9 MAGGIO 1978: IL DESTINO DI ALDO MORO SI COMPIE!

Nei giorni della vigilia dell’ultima e per alcuni decisiva giornata di campionato, una partita ben più importante sembra accusare una fase di stallo. In realtà tra sabato 6 e domenica 7 maggio, in un’attesa plumbea, a causa di quel gerundio contenuto nella sentenza di morte nei confronti di Aldo Moro, eseguendo, c’è chi si attiva per cercare una soluzione. Nonostante la durezza del comunicato, ci sono spiragli di ottimismo. Nelle stesse BR, tra l’altro, la linea dura è cambiata. Assieme all’avvocato Guiso, Renato Curcio, uno dei capi storici sotto processo a Torino, sembra aver trovato la soluzione per far uscire fuori dal vicolo cieco le due parti:

Il legale in questione inizia a fare la spola Torino- Roma per il PSI allo scopo di portare a buon fine il progetto.

Probabilmente l’intera vicenda vive il suo epilogo nella tarda serata di lunedì 8 maggio. È ormai notte fonda quando viene deciso in poche ore il destino di Moro. Amintore Fanfani, nemico politico dello statista rapito, ma il primo democristiano a schierarsi a favore di una trattativa coi terroristi, a Palazzo Giustiniani incontra i socialisti che hanno appunto in mano la soluzione “Curcio-Guiso”. Nell’estremo tentativo di salvare la vita al collega, Fanfani ha deciso e il mattino successivo , martedì 9 maggio, alla riunione della Direzione della DC si appresta a parlare e a leggere una dichiarazione contenente il riconoscimento delle BR come “formazione politica” dando in questo modo validità giuridica ad un eventuale scambio di due prigionieri di uguale valore politico. Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone ha già la penna in mano per firmare la grazia alla terrorista in carcere, Paola Besuschio. Claudio Signorile, alla guida della delegazione socialista, afferma che non basta la volontà del solo Fanfani, ma che è necessaria una dichiarazione ufficiale del Segretario politico del partito Benigno Zaccagnini. E qui siamo al punto critico. Al punto del non ritorno. Ancora poche ore e si assisterà, o alla spaccatura della DC, oppure al proseguimento della linea della fermezza, sancendo in questo modo la definitiva condanna a morte di Moro. Se un perverso gioco politico esiste, come ha immaginato lo stesso Moro, la vicenda non può che finire così.

Solitamente la notte porta consiglio, ma in quella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 i portatori di saggezza, peraltro nemmeno evocati, pensano bene di tenersi lontani da certe strade e soprattutto da certi ambienti dell’”Urbe”. Invece viene sollecitata la “signora” a intervenire con la
falce in mano. Infatti, il mattino del 9, le BR, non attendono l’esito dell’intervento di Fanfani alla riunione della Direzione DC. Alle ore 9 le BR uccidono Moro e con lui pure la speranza di ottenere finalmente il riconoscimento politico. A questo punto, in caso di cattura, gli esecutori non potranno più appellarsi alla convenzione di Ginevra come soggetti politici per questo e altri delitti. Per loro il futuro prospetta solo ergastoli. Perpetrando l’omicidio di Aldo Moro, le sedicenti organizzazioni rivoluzionarie operanti sul territorio nazionale ripongono definitivamente nel cassetto, gettando via la chiave, il sogno di diventare un partito rivoluzionario.

Uno splendido sole primaverile riscalda ed allieta l’Italia ancora inconsapevole di quanto accaduto durante la mattinata in un appartamento romano. Alle ore 13,30 una telefonata anonima delle BR informa un amico della famiglia Moro, che il corpo dello statista si trova in via Caetani, vicino a Piazza del Gesù, sede della DC e via delle Botteghe Oscure, sede del PCI. Evidentemente il luogo scelto per far ritrovare il cadavere di Moro potrebbe nascondere due chiavi di lettura:

  • da un lato si tratterebbe di un gesto di sfida lanciato contro lo scudo crociato e i comunisti accusati di connivenza;
  • dall’altro, forse, potrebbe nascondere l’opera di qualche “traditore” all’interno della DC.
  • Il suo corpo crivellato di colpi e riverso, si trova all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa, utilitaria per eccellenza acquistata soprattutto dalle classi meno abbienti.

    Nel dolore e nello sdegno si conclude una delle pagine più oscure della storia d’Italia.

    Dalle ore 14,30 del pomeriggio ogni italiano viene reso partecipe di quanto accaduto.

    hanno detto i grandi a noi bambini che giocavamo ignari della gravità di quanto è effettivamente accaduto! Per noi rimane solo la consapevolezza che verrà dichiarato il lutto nazionale e in tempo di lutto tutta la normale programmazione televisiva viene sospesa e quindi: niente Heidy, per altro alle battute finali, niente Goldrake e niente telefilm delle 19. Alla radio è un alternarsi di preghiere, ricordi a noi incomprensibili e noiosissima musica da camera. Questo è quanto accade ancora nel 1978 quando viene dichiarato il lutto nazionale!

    Per “i grandi” la cosa è ben diversa. L’assassinio dello statista pugliese è un duro colpo per ogni democratico che sente e sa di aver perso non soltanto Moro ma (amici e avversari) un punto di riferimento essenziale nel procedere nel faticoso cammino della democrazia e della vita civile italiana.

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