I PRIMI TROFEI E L’AFFERMAZIONE ECONOMICA

Prima della manifestazione inglese, però, Beckenbauer trova il tempo di concludere la stagione col Bayern nel migliore dei modi: ottenuto il secondo posto in campionato, guida la sua squadra alla vittoria in Coppa di Germania, sconfiggendo, sul campo di Francoforte, il Duisburg per 4 a 2. Assieme al portiere Seph Mayer e al centravanti Gerd Muller costituisce la spina dorsale di una squadra destinata ad entrare nella storia

Tuttavia, è nei Campionati del mondo organizzati dall’Inghilterra nel 1966, che l’intero pianeta scopre il Kaiser ed il ruolo da lui inventato: il libero d’attacco, che insieme al suo allenatore del Bayern, Taschik Cajkovski, sta sviluppando. La sua classe ed eleganza lo contraddistinguono. Beckenbauer non è solo un difensore, ma anche un centrocampista è al momento opportuno un infallibile
rifinitore. Segna ben quattro reti, compreso il gol decisivo contro l’Unione Sovietica ricevendo anche i complimenti del grandissimo portiere Lev Yashin. A questo punto, mentre Schön ha il problema di contenere il genio di Bobby Charlton, il tecnico inglese Half Ramsey non dorme sonni tranquilli dovendo pensare a come contenere il raggio d’azione del giovane libero teutonico. Probabilmente il buon Half è aiutato proprio dal collega che decide di porre Franz in marcatura su Charlton. Essendo i due fuoriclasse entrambi degli insuperabili mastini, si annullano a vicenda. L’orgoglio tedesco è tuttavia smisurato e gli uomini di Schön conquistano comunque l’accesso ai supplementari. Quello che accade poi è storia: il gol fantasma di Hurst taglia le gambe alla Germania Occidentale e spiana la strada all’unico successo iridato dei “maestri”.

Resta il fatto che nella “Terra d’Albione” è nata una stella! L’esplosione internazionale del giovane Franz, mette in moto un colossale movimento speculativo. E’ chiaro che mai, prima di allora, la Germania ha potuto contare su un giocatore delle sue capacità. Beckenbauer riceve offerte da ogni parte, pubblicità, contratti cine-fotografici, investimenti. In poco
tempo il giocatore si costruisce un’organizzazione efficace per la vendita di tutto quello che lo interessa direttamente, creandosi dal nulla una ricchezza valutata in milioni di marchi.

Da persona intelligente qual’è sempre stata, Beckenbauer comprende che tutto ciò è possibile solo grazie a sè stesso e alla cura del suo fisico. A differenza di altri colleghi (fin troppo facile e scontato è il parallelo con George Best emblema dell’unione genio e sregolatezza) non perde la testa e continua a comportarsi da professionista esemplare facendo parlare di lui quasi esclusivamente per le sue prestazioni sul rettangolo di gioco.

Molti critici dell’epoca sostengono che Beckenbauer, giocando da difensore, stia sprecando il proprio talento. Egli però smentisce tutti, il calcio sta cambiando ed
il suo ruolo innovativo gli permette di comandare le partite a suo piacimento. Indimenticabili sono le sue micidiali discese e i suoi uno-due con il compagno Gerd Muller, azioni e goal rimasti negli annali del calcio come grandi pezzi da antologia. Willi Schulz, suo compagno ai mondiali del 1966, dice di lui:

Nel 1967, da capitano, guida il Bayern di Monaco alla vittoria della Coppa delle Coppe contro il Glasgow
Rangers, partita giocata a Norimberga e chiusasi con il punteggio di 1 a 0, dopo i tempi supplementari. Per lui e per la sua società è solo il primo di una lunghissima serie di successi internazionali. Fallita la qualificazione alla fase finale dei Campionati d’Europa per Nazioni del 1968, nel 1969 vince il campionato di calcio tedesco assieme alla seconda Coppa di Germania.

Per lui si aprono le porte della Coppa dei Campioni, ma l’avventura termina prematuramente per mano dei francesi del Saint Etienne.

Naturalmente c’è anche lui in campo il 17 giugno nella calura dell’Azteka a dar spettacolo in quei drammatici tempi supplementari che hanno fatto della semifinale Italia-Germania la partita del secolo. Lui, naturalmente, la vive a suo modo: cade, si lussa una spalla, ma ha comunque la forza di spingere i suoi all’attacco, prima alla caccia di un pareggio giunto per altro solo al 90’ e poi in un drammatico sorpasso prima ed inseguimento poi, per cedere solo dopo la magia di Gianni Rivera. Per Beckenbauer ancora una sconfitta, ma per anni rimarrà l’ultima.

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