LA LEGGENDA DEL “PELÈ BIANCO”

L’Ajax si riconferma “regina d’Europa” per il terzo anno consecutivo, impresa riuscita finora solamente al grande Real Madrid di Alfredo Di Stefano. Se l’ispano-argentino è stato il simbolo di quello squadrone pressoché imbattibile, Johan Cruijff, classe 1947 (25 aprile), è il leader indiscusso di un’intero movimento calcistico, che dopo i fasti dei primi anni del secolo e dopo decenni di mediocrità, è tornato a far parlare di sè.

La durezza degli anni successivi alla seconda guerra mondiale si fa sentire anche in Olanda, nazione reduce dalla lunga occupazione nazista. Il Paese è uscito distrutto dal conflitto e come tante anche la famiglia Cruijff vive in stato di miseria. Questa condizione mina il fisico del giovane Johann che, nonostante i piedi piatti, dispone di talento calcistico smisurato.

A 12 anni entra a far parte delle giovanili dell’Ajax e a soli 17 esordisce in prima squadra nel ruolo di mezz’ala. In otto stagioni con la maglia dei lancieri vince tutto quello che c’è da vincere, segna gol a grappoli ed entra la leggenda. Fondamentale è l’incontro col tecnico Rinus Michels, le cui idee tecniche sposa in pieno, diventando una delle icone del “calcio totale”.

Per doti fisiche e tecniche, Cruijff è l’elemento ideale per tradurre in realtà i sogni di Michels. Ambidestro,potente ed elegante al tempo stesso, è in grado di ricoprire il ruolo di punta o di trequartista, unendo un’eccezionale velocità in allungo ad una tecnica sopraffina, occupandosi al tempo stesso sia dell’impostazione della manovra sia della sua finalizzazione. Imprendibile per qualsiasi difensore quando parte palla al piede, è dotato di un dribbling fulmineo. Tatticamente Cruijff cambia continuamente posizione sul terreno di gioco, portandosi dietro il suo marcatore di turno.

Il calcio italiano fa la sua conoscenza per la prima volta nel maggio del 1969, ma il giovane tulipano deve inchinarsi alla classe di Gianni Rivera, ispiratore di tutti e quattro i gol con i quali il Milan infrange il sogno europeo dell’Ajax. Quella sera, probabilmente, Cruijff deve aver giurato vendetta eterna al nostro football, guidando l’Ajax alla vittoria nelle finali del 1972 (2 a 0 all’Inter e doppietta personale) e nel 1973 (1 a 0 alla Juventus).

Al culmine della popolarità lascia il club che lo ha lanciato per trasferirsi al Barcellona dove lo attende Rinus Michels con il quale, tra l’altro, preparerà il mondiale del 1974.

In Germania gli “orange” danno spettacolo fino alla finale contro i padroni di casa. Sembra un successo annunciato, soprattutto dopo il gol iniziale di Neskens. Invece l’asso è protagonista di una delle grandi disfatte della storia del calcio mondiale. Le polemiche seguono furibonde e Cruijff, accusato di scarso impegno da un ambiente che probabilmente ha visto il suo passaggio in Spagna come un tradimento, non risponderà più ad alcuna convocazione in nazionale.

Con gli azur-grana catalani disputa sei campionati vincendo anche una liga ed, in anni in cui spopolano Atletico e Real Madrid, tanto basta per assurgere ad eroe cittadino.

A 31 anni lascia l’Europa che per tre volte lo ha consacrato suo re assoluto, per trasferirsi negli Stati Uniti dove si confronta con altre vecchie glorie come Beckembauer, Pelè, Chinaglia, Neskens, Krol e Gerd Muller.

Nel 1981 torna in Europa. Subito si parla di Milan col quale disputa la prima edizione del Mundialito per Club, ma non riesce a convincere i dirigenti rosso-neri. Allora torna in Spagna nelle file del Levante, ma il richiamo di casa è troppo forte. Veste nuovamente la maglia dell’Ajax per chiudere con la casacca degli acerrimi rivali del Feyenord dove tiene a battesimo il giovane Ruud Gullit.

Appende le scarpe al chiodo alla bella età di 37 anni, dopo 668 gare ufficiali condite da ben 371 reti.

Data la sua intelligenza tattica, intraprendere la carriera di allenatore diventa per lui inevitabile. Mentre i rivali del PSV Eindhoven raggiungono l’apice della loro storia grazie ai finanziamenti elargiti dalla Philips che hanno permesso loro di schierare elementi del calibro di Ruud Gullit, Ronald Koeman, Eric Gerets, a 39 anni va a sedersi sulla panchina della sua Ajax. Con un manipolo di giovani tra i quali spiccano il centrocampista Franklin Rijkard e soprattutto il centravanti Marko Van Basten, conquista l’edizione della Coppa delle Coppe 1986-87. L’Ajax però, è un laboratorio che sforna talenti a ripetizione per poi cederli ad altri club europei in cambio di montagne di denaro da reinvestire nel settore giovanile. Partito Van Basten, destinazione Milan, Cruijff rimane un altro anno a lottare per lo scudetto, prima di tornare in Spagna alla guida del Barcellona. Sulla panchina dei catalani vince tutto quello che c’è da vincere, tranne la Coppa Intercontinentale del 1992 persa contro il San Paolo.

Due anni dopo, in quel di Atene, Cruijff vive probabilmente una delle serate più nere della sua carriera. Il 18 maggio deve affrontare il Milan nella finale di Coppa dei Campioni. I rosso-neri, appena laureatisi campioni d’Italia per la terza volta consecutiva, paiono stanchi e malconci. Scenderanno in campo privi della loro storica coppia centrale di difesa Costacurta-Baresi. Da buon olandese, guascone e un po’ pirata, Cruijff si lascia andare a qualche dichiarazione un po’ troppo ottimista. A fine serata dovrà assistere per quattro volte alle scene di giubilo dei rosso-neri che disputano una delle più belle partite della loro storia.

La pesante sconfitta lascia il segno e, dopo un malore, sulla soglia dei cinquant’anni decide che per lui è giunto il momento di pensare ad altro.

Entra nella dirigenza del Barcellona di cui rappresenta da anni l’unico elemento di continuità nonostante i numerosi cambiamenti societari.<
Nell’autunno del 2015 il mondo è a conoscenza che il “Pelè Bianco” deve affrontare un avversario cattivo ed infame, un cancro ai polmoni che, purtroppo riesce ad avere la meglio il 24 marzo del 2016.

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