29 MARZO 1978: LA PRIMA LETTERA DI ALDO MORO

Mentre la Juventus è impegnata a tener alto l’onore della nazione, al Viminale, sede del ministero degli interni, tutti sono impegnati nell’analizzare la veridicità di una missiva arrivata in serata. Alle 18,15 è stata ritrovata la prima lettera scritta da Aldo Moro. Agli inquirenti la lettera che giunge sembra proprio autentica, e forse prelude a una richiesta di scambio. Cinque fogli di quaderno che passano alla storia. E’ il primo appello “riservato” scritto dallo statista MORO al mondo politico italiano. Lo scritto interrompe un silenzio durato ben 14 giorni.

Due ore dopo, al Messaggero arriva una copia del comunicato assieme ad una lettera scritta da Moro di proprio pugno. Si tratta del documento che tutti sono impegnati ad analizzare, in quanto vi sono dubbi circa la calligrafia che non si crede essere quella dello statista, così come la sintassi, confusa e zoppicante. Sono i compagni di partito a dubitare, ma alcuni di loro, quando fra quattordici anni sentiranno tintinnare le manette tenute in mano da un giudice abbruzzese, capiranno probabilmente come si reagisce sotto pressione e con la paura non di perdere solo la faccia, ma addirittura la vita!

La lettera in questione è indirizzata personalmente al “Caro Francesco- Cossiga -, l’allora ministro degli Interni.

Moro prosegue
analizzando la sua situazione e comparando casi simili al suo, avvenuti in tutti gli Stati del mondo, risoltisi poi con uno scambio di prigionieri,

Se Moro non sembra lucido, ancor meno devono esserlo stati i cervelli chiamati ad indagare. Sotto l’errore sintattico contenuto nel passo: “che io mi trovo sotto un dominio pieno ed incontrollato, sottoposto a un processo popolare che può essere opportunamente graduato….” potrebbero, se opportunamente analizzate, nascondersi utili indicazioni per ritrovare l’uomo: il dominio pieno ed incontrollato può essere l’appartamento e l’invito a graduare il processo è in realtà un invito a svolgere indagini a tappeto.

Intanto inizia a circolare sempre più pressante la domanda riguardante i mandanti del sequestro. A molti viene in mente l’opera dello statista tesa al coinvolgimento del Partito Comunista nel governo e l’ostilità espressa dagli Usa. Tuttavia tale congettura cozza con la realtà per la quale gli Stati Uniti non sono affatto interessati a creare un clima di tensione in Italia. Certamente non pensano di rapire un noto politico per chiedere la liberazione di alcuni terroristi rossi. Anzi hanno una bassissima opinione dei terroristi che operano in Italia. REGAN si è perfino stancato di sopportarli,
li definisce “quattro straccioni vagabondi”.

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