LA FOLLIA DI FARINA: PAOLO ROSSI RIMANE A VICENZA

Terminato il poco edificante spettacolo offerto dagli azzurri, in serata i telespettatori sono costretti a seguirne un altro ancor più sconcertante. Il giovedì, com’è ormai tradizione, è il giorno del quiz settimanale diretto da Micke Bongiorno. Dopo il fortunatissimo Rischiatutto, l’hancorman italo-americano sta conducendo un’altra trasmissione di successo chiamata Scommettiamo. Quella sera il quiz subisce un ritardo in quanto, in vista dell’imminente referendum, la politica reclama i propri spazi. E’ una tribuna politica del tutto particolare. Il segretario del Partito Radicale Marco Pannella, che da tempo sta protestando per il poco spazio dato dall’informazione alla consultazione, si presenta in trasmissione e davanti a tutti indossa un bavaglio. Per 24 interminabili minuti i teleschermi trasmettono l’immagine silente dell’eccentrico politico marchigiano. Sebbene noioso,il messaggio arriva a tutti in modo chiaro, nonostante l’assenza di parole.

L’imminente inizio del mondiale argentino impone ritmi sostenutissimi a tutto il circo del “Dio Pallone”, compresi anche gli operatori di mercato. L’esigenza di garantire un futuro certo a tutti i giocatori nel giro della nazionale, così da evitare loro inutili distrazioni connesse alla campagna trasferimenti. La prima operazione di ogni sessione estiva di calcio-mercato riguarda solitamente la risoluzione delle comproprietà. Sul tavolo, quest’anno, c’è un nome che fa sognare: LR. Vicenza e Juventus si contendono niente meno che Paolo Rossi, l’uomo che con i suoi 24 gol ha mandato in visibilio l’intera città berica. Si è giunti a questa conclusione in quanto le due società, nelle persone dei rispettivi presidenti: da un lato “Giussi” Farina, il contadino proveniente dalla provincia veronese, da molti considerato come “Cenerentola alla corte del principe”, dall’altro Gianpiero Boniperti, l’uomo abituato a starci alla corte dei principi essendo sempre vissuto, prima da calciatore e poi da dirigente, alla Juventus, la squadra degli Agnelli, della grande città e dei potentati economici, non hanno trovato l’accordo.

È un duello all’ultimo sangue, soprattutto per le dichiarazioni di Farina:

va dicendo da giorni il proprietario dei vicentini, ponendo l’accento sull’enorme differenza di possibilità economiche esistenti tra le due società. Il presidente berico è comunque combattuto sul dafarsi: tentare di trattenere Paolo rossi comporta certamente un grave sforzo economico, problema che non ha certamente la Juventus con la Fiat dietro le spalle. Il patron del Lanerossi Vicenza decide di coinvolgere l’intera squadra: l’ultima domenica di campionato, prima della partita contro la Juve, consegna a tutti carta e penna ed invita a scrivere quella che ritengono la cifra da mettere in busta chiusa per tentare di trattenere il giocatore. Tutti concordano con una valutazione attorno al miliardo, con l’allenatore Fabbri che propone un miliardo e quattrocento milioni di lire, valutando praticamente il calciatore quasi tre miliardi, uno in più di quanto il Napoli ha speso tre anni prima per i servigi di Beppe Savoldi.

Dall’altra parte della barricata non è che le cose siano più semplici. L’avvocato Agnelli, il vero padrone della Juventus, ha dato mandato a Boniperti di fare

In pratica al presidente viene chiesto di contenere i costi: in un periodo in cui gli operai vengono messi in cassa integrazione, quando non licenziati, la Fiat non può permettersi esborsi astronomici per un nuovo ragazzotto in mutande che tira calci ad un pallone.

Ciò che accade la sera precedente all’apertura delle buste, forse mentre Farina si trova davanti al televisore di casa per seguire le gesta della nazionale, probabilmente è frutto di leggenda. Sembra che il patron del Vicenza riceva una telefonata nella quale un personaggio rimasto sconosciuto afferma che la Juventus avrebbe offerto due miliardi e mezzo per la metà del giocatore, invitando Farina a scrivere due miliardi e seicento milioni per trattenere il suo gioiello. La notte trascorre convulsa e al mattino, in lega, nella busta sigillata con la ceralacca appone l’offerta di 2.612.510.000 lire. Lo stupore è enorme quando, all’apertura della busta consegnata da Boniperti, si legge la cifra di 850 milioni. Evidentemente in casa bianco-nera si è giocato a perdere.

La notizia è sensazionale: Davide, ossia il piccolo Vicenza, la provinciale che per oltre un ventennio è stata costretta a lasciar sistematicamente partire i suoi campioni alla volta delle grandi – Pavinato al Bologna, David alla Roma, Gori e Vinicio all’Inter, Biasiolo al Milan e per ultimo Damiani prima al Napoli e poi alla Juventus, solo per citarne alcuni -, accontentandosi di sopravvivere in serie A rilanciando giocatori dati ormai per finiti o formandone altri dal nulla, ha sconfitto Golia, ovvero la grande convinta di far razzia dei “gioielli” bianco-rossi, magari a buon mercato.

sono le prime parole pronunciate da “Giussi” Farina, il contadino che è arrivato a valutare un calciatore ben 5 miliardi, 225 milioni e ventimila lire, perché in questo venerdì 19 maggio Farina ha acquistato la metà a lui mancante del cartellino dell’ancor presunto fuoriclasse.

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