AZZURRI IN ARGENTINA TRA LO SCETTICISMO GENERALE

La compagine che, senza tanti proclami di vittoria, ma tra lo scetticismo generale si accinge ad affrrontare la spedizione in terra sudamericana, affonda le proprie radici direttamente nel fallimento di quella partita quattro anni prima per la Germania con tutti i favori del pronostico. L’attuale commissario tecnico Enzo Bearzot ha attinto a piene mani dal lavoro iniziato nell’ottobre del 1974 da Fulvio Bernardini. Dopo aver letteralmente cacciato i due «mostri
sacri» Mazzola e Rivera, fonti di eterne, estenuanti polemiche, l’anziano tecnico romano ha dato il via ad un profondo lavoro di valorizzazione dei migliori giovani in procinto di affacciarsi al grande calcio tra cui il giovane talento Giancarlo Antognoni, l’ariete Francesco Graziani e il roccioso Claudio Gentile, tutti uomini sui quali Bearzot avrebbe fatto sicuro affidamento. Bernardini ha altresì fatto giocare due atleti tanto bravi quanto sfortunati, i «difensori da corsa» Francesco Rocca e Moreno Roggi, entrambi vittime di gravissimi infortuni. Al momento di accettare la carica di Commissario Unico della Nazionale, insomma, Bearzot si è trovato a lavorare sul telaio di una rosa impostata da Bernardini con una formazione dai contorni già ben definiti.

Imperando in campionato la Juve e il Toro ormai da tre stagioni, Bearzot attinge a piene mani dai ranghi delle due “mammasantissime” del torneo, così che al momento di salire sull’aereo per Buenos Aires, la lista dei ventidue consegnata alla FIFA comprende ben nove giocatori della Juventus e sei del Torino, più una «macedonia» di isolati pescati un po’ dappertutto: l’interista Ivano Bordon, il bolognese Mauro Bellugi, il milanista Aldo Maldera, il laziale Lionello Manfredonia, il romanista Paolo Conti, il viola Giancarlo Antognoni e soprattutto il capocannoniere del campionato Paolo Rossi. Il nocciolo della squadra, però, è bianconero.

La vigilia della spedizione non è delle più tranquille e non solo per la difficile situazione socio-economica dell’Italia in questa primavera del 1978. Il brutto pareggio uscito dall’amichevole disputata all’Olimpico il 18 maggio contro la Jugoslavia, ha fatto esplodere l’indignazione dei giornali, sportivi e no, come sempre
scatenati quando si tratta di darsi la zappa sui piedi, lasciandosi andare a pettegolezzi, illazioni, anatemi e oscuri presagi di sconfitte umilianti. Nei giorni successivi è tutto un florilegio di titoli di questo tenore:

Giunto in terra argentina, Bearzot tenta immediatamente di isolare il più possibile la squadra, elevando attorno al ritiro, scelto da tempo, una compatta barriera di protezione. L’Hindu Country Club, un resort sito a circa 28 chilometri da Buenos Aires, sembra fatto su misura per assecondare i desideri di quiete del C.T. friulano. Si tratta di un vastissimo complesso residenziale, con campi da gioco, da tennis e da golf, un parco sterminato e una vasta costruzione provvista di pochi accessi, facilmente controllabili dai severi, inflessibili poliziotti argentini addetti alla sorveglianza, i quali non avrebbero lasciato entrare nemmeno una mosca senza il placet dei dirigenti azzurri. Gigi Peronace, il simpatico personaggio voluto da Franco Carraro al seguito della Nazionale come
«public-relations-man», si rivelerà prezioso nel tener lontani microfoni e polemiche dalla squadra. Infaticabile e sorridente dispensatore di distintivi, bandierine, cravatte, foto giganti degli azzurri,
e scarse e insignificanti notizie, per oltre un mese farà da cuscinetto fra il C.T., i giocatori e la stampa. Con Peronace nessuno riesce ad arrabbiarsi: per ciascuno egli riserva un sorriso e una pacca sulle spalle oltre ad essere maestro nel soffiare all’orecchio le più insulse baggianate con l’aria di svelare ghiotti segreti

Con Bearzot, Vicini, Peronace e il resto della delegazione i 22 partiti per Buenos Aires sono i seguenti:

COGNOME NOME SQUADRA NATO MORTO PRES. MIN. GOL RUOLO NUMERO

ANTOGNONI Giancarlo Fiorentina 01.04.1954 – 5 331 – C. 9

BELLUGI Mauro Bologna 07.02.1950 – 5 331 – D. 2

BENETTI Romeo Juventus 28.10.1945 – 6 527 1 C. 10

BETTEGA Roberto Juventus 27.12.1950 – 7 604 2 A. 18

BORDON Ivano Inter 13.04.1951 – – – – P. 22

CABRINI Antonio Juventus 08.10.1957 – 7 619 – D. 3

CAUSIO Franco Juventus 01.02.1949 – 7 518 1 C. 16

CONTI Paolo Roma 01.04.1950 – – – – P. 12

CUCCUREDDU Antonello Juventus 04.10.1949 – 5 320 – D. 4

GENTILE Claudio Juventus 27.09.1957 – 7 630 – D. 5

GRAZIANI Francesco Torino 16.12.1952 – 1 13 – A. 19

MALDERA Aldo Milan 13.10.1953 – 1 90 – D. 6

MANFREDONIA Lionello Lazio 27.11.1956 – – – – D. 7

PECCI Eraldo Torino 12.04.1955 – – – – C. 11

PULICI Paolino Torino 27.04.1950 – – – – A. 20

ROSSI Paolo LR. Vicenza 23.09.1956 – 7 630 3 A. 21

SALA Claudio Torino 08.09.1947 – 2 57 – C. 17

SALA Patrizio Torino 16.06.1955 – 1 90 – C. 13

SCIREA Gaetano Juventus 25.05.1953 03.09.1989 7 630 – D. 8

TARDELLI Marco Juventus 24.09.1954 – 6 540 – C. 14

ZACCARELLI Renato Torino 18.01.1951 – 5 287 1 C. 15

ZOFF Dino Juventus 28.02.1942 – 7 630 – P. 1
Naturalmente pure la lista dei convocati non manca di suscitare polemiche: Bearzot viene praticamente crocifisso per aver preferito Mauro Bellugi a Roberto Mozzini. Non mancano di far sentire la propria voce critica nemmeno i sostenitori dei vari Giuseppe Savoldi, Roberto Pruzzo e Bruno Giordano. Pure dallacapitale argentina, la stampa, con rare eccezioni, insiste nel tuonare contro la Nazionale. La voce delle cassandre si leva ancor più alta all’indomani dell’incontro amichevole che il 27 maggio, gli azzurri sostengono alla «Bombonera», lo stadio del Boca Juniors, contro la squadretta di serie B del Deportivo Italiano, per l’ultimo, definitivo ritocco alla condizione degli azzurri.

Specie nel primo tempo, con quella che dovrebbe essere la formazione base, l’Italia gioca malissimo, non riuscendo a segnare. Nella ripresa Bearzot decide d’inserire Paolo Rossi al posto di Graziani, Cabrini invece di Maldera e Zaccarelli per Tardelli e le cose migliorano, seppure non di molto. Bettega, con un ammiratissimo colpo di tacco vincente, salva la faccia degli azzurri e il risultato: ma i dubbi, i molti dubbi, rimangono intatti.

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