IL DILEMMA AZZURRO E LE PARTITE MONDIALI DEL 9 GIUGNO

In Argentina, intanto, inizia il lunghissimo pre partita in vista della gara tra i padroni di casa e la lanciatissima Italia. Il match si disputa nello Stadio del River Plate, a Buenos Aires. Perdere o vincere non riveste alcuna importanza né per gli azzurri, né per gli uomini di Cesare Menotti, anch’essi già qualificati per aver battuto, a loro volta, Francia
e Ungheria. Come già accennato, in ballo c’è solamente il primatonel girone che garantisce la possibilità di rimanere nella capitale argentina per disputare le gare della seconda fase, mentre la seconda dovrebbe emigrare a Rosario. Ovviamente gli argentini tengono particolarmente a restare nella capitale, per ragioni di tifo, di incasso, di tutto. Gli italiani, al contrario, non avrebbero ragioni altrettanto valide per contrastare il realizzarsi di questo desiderio. Tutti, infondo, sono convinti che un gesto di «amicizia» nei confronti
dei padroni di casa potrebbe risultare simpatico, nonché utile nel prosieguo del campionato. Tutti sono convinti che il sabato successivo a scendere in campo per gli azzurri, saranno i rincalzi. Invece le sorprese arrivano già a ventiquattro ore dalla partita quando Bearzot, contrariamente a quanto avvenuto nelle due occasioni precedenti, rifiuta di annunciare la formazione. Ne nasce una bagarre polemica alla quale il tecnico friulano resiste anche nel corso di un pranzo di rappacificazione offerto da Carraro agli inviati in Argentina alla «Cantina di David», il
locale di un furbo calabrese diventato miliardario servendo ai nostalgici dell’Italia spaghetti e pizza vagamente all’italiana.

Contemporaneamente a Mendoza, sede del ritiro dell’Olanda, va in scena un singolare modo di far la pace tra i componenti della nazionale arancione: una pantagruelica cena presso il ristorante italiano più noto della città argentina, il “Vecchia Roma” a base di spaghetti, pizza ai funghi, arrosto, pollo, verdure e, dulcis in fundo, cannoli siciliani, il tutto
innaffiato da un buon vino locale, il “Don Valentin”. Le liti erano partite dalle dichiarazioni del difensore Poortvliet, che ha accusato il CT Happel di non comunicare con i giocatori: davanti ai piatti tutto è stato dimenticato e risolto.

Probabilmente nel nostro Paese quasi nessuno sa cosa stia avvenendo oltre-oceano. Rimane l’attesa per l’impegno che gli azzurri sosterranno in nottata contro Kempes e soci. Tutti sono pronti a festeggiare in caso di vittoria in barba alle ragioni di opportunità. A qualcuno, però, i festeggiamenti del post gara probabilmente danno fastidio. A Genova,per esempio, il comando dei vigili urbani rende noto che farà intervenire i propri agenti contro coloro che favoriranno festeggiamenti e caroselli a detrimento del traffico urbano. Tale decisione viene dopo le numerose proteste presentate da molti genovesi, tenuti svegli fino a tarda notte dopo la vittoria riportata 4 giorni prima dall’Italia sull’Ungheria.

Questo intenso week end di calcio viene aperto dalla partita, per altro valida solo ai fini del calendario, tra Francia ed Ungheria. Il match prende il via con mezz’ora di ritardo in quanto le due squadre si presentano entrambe con la maglia bianca per un equivoco nato da esigenze televisive. In tutta fretta i dirigenti della locale
squadra del Kimberlain, militante nella serie C argentina, rimediano mettendo a disposizione la loro maglia biancoverde. La divisa viene indossata dai francesi, che hanno fatto propria, oltre alla maglia
di emergenza, anche la partita.
Mar del Plata (Estadio Mar del Plata) – sabato 10 giugno 1978 – ore 14,30

FRANCIA – UNGHERIA 3-1 (gir. A, 3a gara)

RETI: 22’ López, 37’ Berdoll, 41’ Zombori (UN), 42’ Rocheteau.

FRANCIA: Dropsy, Bracci, Petit; Janvion, Berdoll, López; Trésor (cap), Rouyer, Rocheteau (75 Six), Bathenay, Papi (46 Platini). C.T.: M. Hidalgo.

