L’ASSASSINIO DI GUIDO ROSSA

Incoronato il Milan campione d’Inverno, le altre principali contendenti allo scudetto preparano il tentativo di superare gli uomini di Niels Liedholm. La settimana è caratterizzata da un fatto di cronaca destinato a far seriamente riflettere tutti i cittadini.

Il 24 gennaio a Genova, il quarantaquattrenne Guido Rossa, sindacalista militante del PCI, delegato del consiglio di fabbrica dell’Italsider, viene ucciso a colpi di pistola davanti alla sua abitazione. Rivendicano l’attentato le Brigate Rosse con una telefonata alla portineria dei giornali. Nell’ottobre precedente l’attivista ha permesso l’arresto di Francesco Berardi, un capo turno della Italsider, da lui scoperto a depositare volantini delle BR in fabbrica, non esitando nel riconfermare quanto visto anche in sede di processo, in cui il Berardo ha subito una condanna ad oltre quattro anni di carcere.

L’assassinio sconvolge il mondo operaio e tutta la sinistra. Il PCI, che nel recente passato ha sottovalutato il fenomeno terrorismo rosso inizia a prendere le distanze e cambia linea. È decisamente un brutto momento per Berlinguer, per il Partito, per molti intellettuali di sinistra.

Ai funerali del sindacalista ucciso, accompagnati da un’imponente manifestazione, partecipa circa un milione di persone; è la risposta del mondo operaio al
terrorismo, la cui strategia, se mai ce ne stata una, non èpiù nemmeno compresa dalle classi sociali, difese da questi sedicenti “guerriglieri”.

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