LA GIUNTA MILITARE ARGENTINA

Raramente la vigilia di una Coppa del Mondo FIFA si è rivelata tanto controversa come sta avvenendo per l’undicesima edizione organizzata dall’Argentina. Il Paese latino americano ha ottenuto la possibilità di ospitare la massima rassegna calcistica nel 1966, quando a governarlo c’era una democrazia di stampo occidentale. Nel frattempo, però, la situazione politica è mutata radicalmente e da poco più di due anni questa nazione è retta da una dittatura di matrice neo-fascista, che si sta contraddistinguendo per la sua crudeltà. Il Generale Videla ha fatto “carta straccia” dei più elementari diritti umani, tanto da indurre la comunità internazionale ad interrogarsi circa l’opportunità di garantire ad un simile regime una delle principali vetrine mediatiche. Da più parti si avanza la proposta di boicottare il campionato per protesta, si elevano appelli, ma alla fine tutte le nazionali qualificate, nella seconda metà di maggio mettono piede sul suolo della Pampa.

Va ricordato che la giunta militare al potere in Argentina gode di appoggi internazionali ben radicati; solo a tre mesi di distanza dalla presa del potere, i nuovi “padroni” della vasta nazione sudamericana si sono incontrati ufficialmente col segretario di Stato americano Henry Kissinger, il quale non ha fatto mancare il suo sostanziale appoggio alla cosiddetta “guerra sporca”, la politica di repressione e uccisione degli oppositori messa in
atto fin dai primi giorni dalla giunta, consistente nel rapimento e nella sopressione di tutti i dissidenti politici e di tutti quei semplici cittadini sospettati di abbracciare, anche blandamente, idee di sinistra. Indagini ufficiali parlano di novemila “desaparecido”, ma il numero è certamente più alto: molti casi non verranno nemmeno denunciati, mentre i registri sono stati distrutti.

Come ogni dittatura che si rispetti, pure la giunta guidata da Videla ha imposto uno stretto regime di censura sulla stampa, con fortissime restrizioni alla libertà di parola. Protagonista dell’incontro con Kissinger è stato il ministro degli Esteri argentino, l’ammiraglio Cesar Guzzetti, balzato alle cronache internazionali per il suo discorso pronunciato all’Assemblea Generale dell’Onu nell’agosto del ’76 quando ha sostenuto:

“La mia idea di sovversione è quella delle organizzazioni terroristiche di sinistra. Il terrorismo
di destra non è la stessa cosa. Quando il corpo sociale di una nazione è contaminato da una malattia, forma degli anticorpi. Non si possono considerare questi anticorpi allo stesso modo dei microbi”.

Come accennato in apertura, Videla ha ereditato dai suoi predecessori un compito prestigioso e faticoso: organizzare i campionati del mondo di calcio del 1978. Il radicale mutamento del contesto politico rende l’evento sportivo uno strumento diplomatico, estremamente utile per allargare le basi del consenso e legittimare l’immagine della nazione agli occhi dell’opinione pubblica interna e internazionale.

Da due anni il Processo di Riorganizzazione va avanti. I salari sono congelati, i sindacati aboliti, mentre torture e uccisioni proseguono indisturbate. I giornali, sotto stretta sorveglianza, appoggiano sostanzialmente il regime. L’unica forma di opposizione rimane quella, silenziosa iniziata il 30 aprile 1977 dalle madri dei desaparecidos che ogni giovedì sera, davanti al palazzo presidenziale di Plaza de Mayo, per mezz’ora percorrono
in cerchio, in silenzio, il perimetro della piazza. Nemmeno loro, tuttavia, hanno vita facile visto che per intimidirle, i militari hanno assoldato anche hooligans scelti tra i tifosi più violenti delle curve, le barras bravas.

In questo contesto il “mundial” si avvicina inesorabilmente, diventando una ghiotta occasione per distogliere l’opinione pubblica dalle violenze in atto. Da mesi l’intera nazione è invasa da manifesti con lo slogan:

“25 milioni di argentini giocheranno la Coppa del Mondo”.

Il generale Omar Actis, a capo del comitato organizzatore della manifestazione, ha conferito ad una
società americana di pubbliche relazioni, la Burson & Marsteller, l’incarico di mostrare al mondo la faccia migliore possibile della nazione. A pochi mesi dal fischio d’inizio viene lanciata l’Operazione “El Barrido”, nella quale vengono rasi al suolo i quartieri malfamati alla periferia di Buenos Aires con la successiva evaquazione degli abitanti nella
provincia di Catamarca. A Rosario, lungo il viale principale, per nascondere la povertà delle periferie, si arriva ad erigere un muro con immagini dipinte di belle case.

Nel frattempo la giunta intensifica le persecuzioni con l’arresto di oltre 200 persone al giorno per evitare che parlino con i giornalisti stranieri svelando le verità nascoste del regime.

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