UNGHERIA: Gujdár, Martos, Kereki (cap); Balint, J.Tóth, Pusztai; Zombori, Pintér, Nyilasi, Tórócsik, Nagy (73 Csapó). C.T.: L. Baroti.

TERNA ARBITRALE: Coelho(Brasile); g.l.: Silvagno (Cile), Partridge (Inghilterra).

SPETTATORI: 28.000.
Un primo tempo scoppiettante consegna alla Francia una vittoria platonica che rende meno amaro il ritorno a casa dopo tre gare comunque ben giocate. Quella allenata da Hidalgo dimostra di essere una squadra con ottimi margini di miglioramento.

Intanto prosegue il lungo e tormentato avvicinamento alla gara che gli azzurri debbono sostenere contro l’Argentina. Dato il rifiuto di Bearzot di comunicare gli undici che scenderanno in campo al Monumental, sui giornali impazza il toto-formazione. Dando per scontati molti avvicendamenti, i nomi più gettonati sono quelli del portiere Paolo Conti, di Aldo Maldera e dei granata Graziani, Zaccarelli e Pulici.

Cosa accade realmente in queste ore di vigilia all’Hindu Club, rimane ancora un mistero. Indiscrezioni più o meno fondate raccontano di una specie di rivolta dei titolari, ribellatisi all’idea di dover cedere il posto alle riserve per paura di perdere lo stesso. I soliti bene informati racconteranno che, soprattutto il blocco juventino, avrebbe fatto la voce grossa convincendo Bearzot e il presidente Franco Carraro a tornare sulle loro decisioni,
forti del prestigio guadagnato nelle due folgoranti esibizioni inaugurali del mondiale.

Questa teoria, però, verrà seccamente smentita anni dopo da Roberto Bettega:


Di certo, c’è soltanto che nel tardo pomeriggio del giorno avanti il match, il solito Peronace, in assenza di Bearzot, negatosi ai giornalisti, rilascia questa sibillina comunicazione:

La sala stampa è tutta uno scambio di maliziose strizzatine d’occhi; in realtà nessuno ha capito l’antifona e via a stilare le formazioni più strampalate. In realtà l’addetto stampa degli azzurri, questa volta la notizia l’avrebbe data e anche ghiotta!

Intanto prendono il via le partite del girone B. Ad eccezione del Messico, rivelatosi probabilmente la peggiore squadra della competizione, tutte le altre hanno possibilità di passare il turno.

Cordoba (Estadio Cordoba) – sabato 10 giugno 1978 – ore 16,45

TUNISIA – GERMANIA OVEST 0-0 (gir. B, 3a gara)

TUNISIA: Naili, Dhouieb, Jendoumi; Kaabi, Jebali, Gasmi; Ghommidh, Tarak, Agrebi, Akid (63 Ben Aziza), Témime (cap). C.T.: A. Chatali.


GERMANIA OVEST: Maier, Vogts (cap), Rüssmann; Dietz, Kaltz, Bonhof; Müller H., Flohe, Rummenigge, Fischer, Müller D. . C.T.: H. Schoen.

TERNA ARBITRALE: Orozco (Perù); g.l.: Comesana(Argentina), Pestarino (Argentina).

SPETTATORI: 35.000.

Rosario (Estadio Rosario) – sabato 10 giugno 1978 – ore 16,45


POLONIA – MESSICO 3-1 (gir. B, 3a gara)

RETI: 43’ Boniek , 52’ Rangel (ME), 56’ Deyna, 84’ Boniek

POLONIA: Tomaszewski, Szymanowski, Zmuda; Rudy (85 Maculewicz), Gorgon, Masztaler; Deyna (cap), Boniek, Kasperczak, Lato, Iwan. C.T.: J. Ghmoch (76 Lubañski)

MESSICO: Soto, Gómez, Cisneros; Flóres, Vazquez-Ayala, De la Torre; Cuéllar, Rangel, Ortega, Cardenas (46 Mendizábal), Sánchez. C.T.: A. Rocha Garcia.

TERNA ARBITRALE: Namdar (Iran; g.l.: Corver (Olanda), Eriksson (Svezia).

