IL SUCCESSO FERRARI A MONTECARLO E LA FAVOLA DEL NOTTINGHAM FOREST

È ancora la paura la protagonista del giovedì successivo a questo incontro di calcio. Una bomba devasta la Farnesina, sede del Ministero degli

Esteri. Questo attentato terroristico è opera del Movimento popolare rivoluzionario. Fortunatamente nessuno rimane ferito, ma alla fine l’azione causa all’edificio

mezzo miliardo di danni.

Nell’ultimo weekend di maggio nella bella Montecarlo tornano protagonisti i motori di formula 1. L’Alfa Romeo
si prende un gran premio di pausa, mentre Gianfranco Brancatelli sostituisce Arturo Merzario
sulla vettura che porta il suo nome e che ha appena acquistato il materiale della Kauhsen a sua volta ritiratasi dal circus.

Le prove decretano la superiorità della Ferrari che conquista l’intera prima fila con Sheckter davanti a Villeneuve. Si piazzano in seconda fila Patrick Depailler e

Niki Lauda
, terza per Jacques Laffite e Jean-Pierre Jarier. Ancora una volta
Patrick Tambay su McLaren non si qualifica.

E’ tuttavia la nazionale la grande protagonista del sabato sera, in quanto chiamata ad affrontare in amichevole l’Argentina campione del mondo. Le due compagini hanno

conservato la fisionomia del mondiale precedente, ma i latino americani presentano una grande novità: la maglia numero 10 è indossata da un certo Diego Armando

Maradona, un diciannovenne da molti già ritenuto il giocatore più forte del mondo.

365: Roma (Stadio Olimpico) – sabato 26 maggio 1979 – ore 19,15

ITALIA – ARGENTINA 2-2 (am)

RETI: 7′ Valencia (AR), 25′ Causio, 55′ P. Rossi, 56′ Passarella (AR) rig.

ITALIA: Zoff (Juventus) 75 (cap.), Gentile (Juventus) 29, Cabrini (Juventus) 13, Oriali (Inter) 3, Collovati (Milan) 2, Scirea (Juventus) 22, Causio (Juventus) 46,

Tardelli (Juventus) 31, P. Rossi (L.R. Vicenza) 13, Antognoni (Fiorentina) 38, Bettega (Juventus) 27. C.T.: E. Bearzot.

A disposizione: Conti (Roma), Maldera III (Milan), Benetti (Juventus), Zaccarelli (Torino), Graziani (Torino), Giordano (Lazio).

ARGENTINA: Fillol, Olguin, Tarantini, Gallego, Villaverde, Passarella (cap.), Houseman, Barbas (68′ Oviedo), Luque, Maradona, Valencia. C.T.: L.C. Menotti.

A disposizione: Baley, Trossero, Rinaldi, Perotti, Outes.

ARBITRO: Porem (Portogallo).

SPETTATORI: 65.000 (59.834 paganti)

Italia ed Argentina danno vita ad una gara ricca di emozioni terminata in un pareggio che alla fine può accontentare tutti. Ammirate le gesta di due

delle nazionali più forti del momento, gli sportivi si preparano a seguire il Gran Premio di Formula 1. C’è grande entusiasmo dato dalla ritrovata competitività delle

Ferrari. Al semaforo verde Scheckter scatta primo, seguito da Lauda che infila Villeneuve a Santa Devota. Terzo è Depailler, quarto Laffite, quinto Pironi, sesto

Jones. Il sudafricano della Ferrari crea subito un “buco” col resto del gruppo, bloccato da un Lauda un po’ lento. Al terzo giro Villeneuve passa Lauda ed è dietro al

suo compagno di scuderia, coll’accordo però di non attaccarsi in gara. Le due Ligier entrano ai box per problemi tecnici e buttano via le chance di vittoria. Al

ventunesimo giro Didier Pironi attacca Lauda al Mirabeau, finisce sulla Brabham, e costringe entrambi al ritiro.

In un duello tra ex ferraristi, Clay Regazzoni supera Carlos Reutemann
e si pone al quinto posto dietro a Alan Jones, preceduto a sua volta da Jochen Mass. Pochi giri dopo l’australiano della Williams va contro il guard-rail ed è

costretto al ritiro. Analoga sorte, ma per la rottura del semiasse della sua Ferrari tocca al canadese Gilles Villeneuve. Tutto questo favorisce Regazzoni, ora

secondo, aiutato anche da una sosta ai box di Mass, terzo è Reutemann, quarto Piquet, quinto Watson, seguito dalle due Ligier.

