IL “TRAVOLTISMO”: LA VIA VERSO IL DISIMPEGNO

Trascorso il Natale, per lo più in famiglia con tavole ben imbandite e con alberi riccamente adornati sotto i quali hanno albergato numerosi pacchi, ci si prepara a trascorrere l’ormai consueto Veglione di San Silvestro per salutare degnamente un anno che pochi vorranno rivivere. La moda del momento si chiama “travoltismo”. , esplosa sull’onda del successo planetario ottenuto ad inizio anno dal film Saturday Night Fever (La Febbre del Sabato Sera), che ha fatto dell’attore americano John Travolta un autentico modello da imitare. La Siae, registra quest’anno in Italia 5000 “locali da ballo”, e in base al numero di locali aperti e di biglietti venduti
nel corso di dodici mesi, sono registrati aumenti pari al 50% rispetto all’anno precedente.

Gli adolescenti e i giovani sono orfani dei grandi concerti, delle vedette internazionali che, per volontà degli altri, hanno eliminato l’Italia dalle loro tournée per motivi di ordine pubblico. Il costume musicale del ’78 in Italia è scialbo, piatto, e molto deludente. In alcuni luoghi si ritorna al vecchio e al tradizionale. Sulla Costa Romagnola è rispuntato il liscio, mentre per gli altri non rimane che il “travoltismo”. Oltre ad essere un semplice fenomeno di costume è anche oggetto di desiderio sessuale, per la mimica flessuosa e sensuale che si sprigiona dai movimenti, come messaggi in codice, caratteriali, alla ricerca continua delle affinità di un partner casuale.

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