L’ASSURDA MORTE DI VINCENZO PAPARELLI

È una tipica domenica autunnale, umida ed uggiosa, quella in cui si disputano i derby di Milano e Roma. I capricci del tempo, però, non tengono lontano il grande pubblico dagli stadi, soprattutto dall’Olimpico, stipato in ogni ordine di posto da gente di ogni ceto sociale, pronta a vivere un’intensa giornata di sport. Nelle curve, le prime a riempirsi, fin dalle primissime ore del pomeriggio si intonano cori, si sfotte l’avversario, ormai con minacce di ogni sorta e si mettono a punto le coreografie. Nel frattempo continua imperterrito l’afflusso di gente anche negli altri settori, così che al grigio cemento dei gradoni dell’impianto della Capitale, si sostituisce una miriade di colori che danno allegria allo stadio romano.

Tra loro c’è anche un meccanico di 33 anni, al quale il fratello ha prestato all’ultimo momento la sua tessera per andare a vedere il derby nella curva della Lazio. La moglie è riluttante, troppa confusione, ma il derby è il derby e assieme al suo Vincenzo decide di recarsi comunque allo stadio. In quest’ultima domenica d’ottobre le partite iniziano alle 14 e 30 e i due portano da casa bibite e panini.

Come al solito le curve sono già piene di gente urlante. Nella celeberrima “sud” è entrato Giovanni Fiorillo, un diciottenne imbianchino disoccupato che vede nel far parte delle brigate giallo-rosse l’unica via di riscatto sociale. Vuole dare il proprio contributo alle coreografie e assieme ad altri due balordi pensa bene di introdurre nello stadio un razzo a paracadute di tipo nautico. Circa un’ora prima del match decide di prendersi il suo momento di gloria: fa partire il suo contributo il quale si libra altissimo nel cielo, attraversa l’intero campo di gioco e, dopo aver percorso circa 200 metri, va ad infilarsi nell’occhio sinistro di Paparelli intento a gustarsi un panino con la frittata vicino alla moglie Vanda. La donna cerca immediatamente di estrargli quel tubo di ferro, ma il razzo brucia ancora, con l’unico risultato di ustionarsi le mani.

Immediatamente il meccanico romano viene soccorso da un medico che dichiarerà di non aver visto simili lesioni nemmeno in guerra.

Le condizioni di Paparelli sono gravissime e viene caricato immediatamente in ambulanza accanto alla moglie che lo implora di non mollare. La notizia viene data immediatamente dalla radio al momento di iniziare i collegamenti dai campi nella trasmissione sportiva Domenica Sport che va su Radio 2 sotto la conduzione di Mario Giobbe. Inizialmente si parla di un ferito gravissimo, ma poi quasi immediatamente, viene data la notizia del decesso. Non esistono leggi sulla privacy, non esistono cellulari con i quali contattare immediatamente i familiari, così quando la radio fa il nome di Vincenzo Paparelli il cognato e il fratello pensano ad un caso di omonimia

Sugli spalti dell’Olimpico nel frattempo torna la calma, tanto che la partita verrà posticipata di mezz’ora.

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7a GIORNATA: domenica 28 ottobre 1979

Ascoli – Bologna 2-0

49′ Bellotto, 70′ aut. Marchini

Avellino – Udinese 0-0

Cagliari – Pescara 1-0

38′ aut. Pellegrini

Fiorentina – Catanzaro 3-0

14’e 25′ Sella, 77′ Di Gennaro

Inter – Milan 2-0

14′ e 84′ Beccalossi

Juventus – Napoli 1-0

13′ Scirea

Perugia – Torino 0-2

57′ Vullo, 68′ Pulici

Roma – Lazio 1-1

6′ Zucchini, 16′ Pruzzo (RM)

CLASSIFICA:

