IL GRAN PREMIO D’ITALIA E LA TRAGEDIO DI RONNIE PETERSSON

Per lo sport si apre una delle settimane più attese dell’anno: quella del Gran Premio d’Italia di Formula 1, anche quest’anno previsto sul velocissimo circuito di Monza. In attesa a far discutere è una notizia proveniente dalla Bulgaria, probabilmente lo stato più sconosciuto e più povero appartenente all’orbita sovietica. Il 7 settembre il dissidente bulgaro Georgi Markov viene avvelenato a Londra, presumibilmente dietro ordine dei servizi segreti, tramite un
ombrello bulgaro; le sue condizioni sono gravissime.

Per la prima volta la gente sente parlare di servizio segreto bulgaro, ma questo organo diventerà il grande protagonista di un fatto ben più grave che accadrà tra qualche anno. Il presente, intanto, regala l’inizio del weekend di Formula 1. Si muove il mercato piloti con Carlos Reutemann, già scaricato dalla Ferrari, che firma per la Lotus, mentre Ronnie Peterson si accorda per sostituire James Hunt alla McLaren.

Gimax, al secolo Carlo Franchi, trova un volante alla Surtees, così come
Alberto Colombo che viene iscritto sulla seconda Merzario. Ben 5 piloti italiani prendono parte alle prove. Curiosa la vicenda di Harald Ertl. Iscritto dalla Ensign, non riesce nemmeno a superare le prequalifiche. Poco dopo viene ingaggiato dall’ATS per sostituire Jochen Mass, ma anche questa volta però fallirà la qualificazione.

Mario Andretti conquista la solita pole davanti però a Gilles Villeneuve
e non al solito Peterson (lo svedese è quinto). Terzo è
Jean-Pierre Jabouille con una Renault che pian piano sta migliorando le prestazioni. In seconda fila c’è anche
Niki Lauda.

È una bella giornata di sole quella in cui si disputa il Gran Premio di Monza. Gli appassionati stanno accorrendo a migliaia per godersi lo spettacolo, prendendo d’assalto le postazioni migliori sul prato: per molti la tribuna ha prezzi troppo proibitivi. Chi è già sul posto fin dal venerdì o chi è arrivato già all’alba, può godersi il warm-up, che regala momenti di tensione, destinati (ma questo nessuno ancora può saperlo) ad incidere sulla storia della gara e della Formula 1. Ronnie Peterson danneggia la sua Lotus, rendendola inutilizzabile per la corsa. Per partecipare allora gli viene affidato il muletto, una Lotus 78, sulla quale viene montato il motore della vettura incidentata. Al termine del giro di formazione lo svedese rientra ai box per alcuni inconvenienti all’alimentazione
ma viene rimandato in pista poco dopo.

Il via viene dato senza che le vetture, in fondo allo schieramento, siano ancora del tutto ferme sugli stalli di partenza. Alla variante Goodyear, autentico imbuto, Gilles Villeneuve passa primo seguito da Lauda, Andretti, Jabouille, Watson, Jones, Laffite, Scheckter e Patrese.

Dietro, intanto, si scatena un incidente che coinvolge dieci vetture. Ronnie Peterson
parte male, forse il motore nell’incidente della mattina ha imbarcato sabbia, e viene intruppato nel gruppone, cui gli ultimi sono partiti praticamente lanciati. All’altezza della chicane Hunt e Peterson, affiancati in quel momento, vengono a contatto. La Lotus dello svedese sbanda senza più controllo e va ad urtare il guardrail che è posto all’imbocco del vecchio anello ad alta velocità. La Lotus, con l’avantreno disintegrato prende fuoco e si ferma
in mezzo alla pista. Ben dieci vetture rimangono coinvolte nei tamponamenti che si verificano nel frattempo.

Il caos che si verifica sul tracciato è notevole, tanto da rallentare anche l’arrivo dei soccorsi. Peterson ha delle brutte fratture agli arti inferiori ma è ancora cosciente e viene eroicamente estratto da ciò che resta della sua vettura da alcuni suoi colleghi, tra i quali Hunt e Regazzoni. Fondamentale si rivela pure l’opera dei commissari di gara italiani i quali spengono prontamente le fiamme, tanto che, dopo questo avvenimento, saranno soprannominati “i leoni della CEA” per
denotare il coraggio e la tenacia nei soccorsi.

A preoccupare non sono solamente le condizioni fisiche dello svedese, ma soprattutto quelle di Vittorio Brambilla che, colpito al capo da un pneumatico perso da qualche vettura, viene trasportato all’ospedale privo di coscienza in condizioni critiche, mentreStuck, rimasto anch’egli colpito da una ruota impazzita, non presenta gravi conseguenze.

Il lavoro dei commissari di pista per pulire il tracciato dai detriti è lungo. Quando si decide
di ripartire Jody Scheckter, a riprova di una domenica nera peril massimo circus automobilistico, fa sbattere la sua
Wolf contro le barriere alla seconda di Lesmo. Il pilota è per fortuna incolume ma, per riparare il guardrail, si perde ancora altro tempo.

