Le favole del calcio: IL REAL VICENZA

complice la dea bendata, inconsapevole di aver redatto un simile calendario, la festa scudetto di Torino ha messo di fronte i dominatori stagionali alla vera rivelazione del campionato: il Lanerossi Vicenza. Eccezion fatta per il secondo posto guadagnato agli albori del calcio, stagione 1911-12, quando a contendersi il titolo c’erano una ventina di compagini in tutta la nazione, per lo più divise in gironi a carattere interregionale, questo è il miglior piazzamento conquistato nella quasi ottantennale storia della società, non ché il più alto di una compagine veneta: meglio del Padova di Nereo Rocco e del Venezia di Ezio Loik e Valentino Mazzola. Improvvisamente il campo d’allenamento dei berici diventa “la corte dei miracoli” con Gian Battista Fabbri, discreto calciatore e tecnico mai espresso, assurto improvvisamente al ruolo di gran mago di corte.

Favole simili, però, non nascono mai per caso e anno origini lontane. Quella del Real Vicenza, così passa alla storia questa squadra grazie al suo gioco votato allo spettacolo, prende le mosse da un incredibile fallimento.

È l’estate del 1976 e i veneti sono reduci da una stentata salvezza ottenuta nel primo campionato di serie B disputato dopo vent’anni di militanza nella massima divisione. L’ambiente è depresso anche perché si vede un gruppo completamente scarico. Al termine della campagna trasferimenti, dalla quale tutti attendevano fuochi d’artificio, l’umore attorno alla società è ancora più nero: i rinforzi si sono limitati all’ingaggio dell’esperto Giancarlo Salvi,31 anni, praticamente scaricato dalla Sampdoria nella quale militava fin dall’inizio degli anni sessanta, di Franco Cerilli, un toscano giunto all’Inter con le credenziali di erede di Mariolino Corso ma costretto, causa sua inadeguatezza tecnica, a guardare gran parte delle partite dalla panchina e infine un certo Paolo Rossi, attaccante proveniente dal vivaio juventino che Boniperti sta cercando di piazzare un po’ ovunque.

Sulla panchina siederà tale Gian Battista Fabbri, tecnico dalle idee ultra moderne, arrivato in Veneto con le credenziali di una retrocessione in serie C guadagnata col Piacenza. Le cose sembrano precipitare fin dal ritiro. Sandro Vitali, ex enfant prodige del calcio italiano di fine anni sessanta, quando con i suoi gol aveva condotto i berici ad un buon campionato di centro classifica in serie A, prima di essere ceduto alla Fiorentina per un pacco di milioni e, dopo il fallimento in maglia viola prima, e rosso-blu firmata Cagliari poi, tornato nella sua società d’origine, ne combina un’altra delle sue: abbandona il ritiro e con esso anche il mondo del calcio. A questo punto il tecnico emiliano ha il merito di tirare diritto per la sua strada e, infischiandosene dei grandi nomi, inizia la costruzione del gruppo. La partenza è lenta: in apertura di stagione il Vicenza ne becca due dall’Avellino, ma complice l’improvvisa esplosione del giovane Paolo Rossi, le cose iniziano ad andare alla grande. A centrocampo il duo Faloppa-Salvi dispensa gioco e saggezza, mentre sulle ali Cerilli, finalmente, si esprime secondo i livelli che lo avevano portato all’Inter, mentre dall’altra parte, Roberto Filippi, uno che il grande calcio l’ha solo assaggiato con la maglia del Bologna, in una parentesi di una carriera trascorsa soprattutto battendosi nell’inferno della serie C, hanno il compito di aprire le difese, creando gli spazi per le incursioni della piccola punta toscana. Alla fine Rossi firma ben 21 reti e il Vicenza, nonostante il calo nella fase finale del campionato, approda in massima divisione, evitando anche la roulette degli spareggi che porterà in “Paradiso” anche Atalanta e Pescara.