Inter 12; Juventus 10; Cagliari, Milan e Torino 9; Fiorentina, Lazio e Perugia 7; Ascoli, Avellino, Bologna, Napoli, Roma e Udinese 6; Catanzaro 4; Pescara 2.
Affermare che, parlare di calcio davanti ad avvenimenti di una gravità simile, sarebbe fin troppo scontato, ma c’è chi non scorderà mai quest’ultima uggiosa domenica d’ottobre. Tra questi ci sono senz’altro i tifosi interisti ed Evaristo Beccalossi, autore della doppietta che, dopo oltre cinque anni, regala ai ner’azzurri la vittoria nel derby di Milano. Nella stessa giornata cade anche l’imbattibilità del Perugia per mano del Torino, rientrato in corsa per il titolo, affiancando proprio il Milan e il sorprendente Cagliari. Il terzetto è comunque preceduto dalla Juventus, lanciata all’inseguimento dell’Inter da una rete di Gaetano Scirea.

A Roma il derby della morte parte con un immediato botta e risposta firmato Zucchini e Pruzzo, per chiudersi senza nè vinti e nè vincitori.

Mentre i “nuovi gladiatori” della domenica si esibiscono nelle moderne arene, c’è chi è costretto a trascorrere la domenica più brutta e dolorosa della propria esistenza in questura per ritirare gli oggetti e i documenti personali del proprio caro. E’ Vanda Paparelli che, solo dopo aver espletate le formalità di rito, si lascia andare al pianto e al dolore per la perdita del suo Vincenzo.

Quanto avvenuto all’Olimpico non lascia indifferenti nemmeno le massime autorità della politica e dello sport. Il primo ad accorrere all’ospedale Santo Spirito, è il Presidente del Coni Franco
Carraro.

Naturalmente la tragedia dell’Olimpico trova grande risalto sui giornali e nei programmi di approfondimento messi in onda da radio e televisione in quel periodo.

Sui quotidiani campeggia la foto scattata a Paparelli in un ristorante con la moglie; solo dopo alcuni giorni “Il Tempo” pubblicherà un’immagine che mostra l’uomo riverso a terra con la faccia piena di sangue. Accanto alla foto sopra descritta c’è quella della moglie, ritratta insieme a sua
madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c’è qualcosa di terribile.

Per giorni il nome di Paparelli è sulle prime pagine dei quotidiani. La sua vita privata diventa di pubblico dominio: la sua passione per la Lazio, l’officina di meccanico che gestiva assieme al cognato e la sua BMW presa usata che teneva perfettamente lucidata nel garage della sua casa sita nella borgata Mazzalupo, moderna zona residenziale nella provincia romana.

Non mancano nemmeno i gesti di solidarietà da parte della società Lazio con una telefonata del capitano bianco-celeste Giuseppe Wilson alla vedova e una visita effettuata da Lionello Manfredonia che ai figli di Paparelli regala la sua maglia numero 5.

Il comune di Roma, nella persona dell’allora sindaco Petroselli, si offre di sostenere le spese per le esequie e mette a disposizione della famiglia un’assistente sociale.

Ai funerali partecipa l’intera squadra della Lazio, insieme all’allenatore Bob Lovati e al presidente Umberto Lenzini. La Roma, invece, è rappresentata dalla squadra primavera. Oltre a loro migliaia di comuni cittadini, in una Roma listata a lutto per l’occasione.

Alla famiglia arriva qualche aiuto economico, non certo sufficiente a ripagare una perdita simile.

Intanto, sull’emozione di quanto accaduto, ferve il dibattito su che cosa fare per evitare altri fatti simili. Il sindaco di Roma sostiene la necessità di meditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole. Qualcuno propone l’installazione negli stadi d’impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti. Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, chiede l’abolizione della moviola in Tv. Per alcuni mesi vengono prese drastiche misure repressive: proibito l’ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che possano risultare offensive.

Da tutto questo parlare risulta chiaro che il mondo del calcio non è più lo stesso!

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