CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1972: IL PODIO BELGA E IL TRIONFO TEDESCO OCCIDENTALE

Il sabato successivo Belgio e Ungheria si contendono il terzo posto.
Liègi (Stade Sclessin) – sabato 17 giugno 1972

BELGIO – UNGHERIA 2-1 (Finale 3o Posto)

RETI: 24′ Lambert, 28′ Van Himst, 53′ Kü (UN) rig.

BELGIO: Piot, Heylens, Van den Daele; Thissen, Dolmans, Dockx; Verheyen, Polleunis, Semmeling, Van Himst, Lambert

UNGHERIA: Géczi, Fábián, Páncsics; Bálint, P. Juhász, I. Juhász; Kü, Albert, Kozma, A. Dunai, Zámbö (46 Szücs)

ARBITRO: Boström (Svezia).

SPETTATORI: 9.000.
Nella finale per il terzo posto i magiari cedono il passo ai padroni di casa per 2 a 1. Era dai tempi delle Olimpiadi di Anversa che il calcio belga non saliva su un podio di prestigio.

Il 18 giugno Germania ed Unione Sovietica scendono in campo per contendersi il l’ambito trofeo. Beckenbauer e compagni debbono fronteggiare una compagine giunta per la terza volta in quattro edizioni all’ultimo atto. L’ambiente (tre quarti del pubblico è tedesco) e lo stato di forma della squadra fanno degli uomini allenati da Helmut Schòn i grandi favoriti.
Brouxelles (Stade Heysel) – domenica 18 giugno 1972

GERMANIA OVEST – BELGIO 3-0 (Finale 1o posto)

RETI: 27′ e 58′ G. Müller, 62′ Wimmer

GERMANIA OVEST: Maier, Höttges, Beckenbauer; Schwarzenbeck, Breitner, U. Hoeneß; Wimmer, Netzer, Heynckes, G. Müller, E. Kremers.

UNIONE SOVIETICA: Rudakov, Dzodzuashvili, Kaplichny; Istomin, Khurtsilava, Kolotov; Troshkin, Baidachni, Banishevsky (dal 66′ Kozinkevich), Konkov (dal 46′ Dolmatov), Onishenko.

ARBITRO: Marschall (Austria).

SPETTATORI: 50.000.
Fin dai primi minuti l’incontro mostra tutta la superiorità fisico-tecnico-tattica dei teutonici che mettono in vetrina un centrocampo abile come non pochi nel tener palla. Il dominio si concretizza dopo 28 minuti coi migliori giocatori protagonisti dell’azione del primo gol; Beckenbauer, nel nuovo ruolo di libero con licenza di offendere, sale palla al piede dalla difesa servendo Netzer che calcia al volo
con naturalezza colpendo la traversa, Heynckes irrompe e costringe il portiere Rudakov a respingere proprio laddove c’è l’onnipresente Müller che controlla il pallone (forse con la parte
superiore del braccio) ribadendo in rete. Prima della gara più di un giornale inglese si è chiesto se Müller avrebbe avuto un sufficiente appoggio contro una difesa
così arcigna, non comprenndendo che Müller preferisce essere lasciato da solo, senza compagni a invadere il suo spazio. Gli altri giocatori
hanno il compito di portare fuori i difensori (le due ali e Uli Hoeness che parte da centrocampo), lasciando Müller libero di imperversare da solo in area di rigore. Con questo schema di gioco l’attaccante bavarese ha segnato
68 reti in 62 gare internazionali, un totale e una media stupefacenti in un’epoca caratterizzata da uno spirito difensivistico simile.

Müller va nuovamente a segno dopo 13 minuti del secondo tempo, quando Schwarzenbeck, in una delle sue rare apparizioni nell’area avversaria, tenta un uno-due con
il centravanti. Al momento di ricevere il passaggio di ritorno, Müller sembra in fuorigioco; nessuno però se ne accorge e nessuno se la sente di
protestare: la rete risulta una semplice conseguenza dei valori espressi in campo. Il risultato potrebbe essere ancora più netto se Gunther Netzer, meraviglioso nella sua tracotanza, non si lasciasse prendere dalla smania di portare palla nel corso del primo tempo, e se Hoeness non avesse colpito un palo con le squadre
ancora ferme sullo 0-0.

Dopo altri quattro minuti Wimmer, il gregario che in nazionale e nel club di appartenenza svolge un prezioso lavoro oscuro per Netzer, segna un meritato gol su passaggio di Heynckes. La sfera entra solo grazie a uno dei
rari errori del portiere: Rudakov brutta copia di Lev Jascin, con il suo maglione nero e la sua agilità, si lascia sfuggire un rasoterra per nulla
insidioso.

Sul 3 a 0 i tedeschi mollano leggermente la presa e permettono agli avversari di dare qualche cenno di presenza con un’impetuosa discesa di Khurtsilava, che colpisce la traversa e costringe Sepp Maier a un tuffo prodigioso. Anche per il gramde portiere del Bayern c’è la possibilità di mettersi in mostra.

Alla fine per il calcio tedesco è trionfo. Si tratta del primo grande successo di una generazione di campioni destinati a segnare un’epoca succedendo alla squadra che, con un po’ di fortuna e qualche ombra, ha conquistato il titolo mondiale nel 1954.

A fine anno France Football premierà tanta superiorità assegnando il Pallone d’oro al capitano Franz Beckenbauer seguito da Gerd Muller e Gunther Netzer, l’autentica novità della manifestazione.

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