PIER LUIGI FROSIO

Nasce a Monza il 20 settembre 1948. Cresciuto nella società locale, è uno dei protagonisti della prima storica promozione in serie A del Cesena, wsquadra con la quale, tra l’altro, esordisce nel massimo campionato nazionale. Nel 1974 scende di categoria venendo ceduto al Perugia. Qui diventa protagonista di un uovo miracolo conquistando nuovamente la promozione. Questa volta, però, Frosio non è una meteora nel firmamento italiano. Diventa l’uomo di riferimento del reparto arretrato degli uomini allenati da Ilario Castagner, affermatisi prima come rivelazione della serie A e, successivamente, come grande terminando imbattuti il campionato 1978-79, quello del secondo posto a tre punti dal Milan neo-stellato.

Dopo di allora il giocatore rimane in Umbria per un altro lustro, non abbandonando la sua squadra nemmeno nei momenti bui dello scandalo scommesse e della successiva retrocessione. Col “grifone” perugino chiude la sua carriera da calciatore, diventando il record man di presenze nella storia della società umbra.

Attaccate le fatidiche scarpe al chiodo, Frosio intraprende la carriera di allenatore riportando in serie B il suo Monza e lanciando grandi giocatori come ad esempio Pier Luigi Casiraghi. Si impone come tecnico emergente tanto che l’Atalanta gli affida la panchina nel 1990. Nel primo anno di permanenza in nerazzurro si guadagna l’accesso ai quarti di finale di Coppa Uefa, soccombendo solamente all’Inter di Giovanni Trapattoni futura vincitrice del trofeo.

L’anno successivo conosce l’amarezza dell’esonero. La squadra, che nel frattempo ha perso qualche elemento importante, non gira e, come sempre, a pagare per tutti è l’allenatore. Seguono anni di continui andi e rivieni da panchine di squadre in difficoltà fino a quando decide di iniziare l’attività di dirigente nel Monza, la società di tutti i suoi inizi.

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