SPETTATORI: 25.000.

LA CLASSIFICA

POS. SQUADRA P. G. V. N. S. G.F. G.S.

1. POLONIA 5 3 2 1 0 4 1

2. GERMANIA OVEST 4 3 1 2 0 6 0

3. Tunisia 3 3 1 1 1 3 2

4. Messico 0 3 0 0 3 2 12

Trascinata dal giovane Zbignew Boniek, astro nascente del calcio internazionale, la Polonia travolge il Messico e conquista il primo posto nel girone approfittando del pareggio al quale la Germania occidentale è stata costretta dalla sorprendente Tunisia. Giunti in Argentina con le credenziali di squadra-materasso, i nord-africani lasciano la competizione tra gli applausi lasciando intravvedere le enormi possibilità del calcio del continente-nero.

Ora tutto è pronto per il match principale di giornata tra Argentina ed Italia. Per vivere al meglio la vigilia e lo svolgimento di quella gara, riteniamo fare cosa gradita riportando il racconto di un ragazzo dell’epoca che abbiamo scovato in rete.

UN RICORDO DI ITALIA-ARGENTINA '78

" ... Dunque la sera della partita con l'Argentina padrona di casa. Siccome è la partita di cartello del girone gli organizzatori la fanno iniziare alle ore 19,15 locali, che aggiungendo cinque ore a causa del fuso, la scaraventano oltre la mezzanotte ...
355:

Buenos Aires (Estadio River Plate) – sabato 10 giugno 1978 – ore 19,15

ARGENTINA – ITALIA 0-1 (gir. A, 3a gara)

RETI: 67′ Bettega

ARGENTINA: Fillol, Olguin, Tarantini, Gallego, L. Galvan, Passarella (cap.), Bertoni, Ardiles, Kempes, Valencia, Ortiz (72′ Houseman). C.T.: L. Menotti.

A disposizione: Baley, Oviedo, Rubén Galvan, Villa.

ITALIA: Zoff (Juventus) 66 (cap.), Gentile (Juventus) 19, Cabrini (Juventus) 3, Benetti (Juventus) 43, Bellugi (Bologna) 25 (6′ Cuccureddu (Juventus) 8), Scirea (Juventus) 12, Causio (Juventus) 36, Tardelli (Juventus) 22, P. Rossi (L.R. Vicenza) 5, Antognoni (Fiorentina) 31 (73′ Zaccarelli (Torino) 16), Bettega (Juventus) 19. C.T.: E. Bearzot.

A disposizione: Conti (Roma), C. Sala (Torino), Graziani
(Torino).

TERNA ARBITRALE: Klein (Israele); g.l.: Rion (Belgio), González (Messico).
SPETTATORI: 75.000.
LA CLASSIFICA

POS. SQUADRA P. G. V. N. S. G.F. G.S.

1. ITALIA 6 3 3 0 0 6 2

2. ARGENTINA 4 3 2 0 1 4 3

3. Francia 2 3 1 0 2 5 5

4. Ungheria 0 3 0 0 3 3 8

Effettivamente il nostro amico ha raccontato perfettamente quanto avvenuto quella sera a Buenos Aires. Contro l’Argentina l’Italia gioca una partita bellissima, sotto ogni aspetto ineccepibile: brava nel non cadere nelle provocazioni dei padroni di casa, brava nel non risentire del precoce infortunio patito da Mauro Bellugi e brava nel saper aspettare il momento buono per piazzare la zampata decisiva. Passata in vantaggio con uno stupendo
gol di Bettega, si è dimostrata altresì abile nel difenderlo con acume tattico, con esasperata volontà di non cedere ai furibondi assalti di Passarella e compagni, cogliendo il terzo, prestigioso
successo mondiale. Probabilmente, però, quella sera i nostri hanno commesso un errore psicologico e pratico; psicologico perchégli azzurri si sono alienati molte delle simpatie degli argentini, costretti o a rinunciare a vedere dal vivo le partite dei loro beniamini, oppure a sobbarcarsi tre fastidiosi trasferimenti nella città rosarina, distante oltre 300 chilometri dalla capitale.

A questo, tuttavia, gli azzurri non pensano e cercano di vivere a pieno il loro momento magico

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