ARGENTINA 1978: GENESI DI UN SUCCESSO

Solitamente questa pagina è dedicata esclusivamente ai protagonisti che, a forza di calci al pallone, hanno portato la loro nazione sul tetto del mondo. Tuttavia riteniamo opportuno contestualizzare il primo successo dell’Argentina, in quanto avvenuto in un momento drammatico per questo grande Paese, momento che probabilmente affonda le proprie radici nella storia.

L’Argentina è diventata un paese moderno nella seconda metà dell’Ottocento, grazie soprattutto ad investimenti e personaggi britannici i quali, per non sentire troppo la nostalgia di casa, hanno fondato scuole e club in cui si gioca a polo, a tennis e a calcio, insegnando i valori del fair-play e della lealtà sportiva. Nel 1867 viene fondata la prima società di calcio argentina, il Buenos Aires Football Club e, nel 1891, prende il via il primo campionato nazionale. Il calcio, sport “povero”, che in fin dei conti richiede solo una palla, dilaga progressivamente nei quartieri periferici della città, e nel 1913 il Racing Club di Buenos Aires, compagine composta esclusivamente da calciatori argentini, vince il campionato.

Squadre come il Rosario, radicate nei barrios e nelle periferie urbane, hanno anche il merito di garantire un’istruzione ai ragazzi, fornendo supporto sociale. Molto prima che venga riconosciuto il suffragio universale maschile, queste società sono già strutture ‘democratiche’, in cui tutti i membri partecipano alle elezioni del presidente.

Da questo si evince che Il legame tra sport e politica è sempre stato forte. I tifosi delle squadre, in cambio di biglietti omaggio per le trasferte, spesso si impegnano in attività politiche. Le curve diventano così ambienti politicizzati. I legami però sono sempre stati significativi anche a livello istituzionale.

I presidenti della Federazione argentina, l’AFA, hanno mantenuto sempre contatti politici con i gruppi al potere, sia civili, sia militari, fenomeno intensificatosi ulteriormente durante il primo periodo peronista, tra il 1946 e il 1955.

Spesso presente sugli spalti, Juan Peron si è prodigato nell’assicurare aiuti finanziari allo sport, mentre sua moglie Evita ha sponsorizzato i campionati giovanili.

Nonostanti i non brillanti risultati della nazionale negli anni sessanta, impoverita tra l’altro da l’esodo di molti campioni del calibro di Angelillo, Sivori, Maschio e Manfredini, il legame tra mondo politico e mondo calcistico rimane sempre molto forte, consuetudine che non muta nemmeno all’inizio del decennio successivo quando rivolte studentesche, furti, rapimenti e uccisioni si succedono con quotidiana regolarità in tutto il Paese. L’11 marzo 1973, a 10 anni dalle ultime libere elezioni, il popolo proclama presidente Hector Campora, un peronista di sinistra, il quale richiama Juan Peron dall’esilio in Spagna. Il vecchio leader politico atterra all’aeroporto Ezeiza di Buenos Aires il 20 giugno 1973 e trova ad accoglierlo oltre tre milioni di persone. Tra questi ci sono anche alcuni terroristi fedeli a Josè Lopez Rega, ex segretario personale di Peron, che lo ha accompagnato durante l’esilio, capo della falange di destra dello schieramento fedele a Peron.

Quel giorno all’aeroporto Ezeiza si scontrano due gruppi terroristi: i Montoneros, di sinistra, convinti di incarnare la visione social-rivoluzionaria del peronismo autentico, e la “Allianza Anticomunista Argentina”, o “Tripla A”, di Rega, alla quale appartiene anche l’italiano Stefano Delle Chiaie, che ha lavorato all’Operazione Gladio e sul quale pesa l’accusa di aver avuto un ruolo nell‘attentato di Piazza
Fontana del 1969. La versione ufficiale parla di 13 vittime, ma il conto potrebbe essere più salato, anche se non è mai stata aperta un’inchiesta ufficiale sui fatti.

Nel luglio 1973 Campora si dimette, permettendo a Peron di vincere le nuove elezioni. Ma il suo regno dura solo un anno. Juan Domingo Peron muore d’infarto il 1° luglio 1974; gli succede sua moglie, Isabela, su cui Josè Lopez Rega esercita un’influenza politica determinante. La democrazia ha i giorni contati.

Il 24 marzo 1976 una giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla rovescia il governo di Isabela Martinez Peron. E’ l’inizio della dittatura militare e del “Processo di Riorganizzazione Nazionale”.

Tra i problemi ereditati dai nuovi padroni dell’Argentina c’è proprio l’organizzazione dei Campionati Mondiali di Calcio del 1978, impegno che il Paese ha preso da dieci anni. Analogamente a quanto sta avvenendo oltre cortina, il dittatore Videla comprende immediatamente l’importanza della vetrina che potrebbe legittimare agli occhi della comunità internazionale la propria opera. Naturalmente c’è bisogno di un grande risultato anche a livello sportivo e per arrivare a ciò c’è bisogno di un tecnico capace di risollevare le sorti di un movimento che, da qualche anno, non riesce ad emergere a livello internazionale.

L’uomo nuovo viene individuato in Luis Cesar Menotti, “el Flaco”, lo smilzo, politicamente radicale, perciò lontano dalle idee politiche e dal progetto della giunta militare salita al potere nel 1976. Proprio per ragioni di opportunità, e per risultare pulita agli occhi del mondo sportivo internazionale, la giunta militare conferma Menotti alla guida tecnica. Al proposito racconta Osvaldo Ardiles:

Ispiratore della rinascita della nazionale argentina, Menotti è diventato inconsapevolmente strumento del regime. I generali e gli oppositori vogliono la stessa cosa, la coppa con le ali, e su Menotti si sono riversate le speranze di un’intera nazione.

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