Al giro 68 Piquet rompe l’albero di trasmissione mentre Depailler supera Watson ma rompe il motore. Scheckter controlla il ritorno del ticinese
e vince per la nona volta in carriera. Terzo è Reutemann, poi Watson con una Mclaren poco competitiva, quindi Depailler e Mass. Solo 6 vetture sono classificate
nella solita corsa ad eliminazione che è la gara di Monaco.

Termina il “primo” girone di 7 gare; nelle ultime otto gare solo 4 varranno punti validi per la classifica piloti, per cui al massimo sono ottenibili ancora 36 punti.

Intanto inizia l’ultima settimana di una campagna elettorale improntata sui toni che hanno caratterizzato quelle immediatamente successive alla seconda guerra

mondiale. Agli italiani viene ancora presentato lo spettro di catastrofi derivanti da un’eventuale vittoria rossa, mentre sull’altro fronte si punta sul fatto che la

Democrazia Cristiana rimane pur sempre il partito dei “padroni”. La crisi economica e la lotta al terrorismo sono due temi molto caldi in questo periodo. Lo stato sta

cercando di dare una risposta al problema e, proprio in questo contesto, il 29 maggio si registra l’arresto dei brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda,

sospettati di aver partecipato alla strage di via Fani.

Tuttavia la violenza a sfondo politico non si ferma nemmeno di fronte a queste evidenti vittorie dello Stato. Il romano Francesco Cecchin, iscritto al Fronte della

Gioventù, movimento legato alla destra, è atteso sotto casa da un commando comunista,
il quale lo aggredisce e lo colpisce duramente al capo causandone la morte. Il corpo viene poi afferrato e scagliato in un cortile del garage con un
volo di 5 metri.

Lo stesso giorno, verso le ore 22, viene assaltato l’ufficio Polfer della Stazione ferroviaria di Rogoredo. Il commando ha fatto irruzione, aggredendo e disarmando un

agente e costringendolo a consegnare manette e tesserino di riconoscimento.

Il calcio, intanto, si prepara ad incoronare la propria regina. Comunque vada, sul massimo trono d’Europa salirà un’autsider. All’Olympia Stadion di Monaco di Baviera

si affrontano infatti gli inglesi del Nottingham Forest, giunti all’atto conclusivo alla loro prima partecipazione e gli svedesi del Malmoe, compagine già presente in

altre edizioni della massima competizione continentale, ma rappresentante una nazione che, a livello di club, non ha ancora ottenuto risultati di rilievo.

COPPA DEI CAMPIONI – FINALE -: Monaco di Baviera (Olympia Stadion) mercoledì 30 maggio 1979
NOTTINGHAM FOREST – MALMOE 1-0

RETI: 45′ Francis.

NOTTINGHAM FOREST: Shilton, Anderson V., Lloyd; Burns, Clark, McGovern (cap); Francis, Bowyer, Robertson, Woodcock, Birtles. ALL.: B. Clough.

MALMOE: Möller, Andersson R., Jonsson; Andersson M., Erlandsson, Tapper S. (Malmberg); Ljungberg, Prytz, Kindvall, Hansson, (Andersson T.), Cervin. ALL.: B.

Houghton.

È una finale molto equilibrata e poco spettacolare. Per entrambe le squadre si
tratta della partita più importante della storia ed entrambe comprendono che probabilmente sono davanti ad un’occasione irripetibile per entrare tra le grandi della

storia del calcio mondiale. Alla fine diventa decisiva una prodezza del fresco acquisto del Nottingham Trevor Francis, mobile attaccante al debutto in Coppa, autore di

uno splendido colpo di testa in tuffo su cross millimetrico dello scozzese John Robertson. Per la prima volta (Real escluso, ovviamente) una squadra conquista
la Coppa dei Campioni al debutto nella manifestazione. L’impresa è ancora più
epica se si considera che solo due anni prima il Nottingham era in seconda
divisione e ha conquistato il titolo inglese da neopromosso.

La serata consacra il talento di:

TREVOR FRANCIS

Classe 1954, il giocatore inizia la sua carriera nel Birmingham, la compagine della sua città natale, mettendosi in luce come grande realizzatore. Centravanti completo, esce dai canoni della classica punta centrale britannica tutta forza; il giocatore, ...

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