Con la preoccupazione per i colleghi gravemente feriti, i piloti ripartono alle 18,15, e la gara viene ridotta a soli 40 giri a causa dell’oscurità. Villeneuve e Andretti anticipano lo starter e guidano il gruppo seguiti ora da Jabouille, Lauda, Reutemann e Jones. Il motore turbo della Renault cede al sesto giro, mentre Watson risale fino alla quinta posizione
dopo 9 giri. La direzione di gara, visionate le immagini della partenza, decide di penalizzare Villeneuve e Andretti di un minuto per partenza anticipata. Ora perciò è Lauda a condurre (anche se di fatto è terzo dietro ai due penalizzati) davanti a Reutemann, Watson e Jones.

Al giro 18 Riccardo Patrese e Jacques Laffite superano Jones ma il padovano si ritira dieci giri dopo col motore rotto. Tre giri dopo Watson supera Carlos Reutemann mentre Jones è costretto a fermarsi per cambiare i pneumatici.

Quando mancano 5 giri al termine Andretti passa Villeneuve e taglia il traguardo davanti al canadese; in classifica i due, penalizzati, sono effettivamente sesto e settimo. Vince così Lauda davanti a Watson, Reutemann, Laffite, Patrick Tambay e, appunto, Andretti e Villeneuve.

La Brabham coglie una doppietta assente da quattro stagioni (Gran Premio degli Stati Uniti 1974,
Carlos Reutemann primo, Carlos Pace secondo). Dodicesima e ultima vittoria per una vettura motorizzata
Alfa Romeo. Per Mario Andretti arriva la certezza matematica del titolo iridato nel giorno più amaro.

Terminata questa giornata d’automobilismo, per certi versi assurda, scendono in campo le protagoniste della Coppa Italia pronte a giocarsi un turno decisivo.
COPPA ITALIA –FASE ELIMINATORIA – 4a GIORNATA: domenica 10 settembre 1978
GIRONE A

Monza – Juventus 0-1

Nocerina – Fiorentina 0-0

Riposa: Taranto

CLASSIFICA:

Fiorentina e Juventus 5; Monza, Nocerina e Taranto 2.
GIRONE B

Bologna – Lazio 1-1

LR. Vicenza – Bari 1-0

Riposa: Pistoiese

CLASSIFICA:

LR. Vicenza 5; Bari e Lazio 4; Bologna 2; Pistoiese 1.
GIRONE C

Cesena – Verona 2-0

Palermo – Brescia 2-1

Riposa: Torino

CLASSIFICA:

Palermo 7; Torino 4; Brescia e Cesena 2; Verona 1.
GIRONE D

Foggia – Lecce 1-0

Spal – Milan 3-1

Riposa: Catanzaro

CLASSIFICA:

Catanzaro 6; Milan e Spal 4; Foggia 2; Lecce 0.
GIRONE E

Perugia – Sambenedettese 4-0

Pescara – Udinese 0-0

Riposa: Avellino

CLASSIFICA:

Perugia 5; Avellino e Udinese 4; Pescara 2; Sambenedettese 1.
GIRONE F

Napoli – Atalanta 0-0

Sampdoria – Rimini 1-2

Riposa: Genoa

CLASSIFICA:

Sampdoria 5; Napoli 4; Genoa e Rimini 3; Atalanta 1.
GIRONE G

Ascoli – Ternana 0-1

Roma – Varese 2-3

Riposa: Cagliari

CLASSIFICA:

Cagliari, Ternana e Roma 4; Varese 3; Ascoli 1.
Da Ferrara giunge l’autentica sorpresa di giornata: la Spal, in una delle ultime grandi imprese della sua storia, travolge il Milan compromettendone il cammino in Coppa Italia; ora i rossoneri, nello scontro diretto per altro previsto a San Siro, debbono battere il Catanzaro con ben quattro gol di scarto. La serata sancisce l’uscita di scena di un’altra grande: battendo il Brescia per 2 a 1, il Palermo si trova con tre punti di vantaggio sul Torino. Sebbene i granata abbiano ancora un match a disposizione, a differenza dei siciliani,il distacco è matematicamente incolmabile. Rischia anche la Roma, battuta in casa dal Varese, mentre la Sampdoria, battuta in casa dal Rimini, rimette tutto in discussione. Per il resto i verdetti sono tutti rimandati all’ultima giornata.

La giornata di Coppa, però, passa in secondo piano. L’incidente che ha funestato il Gran Premio d’Italia occupa tutte le prime pagine dei quotidiani sportivi e trova larga eco pure su quelle di cronaca degli altri giornali d’informazione. Si teme per Vittorio Brambilla, ancora in coma, ma in giornata la tragedia colpisce l’altro ferito grave dello scontro del giorno precedente. Ronnie Peterson muore infatti a causa di un’embolia grassa (detta grassosa). La tragedia colpisce l’immaginario collettivo: per giorni non si parla d’altro e passa addirittura in secondo piano la morte del dissidente bulgaro Markov, avvelenato quattro giorni prima a Londra.

Tutti cercano il colpevole di quanto accaduto. Inizialmente la responsabilità viene attribuita a
Riccardo Patrese che, a causa del linciaggio mediatico al quale viene sottoposto, sarà addirittura costretto a saltare il
gran premio di Watkins Glen, prima di essere completamente riabilitato, non ravvedendosi nella sua condotta in gara nessun errore.

In Svezia la reazione è drastica: d’ora in avanti la nazione scandinava vieterà qualsiasi competizione di Formula 1 sul proprio territorio.

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