Vicenza, entusiasta di un risultato tanto bello quanto inatteso, mette in scena un carnevale fuori stagione. Intanto “Giussi”
Farina, da bravo commerciante, prova a vendere il suo gioiello, costruito con una manciata di lenticchie ed ora aumentato di quattro volte. Nessuno, però, si fa avanti e il Presidente si getta nella nuova avventura con entusiasmo rinnovato. Convince Paolo Rossi a rimanere, gli affianca Francesco Vincenzi, promettente attaccante scuola Milan, mentre in difesa fa ritornare Giuseppe Lelj, reduce da due esperienze poco esaltanti con Fiorentina e Sampdoria.

A metà settembre, dopo un discreto girone di Coppa Italia, prende il via il campionato. Il calendario non è certo amico: si apre a Verona prima di incontrare in sequenza la nuova Inter di Bersellini, il Torino vice-campione in casa, e il Milan in trasferta, prima del Pescara. Al Bentegodi gli uomini di Fabbri aprono con un pareggio, risultato tutto sommato soddisfacente in quanto ottenuto contro un gruppo esperto, ma le tre gare successive si chiudono tutte con sconfitte. Particolarmente pesante è quella di Milano contro una squadra fino a quel momento priva di vittorie. La domenica successiva al Menti arriva il Pescara, formazione decisamente alla portata. I berici, però, steccano e rimediano uno stentato pareggio.

In settimana la società dà la svolta: nel mercato di riparazione richiama da Monza Franco Cerilli, mandando in brianza Francesco Vincenzi e da Como fa arrivare un certo Mario Guidetti, generoso mediano con qualche presenza in serie A in maglia lariana, lanciato da Osvaldo Bagnoli. A Bergamo, in casa dell’Atalanta, c’è la resa dei conti. L’inizio della partita è tremendo: Antonio Rocca porta in vantaggio gli orobici, prima del pareggio firmato proprio dal nuovo arrivato Mario Guidetti. Negli spogliatoi Fabbri e i suoi si guardano in faccia e decidono di gettare alle ortiche tutte le remore: si torna all’antico ossia: i risultati, se devono venire, arriveranno attaccando. La ripresa è un trionfo: Rossi improvvisamente torna quello dell’anno precedente e alla fine il tabellino recita Atalanta 2, Vicenza 4. Nelle due gare successive entrambe le romane vengono sconfitte. Particolarmente spettacolare è il 4 a 3 col quale i veneti battono la Roma allenata da Gustavo Giagnoni con l’esperto portiere Ernesto Galli, famoso per stare tra i pali senza guanti, balzato agli onori delle cronache per aver parato un rigore ad Agostino Di Bartolomei concesso al novantesimo minuto.

Trascinati dai gol di Paolo Rossi, dalle sgroppate sulla fascia di Roberto Filippi, mostro di continuità, dal raziocinio del duo Salvi-Faloppa, dalle invenzioni di Cerilli, tutti sostenuti dal gran lavoro di Mario Guidetti, mediano capace anche di iscrivere il suo nome a referto, i berici esprimono il miglior calcio del campionato, tanto da meritarsi l’appellativo di Real Vicenza. Non giungono mai ad impensierire realmente la Juventus nella corsa per lo scudetto: la difesa orchestrata dal bravo Giorgio Carrera, altra scoperta targata Fabbri e completata dal trio Lelj-Prestanti-Callioni non si dimostra impermeabile arrivando ad incassare qualche gol di troppo. Alla fine, comunque, arriva un eccellente secondo posto che alla resa dei conti significa Coppa Uefa e, soprattutto, per Paolo Rossi arriva anche la convocazione tra i 22 che voleranno in Argentina. Ormai in tutta la città si respira calcio e un simile entusiasmo contagia pure Farina il quale a metà maggio fa follie per trattenere il suo gioiello. Se per Paolo Rossi il campionato 1977-78 è solamente il primo di molti momenti esaltanti della sua pur breve carriera di campione planetario, per altri questo costituisce il vertice.

Ci riferiamo ai vari Ernesto Galli, Giuseppe Lelj, Valeriano Prestanti, Vito Callioni, Mario Guidetti, Giancarlo Salvi, Giancarlo Faloppa, Franco Cerilli e Roberto Filippi che a trent’anni ha l’onore di essere premiato come miglior calciatore della stagione.

Racconteremo nei prossimi anni l’epilogo di questa bella favola del calcio italiano, per ora rimane solo il Real Vicenza.

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