, che decide di portarlo con sè a Perugia. Per Castagner inizia qui il suo grande rapporto con la città umbra, più volte interrotto, ma sempre pronto a riprendere. Da giocatore indossa la maglia bianco-rossa del “grifone” dal 1960 al 1964, vincendo tra l’altro la classifica di capocannoniere della Serie C Girone B nel 1963-1964
con 17 reti. Passa al Prato e nel frattempo pensa anche al futuro. Nel
1966, mentre veste ancora la maglia dei toscani, frequenta il corso per allenatori. Ad appena 28 anni diventa il vice di Corrado Viciani nel Settore Giovanile dell’Atalanta, raggiungendo la finale scudetto primavera.

Nel 1974 Franco D’Attoma lo chiama ad allenare il Perugia, in
Serie B. Dopo appena una stagione gli umbri vincono il campionato grazie a giocatori prima sconosciuti come
Renato Curi e Paolo Sollier.

In Serie A il Perugia di Castagner è una matricola ma il gruppo plasmato dall’allenatore è compatto, l’ambiente sereno e la società solida, grazie anche all’aiuto del direttore sportivo Silvano Ramaccioni. Perugia si dimostra un ambiente ideale in cui lavorare, anche in momenti dolorosi come nel caso della tragica scomparsa di Renato Curi avvenuta il 30 ottobre del 1977. Quell’anno gli umbri sfiorano la qualificazione alla Coppa Uefa, obbiettivo raggiunto l’anno successivo, senza sconfitte e contendendo lo scudetto al Milan. Tale piazzamento, a soli 3 punti dalla prima, gli vale l’assegnazione del premio Seminatore d’Oro.

Nel 1980 la vicenda del totonero coinvolge anche alcuni giocatori del Perugia e Castagner cambia squadra, passando alla
Lazio, appena retrocessa in B per le sentenze della giustizia sportiva sul caso che ha sconvolto il calcio di quegli anni. A fine stagione la Lazio, dopo aver concluso il girone d’andata al comando, arriva quarta pareggiando all’ultima giornata in casa. Le promozioni, però, sono solo 3 e la delusione per il risultato mancato è grande. Rimane nella Capitale anche l’anno successivo, ma la squadra costruita in estate non rende secondo le attese e Castagner paga per tutti terminando anzitempo la sua avventura in bianc’azzurro.

Intanto anche Silvano Ramaccioni ha lasciato Perugia per accasarsi al Milan, società alle prese con una doverosa rifondazione dopo la nuova retrocessione nella cadetteria nazionale. Il nuovo direttore sportivo ha le idee chiare e al Presidente Farina, anch’egli appena arrivato a Milano, chiede di lavorare con Castagner in panchina. Castagner ha per le mani un mix esplosivo di esperienza e giovani talenti; in quella squadra ci sono elementi scafati come il portiere Ottorino Piotti, il difensore Nazzareno Canuti, il mediano Giancarlo Pasinato e gli attaccanti Joe Jordan e Oscar Damiani che devono fare da chioccia a giovani emergenti, ma già conosciuti come Mauro Tassotti, Alberigo Evani, Andrea Icardi, Sergio Battistini, Francesco Romano e Giuseppe Incocciati. Capitano di quella squadra è Franco Baresi, fuoriclasse in erba, al quale la nazionale è preclusa da Gaetano Scirea, autentico mostro sacro del nostro calcio. Con questa squadra Castagner domina il campionato e diverte, creando un complesso capace di realizzare ben 77 reti.

L’anno dopo, in serie A, il Milan si mantiene su dignitose posizioni di centro-classifica, strizzando di tanto in tanto l’occhio alla zona UEFA, nonostante una difesa non certo impeccabile (drammatico è il ricordo del 4 a 0 subito ad Avellino alla prima giornata) e il non esaltante rendimento degli stranieri Eric Gerets e Luther Blisset. Il Milan comunque gioca bene e di questo se ne accorge anche il nuovo Presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini, il quale prende contatti con Castagner ancor prima del termine del campionato. Venuto a conoscenza degli abboccamenti tra l’Inter e Castagner, Giuseppe Farina va su tutte le furie licenziando il tecnico a sei giornate dal termine.

