ARGENTINA-PERÙ 6-0: MA È STATA COMBINNE VERA?

Terminata la gara tra Brasile e Polonia, si apre una delle pagine più misteriose e più discusse della storia del calcio internazionale. Prima di scendere in campo, l’Argentina ha conquistato tre punti, avendo realizzato due gol a fronte di zero subiti. Come già accennato in chiusura della pagina precedente, per superare il Brasile ed arrivare alla finale per il primo posto, i padroni di casa devono battere il demotivato Perù con tre gol di scarto, ma segnandone almeno cinque (un ipotetico quattro a uno eguaglierebbe sia gol fatti che subiti dalle due grandi sudamericane), oppure direttamente
con quattro gol di scarto.

L’uomo più atteso è il portiere peruviano Raul Quiroga. Soprannominato ‘El Loco’ (il matto), il giocatore ha come caratteristica principale quella di essere nato in Argentina e, più precisamente, proprio a Rosario, città nella quale si disputa l’importante match. Non bastasse, il giocatore è arrivato al calcio che conta proprio vestendo la maglia del Rosario Central, dove, a dispetto della bassa statura, si è fatto conoscere in tutto il continente per la sua abilità soprattutto nelle uscite.

Nel 1973, a 23 anni, i peruviani dello Sporting Cristal gli offrono un buon contratto e lì fra alterne fortune rimane un paio d’anni, prima di tornare nella nazione natia, andando ad indossare la casacca dell’Independiente.

Nel 1977 la vicenda umana e professionale di Quiroga ha un’altra svolta: lo Sporting Cristal gli offre un nuovo contratto, assieme alla prospettiva di naturalizzarsi e quindi di giocare un Mondiale che, come argentino, gli è stato chiaramente precluso visto che, fin dal suo arrivo sulla panchina albi-celeste, Menotti gli ha sempre preferito Fillol come titolare e i più affidabili Lavolpe (il futuro c.t. messicano ed allenatore di tanti club) e Baley come rincalzi, dopo aver fatto fuori l’altro ‘Loco’ (diciamo l’originale) Hugo Gatti. Quiroga accetta e gli viene regalato il passaporto peruviano. L’avventura come numero uno della nazionale andina inizia nel migliore dei modi: nel girone iniziale risulta il migliore in campo contro l’Olanda allenata da Ernst Happel e con la Scozia para addirittura un calcio di rigore. Capitola varie volte contro Brasile e Polonia, ma più per demeriti di una squadra che evidentemente ha raggiunto il massimo superando il turno, che per sue mancanze. Il portiere si è esibito prima sul campo di Cordoba e successivamente su quello di Mendoza. Non ha mai calcato l’erba dello stadio della sua Rosario, però. Il 21 giugno il giocatore è chiamato ad incontrare la sua Argentina davanti alla sua gente, quella che non più di dieci anni prima ne ha fatto un eroe della domenica, sebbene non lo conoscessero come Locho, ma come “cupeté”, termine intraducibile nella lingua italiana, che sta a significare: “bambino che rompe le palle”.

In Brasile, nazione terza direttamente coinvolta dall’esito del match, si mettono le mani avanti ancor prima di questo 21 giugno. Le numerose vittorie conquistate dal movimento verde-oro non sono arrivate solamente grazie ai numerosi fenomeni scesi in campo negli anni, ma anche grazie a dirigenti che sanno come va il mondo. Ed infatti questi non hanno mancato di segnalare alla federazione peruviana l’opportunità di schierare titolare Sartor, accompagnando, probabilmente, il consiglio con promesse di vario tipo. Il c.t. Marcos Calderon, che morirà nel 1987 nella tragedia aerea che ucciderà tutto l’Alianza Lima, non sente ragioni e Quiroga sarà in campo.
Rosario (Estadio Rosario) – mercoledì 21 giugno 1978 – ore 19.15

ARGENTINA – PERU’ 6-0 (gir. B, 3° gara)

RETI: 21’ Kempes, 43’ Tarantini, 49’ Kempes, 50’ Luqué, 67’ Houseman, 72’ Luque.

ARGENTINA: Fillol, Olguin, L.Galvan; Passarella (cap), Tarantini, Larrosa;
Gallego (86 Oviedo), Luqué, Ortiz, Kempes, Bertoni (65 Houseman). C.T.: L. Menotti.

PERU’: Quiroga, Duarte, Manzo; Chumpitaz (cap), R.Rojas, Quesada; Cueto, Velasquez (52 Gorriti), Cubillas, Munante, Oblitas. C.T.: M. FCaldron.

TERNA ARBITRALE: Wurtz (Francia); g.l.: Riwersi (Germania Ovest), Gonella (Italia).
LA CLASSIFICA

POS. SQUADRA P. G. V. N. S. G.F. G.S.

1. ARGENTINA 5 3 2 1 0 8 0

2. Brasile 5 3 2 1 0 6 1

3. Polonia 2 3 1 0 2 2 5

4. Perù 0 3 0 0 3 0 10

La gara tra Argentina e Perù va in archivio come una delle combinne più clamorose della storia del calcio che avrebbe avuto quale artefice primo proprio il portiere Raul Quiroga. Ma è stato proprio così?

Riguardando la partita a distanza di anni, l’impressione è un po’ differente: Quiroga non sarebbe stato il solo a dire agli attaccanti argentini:

anzi: probabilmente è stato uno dei pochi a cercare di salvare almeno l’onore. Incassato il gol di Kempes dopo venti minuti, il portiere è capitolato per la seconda volta solo alla fine del primo tempo a causa di un colpo di testa di Tarantini. Assieme a Munante, che nella prima frazione di gara colpisce addirittura un palo, il giocatore è tra i migliori in campo e nemmeno quando i padroni di casa dilagano nella ripresa, a lui possono essere imputate particolari responsabilità nei gol. Quindi se combinne è stata, Quiroga non ne è stato certamente l’artefice massimo. Che cosa sia successo in quei giorni resta un mistero ricco di contraddizioni.

Qualche anno dopo si è parlato di aiuti di stato promessi dall’Argentina al governo peruviano, e lo stesso Quiroga in uno dei non rari momenti di ubriachezza ha fatto delle mezze ammissioni, sistematicamente ritrattate. Josè Velazquez, uno dei giocatori chiave della nazionale peruviana, ha portato alla luce strani episodi avvenuti durante l’immediata vigilia della partita, compresa la visita negli spogliatoi peruviani del capo di Stato argentino, il generale Jorge Videla, in compagnia del segretario di Stato americano Henry Kissinger. Visita alla quale avrebbe fatto seguito la scelta
del tecnico di reintrodurre in formazione il portiere Quiroga, inizialmente escluso. Inoltre, il giornalista Tim Pears, in un dettagliato articolo apparso su “The Observer Sport Monthly” rivela che prima della partita il governo argentino
avrebbe regalato un milione di tonnellate di grano al Perù aprendo anche una linea di credito di 50 milioni di dollari. E quel denaro da chi sarebbe arrivato? Da una intervista rilasciata ad una radio colombiana da Fernando Rodriguez Mondragon, emerge che Gilberto Rodriguez Orejuela, figlio di uno dei più famosi capi del narcotraffico colombiano, ex finanziatore dell’America di Calì e soprattutto scrittore del libro, ‘Il figlio dello scacchista’,, nel quale regala al pubblico una ricostruzione piuttosto vaga di quanto avvenuto in quei giorni di giugno: proprio nell’imminenza dell’uscita dell’opera racconta:

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