LE ELEZIONI POLITICHE DEL 1979 E IL TRACOLLO DELLA NAZIONALE IN JUGOSLAVIA

Al termine di questa settimana, gli italiani sono chiamati finalmente alle urne, per eleggere il nuovo Parlamento dal quale dovrebbe scaturire una compagine governativa capace di colmare il vuoto di potere regnante ormai da mesi nel nostro Paese. Con una pesante crisi economica e con una violenza interna ormai fuori controllo, in una nazione normale, questa sarebbe una situazione pericolosissima di cui forze eversive organizzate potrebbero approfittare per rovesciare il potere. Gli italiani, invece, sono un popolo particolare e quando serve, sanno governarsi da soli e lo fanno meglio di molte classi politiche illuminate. Mai come ora sono attuali le famose parole di Benito Mussolini:

Dalle urne esce un verdetto a sorpresa. I due maggiori partiti arretrano: la DC accusa perdite sensibili, mentre il Partito Comunista subisce un mezzo tracollo,

lasciando sul campo quasi quattro punti percentuali rispetto al massimo storico raggiunto nel 1976. Ad avvantaggiarsi sono soprattutto il Partito Socialista di Bettino

Craxi, pronto a diventare l’ago della bilancia della politica italiana e il Partito Radicale il quale raccoglie i frutti di anni di battaglie civili ottimamente

condotte (divorzio, aborto ecc.).

È un risultato che apre grosse incognite per la formazione del prossimo governo. Appare evidente che una parte dei ceti medi produttivi, ha cambiato bandiera, e una parte della classe operaia ha punito pesantemente gli accomodamenti

berlingueriani. I “buchi” del compromesso fallito hanno reso la grande pentola del partito un colabrodo, hanno provocato più buchi e danni e sdegno delle
stesse pallottole degli estremisti rossi “in guerra” contro tutti.

In settimana si disputano le semifinali di ritorno di Coppa Italia. Le gare d’andata tra Catanzaro e Juventus e Palermo e Napoli sono terminate in parità,

rispettivamente 1 a 1 e 0 a 0. Nelle partite di ritorno i bianconeri, che vedono nella conquista del trofeo l’unico modo per salvare una stagione altrimenti

fallimentare, vincono per 4 a 2, mentre il Palermo va, contro ogni pronostico, a sbancare Napoli vincendo per 2 a 1, contendendo il trofeo a Zoff e compagni nella gara

del San Paolo prevista per il 20 di giugno.

Prima l’attenzione si concentra sulla nazionale impegnata a Zagabria contro la Jugoslavia. Per l’occasione Enzo Bearzot decide di varare una formazione ricca di

novità. Paolo Conti prende il posto di Dino Zoff tra i pali, mentre Aldo Maldera, il terzino col vizio del gol, avvicenda Antonio Cabrini sulla fascia sinistra della

difesa azzurra. A centrocampo la coppia Tardelli-Antognoni deve lasciare spazio al tandem formato da Renato Zaccarelli e Romeo Benetti. Assieme a Gabriele Oriali, i

due vanno a costituire una linea mediana sicuramente meno fantasiosa, data l’assenza del regista viola, ma certamente più forte fisicamente e, secondo gli intentid i

Bearzot, più adatta a sostenere le tre punte schierate. La linea offensiva è infatti formata da Paolo Rossi, tornato all’ala destra, ruolo nel quale ha iniziato nelle

giovanili della Juventus, a Francesco Graziani e al nuovo capocannoniere Bruno Giordano.

Nelle file dei nostri avversari, in piena ricostruzione dopo la mancata qualificazione ai mondiali argentine praticamente anche agli europei italiani, non c’è Ivica

Surjak, ma sono presenti molti elementi della Stella Rossa Belgrado, fresca finalista di Coppa Uefa.

366: Zagabria (Stadion Dinamo) – mercoledì 13 giugno 1979 – ore 18,00

JUGOSLAVIA – ITALIA 4-1 (AM)

RETI: 25′ P. Rossi (IT), 28′, 36′ e 66′ Susic, 86′ Zajec

JUGOSLAVIA: Stojanovic, Jovanovic, Muzinic (cap.), Zajec, Stojkovic, Krsticevic, V. Petrovic (68′ Zoran Vujovic), Cukrov (78′ Mirocevic), Sliskovic, Janjanin (68′

Peruzovic), Susic. C.T.: M. Miljanic.

A disposizione: Avramovic, Gudelj.

ITALIA: Conti P. (Roma) 6, Gentile (Juventus) 30, Maldera III (Milan) 9, Oriali (Inter) 4, Collovati (Milan) 3, Scirea (Juventus) 23, Rossi P. (LR. Vicenza) 14,

Zaccarelli (Torino) 21, Graziani (Torino) 30, Benetti (Juventus) 51 (cap.), Giordano (Lazio) 2. C.T.: E.
Bearzot.

A disposizione: Zoff (Juventus), Cabrini (Juventus), Tardelli (Juventus), Antognoni (Fiorentina), Causio (Juventus).

ARBITRO: Eschweiler (Germania Ovest).

SPETTATORI: 20.000.

Safet Susic, ala sinistra bosniaca classe 1958, è un nome che ricorderanno in molti, soprattutto Claudio Gentile, mastino difensivo solitamente

insuperabile che, nel diluvio di Zagabria è stato costretto a recitare la parte di vittima sacrificale di questo giocatore. La rete del difensore Zajec rende fin

troppo pesante la batosta ai danni degli azzurri. La critica è comunque preoccupata: dalla fine dei mondiali, ogni volta che gli azzurri si esibiscono lontano

dall’Italia vanno incontro a pesantissime sconfitte.

Altro argomento caldo di questo periodo riguarda il disarmo nucleare. Dal dopoguerra in avanti le due superpotenze, Stati Uniti ed Unione Sovietica, hanno intrapreso

una folle corsa agli armamenti nucleari, col risultato che ognuna di esse, schiacciando un bottone, ha la possibilità di distruggere la Terra. Da più parti si chiede

un accordo per invertire la rotta e dopo lunghe trattative, il momento sembra arrivare. Il 18 giugno, infatti, a Vienna Stati Uniti e Unione Sovietica firmano il

trattato SALT II, nel quale viene stabilito un tetto massimo all’impiego di armi nucleari offensive, pari a 1.320 missili balistici intercontinentali e missili

balistici sottomarini con testata multipla. Viene inoltre decisa la distruzione dei vettori in eccedenza.

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