GLI ANNI DA TECNICO DELLA NAZIONALE TEDESCA!

Lascia l’attività agonistica e tutte le televisioni si contendono l’ex grande fuoriclasse per avere un commento di qualità. Intanto la Germania esce a pezzi dall’europeo di Francia. L’ambiente è completamente da ricostruire e per farlo la federazione pensa proprio al “Kaiser”. Beckenbauer fiuta l’occasione di entrare nella leggenda ed accetta.

Nel 1986, messe fuori squadra le “teste calde” Uli Stilike, libero di grande caratura, e Bernd Schuster, centrocampista di rara classe, vola in Messico con una nazionale di giovani. La squadra non incanta: supera senza incantare la prima fase uscendo sconfitto dalla Danimarca di Preben Elkjaer e Michel Laudrup, ma nei turni successiviil rendimento dei tedeschi continua a migliorare. Cadono in successione Marocco, Messico, dopo i calci di rigore e, tra la sorpresa generale, anche la Francia di “Sua Maesta” Michel Platini. L’ultimo atto è contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. La giovane Germania sembra l’ideale predestinata alla sconfitta, ma quando di mezzo c’è Beckenbauer, sia che giiochi, sia che alleni, non si sa mai cosa possa accadere. Il “pibe de oro,” reduce da una secondaparte di mondiale da sogno, non sembra in forma, complice la marcatura asfissiante montata su di lui da Lothar Matthäus, voluta proprio dall’allenatore. Le due principali fonti di gioco si auto-annullno, sebbene Maradona riesce comunque a confezionale l’assist per il primo dei due gol con i quali gli argentini chiudono il primo tempo. Nella ripresa la Germania reagisce e si porta sul 2 a 2. L’impresa sembra possibile ma, a sei minuti dal termine, Burruchaga, l’altra stella della squadra, consegna ai suoi il titolo da fuoriclasse.

Dopo il mondiale del 1986, Beckenbauer svecchia ulteriormente i ranghi ed inizia il lavoro in vista dei mondiali del 1990 da disputarsi in Italia. Prima, però, c’è l’europeo organizzato in casa. Senza brillare la Germania vince il girone, ma incontra sulla propria strada l’Olanda di Gullit e Van Basten, quanto mai in forma e capaci di imporre un secco 2 a 0, vendicando in parte la sconfitta del 1974.

Iniziano le qualificazioni, la squadra sembra non ingranare e l’accesso ad Italia 90 arriva solamente nell’ultima partita in una drammatica vittoria ottenuta per 2 a 1 contro il Galles della coppia gol Rush-Hug s.

In Italia, però, la musica è ben diversa: contro Jugoslavia ed Emirati Arabi i tedeschi fanno vedere tutto il loro potenziale offensivo realizzando ben 9 reti in due incontri. Battono anche la Colombia di Carlos Valderrama e in pompa magna accedono agli ottavi di finale. A Milano, in un San Siro gremito in ogni ordine di posti i tedeschi infliggono un’autentica lezione di calcio all’Olanda campione d’Europa in carica. Nella gara successiva tocca alla Cecoslovacchia uscire sconfitta. Da Milano la Germania si trasferisce nella vicina Torino per affrontare l’Inghilterra. E’ una semifinale bellissima e vibrante risolta solamente dai calci di rigore. Dagli undici metri i tedeschi sono più freddi e Roma aspetta loro.

Come quattro anni prima, di fronte c’è l’Argentina, giunta all’ultimo atto senza brillare. Il verdetto sembra segnato ma i sud’americani oppongono una strenua resistenza fino a cinque minuti dal termine quando ai tedeschi viene assegnato un discusso rigore. Dagli undici metri Andreas Brehme conferma tutte le proprie capacità di tiratore e il trofeo torna finalmente in Germania. Come Mario Zagalo nel 1970, Beckenbauer è uno dei pochi ad aver vinto il titolo mondiale sia da giocatore, sia da allenatore.

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