Nel 1984 il tecnico veneto siede sulla panchina dei nerazzurri guidando una compagine che parte con i favori del pronostico essendo arrivati campioni del calibro di Karl Heinz Rumenigge, William Brady, Franco Causio e Andrea Mandorlini, che ne affiancano altri come Giuseppe Bergomi, Fulvio Collovati ed Alessandro Altobelli. La squadra parte discretamente, perde il derby, schianta la Juventus e arriva allo scontro diretto col Verona staccata di un punto, ma non riesce a dare la zampata decisiva. Manca un regista difensivo ed un terzino di fascia in grado di rendere la manovra razionale. Alla fine è terzo posto col raggiungimento delle semifinali sia in Coppa Italia, sia in Coppa Uefa. La mancata qualificazione alla finale della terza competizione europea rimane il rammarico più grande della stagione. Vinta la gara d’andata per 3 a 1 contro il Real Madrid, i ner’azzurri si recano al Santiago Bernabeu, dove un oggetto colpisce al capo Giuseppe Bergomi. Gli spagnoli prevalgono per 2 a 0, ma gli italiani confidano sula vittoria a tavolino data l’impossibilità del difensore a proseguire la gara. Invece le cosevanno ben diversamente rispetto al previsto: il ricorso interista non viene accolto e i milanesi debbono guardare la doppia finale tra Real e Videoton, squadra ungherese finora sconosciuuta anche al grande calcio magiaro, dalla poltrona di casa.

In estate Ernesto Pellegrini investe ancora molti soldi prelevando dalla Juventus Marco Tardelli e dal Verona neo campione d’Italia Pietro Fanna e Luciano Marangon, i due uomini di fascia essenziali alla manovra dei giallo-blu. Per completare il mosaico Castagner, in sede di programmazione, ha chiesto l’acquisto di un libero di valore, ma non viene ascoltato. Ci si mette anche la sfortuna: durante la preparazione Luciano Marangon subisce un gravissimo infortunio che ne precluderà il proseguimento della carriera ad alto livello, Marco Tardelli, ormai sfinito da anni di fatiche in maglia bianco-nera si rivela un acquisto inutile, mentre Pietro Fanna non riesce ad esprimersi sui grandi livelli di Verona. Nonostante l’elevata cifra tecnica dell’organico a disposizione Castagner non trova la quadratura del cerchio e dopo poche giornate in cui i risultati tardano ad arrivare, paga per tutti.

Rimane fuori dal giro fino all’inverno del 1987 quando viene chiamato ad Ascoli da Costantino Rozzi. I marchigiani si trovano in una situazione disperata ed hanno bisogno di un miracolo avendo terminato il girone d’andata con solo otto punti all’attivo. Immediatamente il tecnico motiva l’ambiente e i risultati si vedono immediatamente: la domenica seguente al Del Duca arriva il Milan che viene sconfitto per 1 a 0. Inizia una rimonta lenta ed inesorabile conclusa con la conquista della salvezza. L’anno seguente Castagner viene riconfermato ripetendo quanto ottenuto nel 1987. Il campionato si allarga ed aumentano gli stranieri, ma l’Ascoli non sembra in grado di reggere la concorrenza. Ancora una volta a pagare per tutti è l’allenatore e Castagner deve lasciare il suo posto ad Eugenio Bersellini.

Dopo l’esperienza nelle Marche per lui ci sono due parentesi poco felici a Pescara e a Pisa, prima della nuova chiamata del cuore. Nel 1993 viene chiamato da Luciano Gaucci a Perugia a sostituire l’esonerato
Walter Novellino per le gare dello spareggio contro l’Acireale,
vincendolo, salvo poi vedersi revocata la promozione dalla giustizia sportiva per la vicenda di un cavallo regalato ad un arbitro dal Presidente Gaucci.

L’anno seguente Castagner stravince il campionato di C1,
registrando pure il record di 71 punti tuttora vigente. Il vulcanico Gaucci però decide di sostituirlo la stagione successiva in B salvo richiamarlo nel 1998
ad 8 giornate dal termine del campionato di B per proporgli un’insperata tabella promozione, che il tecnico rispetta oltre ogni rosea previsione, raggiungendo ilTorino in quarta posizione. Ancora una volta Ilario si trova a disputare degli spareggi con il Perugia, e li vince, ai rigori.

L’anno seguente in Serie A Castagner è l’amalgama di una squadra che vede nelle proprie fila il giapponese
Hidetoshi Nakata. Dopo una partenza incoraggiante, la squadra sembra annaspare e Gaucci pensa bene di sostituirlo con Wujadin Boskov. A questo punto Castagner, che nel frattempo aveva iniziato una profiqua attività di commentatore sportiva a Telemontecarlo, decide di chiudere con l’attività di allenatore.

Tornerà ancora a Perugia, nell’estate del 2005, quella del fallimento della società costretta a rinunciare alla promozione appena conquistata ripartendo dalla serie C1, per cercare di riorganizzare la nuova compagine societaria. Lui, però, uscirà nuovamente dall’ambiente svolgendo la professione di commentatore sportivo per le reti Mediaset Premium.

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