LE LETTERE DI MORO ALLA FAMIGLIA, A CRAXI, A LEONE E I TENTATIVI DI MEDIAZIONE EXTRA PARLAMENTARI

Il 29 aprile la famiglia Moro, che nel frattempo ha ricevuto per canali diversi altre lettere, alcune delle quali, come sostengono il fratello e

il figlio, inspiegabilmente sparite, decide di rendere pubblica una di queste. La missiva è palesemente diretta alla DC. Essa esprime tutta la tristezza per essere

stato abbandonato. Dalla sua prigionia Moro, infatti, segue sui giornali le dichiarazioni rilasciate dai suoi colleghi, e ne è indignato e soprattutto angosciato per:

Moro
appare profondamente deluso:

Dalla sua prigionia Moro ha seguito sulla stampa pure CRAXI e a lui con una lettera si rivolge:

Intanto il campionato è ormai alle battute finali. Quest’ultima domenica d’aprile dovrebbe scrivere la parola fine sulla questione scudetto.

29a GIORNATA: domenica 30 aprile 1978

Bologna – Napoli 0-0

Foggia – Verona 4-0

54′ e 73′ A. Bordon rig., 85′ Bergamaschi, 90′ Iorio

Genoa – Inter 1-1

20′ Castronaro (GE), 77′ Anastasi

LR. Vicenza – Perugia 3-1

32′ aut. Ceccarini, 35′ e 55′ P. Rossi rig., 62′ Vannini (PE)

Milan – Lazio 0-2

A Tavolino

Pescara – Fiorentina 1-2

11′ Bertarelli (PE), 18′ Desolati, 89′ Sella

Roma – Juventus 1-1

38′ Bettega, 56′ Di Bartolomei (RM)

Torino – Atalanta 3-2

44′ Pulici, 51′ aut. Festa, 59′ Vavassori (AT), 70′ Festa (AT) rig., 87′ Pulici rig.

CLASSIFICA:

Juventus 42; LR. Vicenza 39; Torino 38; Milan 36; Inter 34; Napoli 29; Perugia 28; Atalanta 27; Lazio e Roma 26; Foggia e Verona 25;

Bologna, Fiorentina e Genoa 24; Pescara 17.

In testa i giochi sono fatti: col pareggio di Roma la Juventus si laurea nuovamente campione d’Italia. Per i piemontesi si tratta del quinto

scudetto nell’arco di sette stagioni. Dal 1971 in avanti la squadra ha subito un progressivo cambiamento che non ne ha inficiato i risultati. Il presidente Boniperti

si rivela un maestro nell’andare a scovare giovani talenti e farne dei campioni in grado di garantire continuità di rendimento all’intero complesso. Lanerossi Vicenza,

Torino, Milan e Inter sono sicure di avere un posto in Europa. Tuttavia gli uomini allenati da Niels Liedholm hanno ben poco da festeggiare. Sconfitti in casa dalla

Lazio per 1 a 0, rischiano di veder appesantito il passivo dal giudice sportivo a causa di un petardo che all’ottavo della ripresa ha costretto il terzino bianc’

azzurro Pietro Ghedin a lasciare il campo.

Ben diversa si presenta la situazione in coda. Il Foggia rifila una quaterna secca al Verona e lo coinvolge nella bagarre per la sopravvivenza. Gli uomini di

Valcareggi, che ad un certo punto della stagione hanno nutrito qualche ambizione Uefa, si trovano costretti a guardarsi le spalle nell’ultima giornata. Dietro spingono

Fiorentina, Bologna e Genoa, con i viola in leggero vantaggio per quanto riguarda la differenza reti. Nemmeno le squadre romane possono dormire sonni tranquilli: per

un’incredibile concatenazione di risultati una di loro potrebbe ancora retrocedere.

Il mese di maggio si apre con la tradizionale festa dei lavoratori e con un Appello della famiglia MORO ai dirigenti DC. Si tratta di un’accusa d’immobilismo ai

sedicenti “amici”, di un invito a non considerare pazzo il loro congiunto e di una richiesta di assunzione di responsabilità, convocando il Consiglio nazionale

della DC come ha indicato lui, l’uomo che ne è ancora il suo Presidente; scrivendo:

L’intera vicenda Moro passa dai partiti al governo e da questi al Parlamento. La direzione della DC, infatti, decide di lavarsene le mani del”caso Moro” investendo il

governo. Una mossa che annulla così il successo tattico ottenuto due sere prima da CRAXI alla sede democristiana, quando una piccola ma autorevole parte del partito di

maggioranza relativa sembrava impegnata a dare un giudizio positivo sulle proposte indicate dai socialisti. Troviamo, infatti, FANFANI –
l’unico della vecchia guardia – a difendere il suo storico “nemico” e a schierarsi con i socialisti per la rottura del fronte della fermezza pur di salvare Moro,

anche a costo di spaccare il suo partito, la DC (Vedi giorno 8).

Moro, intanto, continua nella sua ricerca di appoggio per tentare di uscirne vivo. Il giorno successivo scrive una lettera al Presidente della Repubblica Giovanni

Leone.

Intanto il mondiale d’Argentina è ormai alle porte e per non sfavorire troppo le squadre che daranno i giocatori alla nazionale, si decide di anticipare la partenza

dei gironi di semifinale di Coppa Italia. Inoltre bisogna tener conto anche della presenza delle squadre di serie B, il cui campionato proseguirà per un altro mese

abbondante dopo il termine di quello della massima divisione. A Monza il Torino sconfigge i locali per 3 a 1, mentre nel girone B il Milan non va oltre il pareggio per

1 a 1 sul campo di Taranto.

Il caso Moro è diventato ormai una questione spinosa a tutti i livelli. Si sa benissimo che ogni giorno è buono per una conclusione presumibilmente tragica. Ora

svincolatosi da Piazza del Gesù, a nome del governo che presiede, in Parlamento, ai giornali e direttamente in Tv, Andreotti ribadisce un secco NO a qualsiasi

trattativa.

Per la vita di Moro Craxy ha chiesto la settimana precedente alla DC

Ma la DC
non cede. NO! e poi NO! Nell'”occhiello” sopra di Repubblica MIRIAM MAFAI racconta questa “notte drammatica” alla sede della DC, che però i democristiani negano

essere stata
tale:

Il giorno successivo alla stampa giunge il Comunicato N.9:

A questo punto si aprono altre convulse trattative. Polemiche tra PSI e il PCI e gli altri partiti che insistono sulla necessità della fermezza. Il comportamento del

PCI – secondo
alcuni – si è rivelato negativo, mentre secondo altri, tra cui Indro Montanelli:

Forse la ragione principale risiede nel fatto per cui il PCI, schierandosi dalla parte dei brigatisti avrebbe dato credito alle teorie che lo mettono

direttamente in connessione con l’area dei combattenti. Questa è l’ultima cosa che Berlinguer vuole dopo aver preso da tempo le distanze dai “figli ribelli”. Il suo

appoggio
al NO non è quindi una scelta volontaria ma una necessità, probabilmente “imposta” anche dai dirigenti sovietici che da tempo non gradiscono i rapporti con

organizzazioni della lotta armata in Italia. E mentre nel nostro Paese circolano voci secondo cui alcune basi delle BR sarebbero ubicate in Cecoslovacchia, nello

stesso tempo ne circolano altre circa forti pressioni dei sovietici sul PCI a non sollevare tale questione.

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE

Lascia un commento